
Paolo D'Arpini
La tradizione, da tempo immemorabile, vuole che il 1 maggio sia dedicato alle passeggiate campestri, finendo poi in “camporella”, su un prato, assaggiando le primizie della terra e riscoprendo le gioie della vita (anche in senso fisiologico). Per questa ragione c’è la consuetudine di consumare fave e pecorino, la fava è un chiaro simbolo fallico ed il pecorino viene considerato un afrodisiaco.
Seguendo questo filone “bucolico” il 1 maggio a Treia c’è una manifestazione che si chiama “magnalonga” in cui si segue un percorso pedestre obbligato, in campagna, fermandosi a vari stand culinari allietati con musiche popolari. In una passata edizione, quella del 2015, anche Caterina ed io vi partecipammo, compiendo un exploit veramente epico. Ma quest’anno siamo tutti agli arresti domiciliari per “coronavirus” e quindi non se ne parla di passeggiate o di imboscate in camporella. Bisogna contentarsi di restare chiusi in casa a guardare il cielo dalla finestra.

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Questo è il decimo anno consecutivo che festeggio il 1 maggio a Treia, e stavolta lo celebro in solitudine, poiché la mia compagna Caterina è bloccata in Emilia… Niente paura, il desiderio nutre l’amore e piace a Beltane!
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