Viterbo CRONACA Ancora un pochino a ruota libera: piccioni di Ricci, Forieri, Pasquali, Bracchi, nonna Francesca e zio Checco
di Luigi Torquati

Alberto Sordi in "Un americano a Roma"

Caro Mauro, desidero andare ancora a ruota libera, se me lo consenti. Troppo stuzzicanti, per me, alcuni articoli del tuo giornale e la voglia di dire qualcosa è tanta; del resto lo hai detto tu che il giornale è fatto e vive di questo.

Voglio iniziare subito da chi ti ha scritto a proposito dei piccioni a Viterbo firmandosi “Per Esteso”. Ho letto: “…..un altro suo assiduo lettore e collaboratore, che inveisce contro chi non si firma per esteso…..”.

Non può che intendere quanto da me più volte scritto e, se da una parte lo devo ringraziare per la simpatia espressa nei miei confronti, dall’altra lo debbo rimproverare per l’anonimato. Vede caro Per (Mauro, ti tolgo i dubbi: tutti firmano con il nome avanti al cognome, per cui Esteso è il cognome [Grazie, sono più tranquillo! ndd]), l’ho ripetuto tante volte: bisogna sempre avere il coraggio delle proprie azioni sia nel bene, che nel male.

Io potrei capire (poco) e scusare (quasi per niente) un anonimato quando si parla con un po’ di cattiveria, oppure quando si tratta di particolari situazioni soggettive, ma mai quando si dice ben poco o addirittura si parla del sesso degli angeli.

L’argomento piccioni dell’assessore Ricci, è veramente futile, anzi superfluo (Ricci ci ha abituati a decisioni ridicole anche in altri campi) e giustamente il Direttore ha sottolineato che i pochi soldini del Comune, andrebbero spesi con maggiore oculatezza.

Così come, in questo caso, a mio giudizio, non si addice la frase di Claudio Santella "Nella vita anche le cose futili hanno la loro importanza, a patto che rimangano futili". E’ un assioma che va bene in altri campi, non in questo. Ripeto: sono soldi pubblici, debbono essere usati con parsimonia e nel rigoroso rispetto delle necessità cittadine (a meno che non ci siano in Comune molte lettere di cittadini che protestano per aver ricevuto in testa “cacate” di piccioni).

Ha notato, caro Per,  quante cose ci sono da fare a Viterbo? E’ inutile ripetere l’elenco più volte apparso su questo foglio, sono tante a incominciare dalle strade che non ne esiste più una decente.

Il mio invito non è solo quello di firmare ciò che si scrive, ma è anche quello di sottolineare con più forza e da più lettori, la situazione critica, a tutti i livelli, in cui si trova Viterbo.

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Ho letto invece, caro Mauro, un’altra cosa molto interessante, direi suggestiva, allettante: “A Santa Rosa si potrebbero invitare giornalisti specializzati in viaggi e turismo”.

Non mi interessa il colore politico di Forieri, ma la sua idea è da sposare. Certo (debbo ripetermi), occorre migliorare questa nostra città, altrimenti rischiamo che i turisti che vengono a visitarci facciano non solo dietrofront, ma anche cattiva pubblicità.

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Altro discorso per il tuo nuovo collaboratore Agostino Giovanni Pasquali, al quale dico che il guaio maggiore che mi riconosco, è che “non mi pento di dire quello che penso”, non affermo che il guaio è che “non mi pento di quello che penso”. Ciò che penso rimane inalterato fino a valida prova contraria; del resto tutti possiamo sbagliare, non solo perché umani, ma anche perché presuntuosi.

Complimenti per la sua decisione di voler continuare a collaborare con il giornale “la città”, che senz’altro accetterà una sua rubrica “della Domenica”. Più persone scrivono, più idee circolano; sta ai lettori e alla loro intelligenza, stabilire se sono valide o meno.

Volevo pure, caro sig. Agostino, proporle una dissertazione sul dubbio, anzi, l’elogio del dubbio di cui lei ha scritto, ma tenuto conto degli interventi di Giuseppe Bracchi, mi limito a dire che, anche per questo argomento, vale quanto detto sopra: tutti abbiamo dei dubbi, occorre saper discernere con intelligenza, ma non tutti ci riusciamo. Coloro che non hanno dubbi si dividono, a mio modesto avviso (e fino a prova contraria), in tre categorie: Geni, Imbecilli, Presuntuosi.

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Da qui, arrivare a Giuseppe Bracchi, il passo è breve. Ho avuto “la pazienza di leggere i tuoi articoli” e sono arrivato a due decisioni: la prima è che devo smettere di leggerti per motivi di salute; la seconda è che devo sospendere temporaneamente il “cessate il fuoco”.

Vedi, caro Giuseppe, in famiglia sono famoso per il fatto che quando vado a letto, a qualsiasi ora, non riesco a contare fino a dieci, perché mi addormento immediatamente; considerato che per abitudine leggo “lacitta” e altro, solo di sera, prima di coricarmi, ogni volta che leggo i tuoi articoli, devo contare molto di più e considerata la mia età, molto spesso mi si accavallano i numeri. Il sonno e il conseguente riposo, sono basilari per un individuo e tu certamente lo saprai meglio di me, considerata l’ampiezza delle tue competenze.

Quando leggo, ad esempio, “…..possa avere sul cupio dissolvi”, oppure, “…. la socratica dotta ignoranza (da questo punto di vista la sua arte maieutica, non è quella di una buona levatrice), ha sciorinato un sillogismo di pessima marca aristotelica, che partendo da una premessa maggiore errata (ovvero la narrazione come archetipo assoluto…….”, o anche, “un salottiero politically correct e quelli meno oziosi (nec otium!)……”, ancora, “…la Schmittiana logica amico – nemico”,e infine, “….attraverso un insipido, sincretistico minestrone new age….” il mio cervello, non abituato ad una tale cultura, va in tilt e incomincio a domandarmi “che vorrà dì?”.

Ed ecco, proprio per la mia poca cultura, a consultare internet per avere più spiegazioni possibili (maieutica - sincretistico, li ignora anche Thesaurus: che ignorante), ma poi, tutta quella confusione di idee e di nuovi apprendimenti, mi rimangono in testa e da qui il ritardato riposo.

Così come tutti i nomi famosi o meno da te citati (e non mancano mai in ogni tuo scritto), mi fanno “lavorare” troppo; personalmente ho qualche reminiscenza dovuta ai miei studi o alle varie letture, ma è molto limitata e, a seconda degli argomenti, la mia voglia di sapere, mi rimanda ancora a internet per una conoscenza maggiore. E’ vero che è senz’altro produttivo aumentare le proprie conoscenze, ma tu mi capisci che, a 75 anni, per scrivere soltanto su avvenimenti di tutti i giorni e con la complicità di internet e Wikipedia, quelle che ho, ritengo, mi bastino e forse avanzano; uno sforzo maggiore mi stanca troppo, del resto, se sono limitato non posso imputarlo a te o ad altri soloni sicuramente meno acculturati di te, come, ad esempio, Aggì o Santella.

Ti devo fare anche i complimenti, considerato che ero rimasto al tuo impiego presso le Poste Italiane e non sapevo che eri divenuto Avvocato Ecclesiastico e avevi svolto la funzione di Difensore del Vincolo. Senza meno questa qualifica, oltre alle immense conoscenze ecclesiastiche e giuridiche che comporta, ti avrà dato, nel conseguente espletamento, altre soddisfazioni. Scusami se non capisco che cosa è il TER Umbria, a meno che non si tratti di un refuso di TAR Umbria.

Per il “cessate il fuoco”, una cosa breve, da Bastian contrario: non mi è piaciuta, nei tuoi ultimi articoli, la diatriba con il sig. Pasquali: frasi come “…..Madre Teresa, Marx, Kant e via elencando, senza peraltro spiegare da che cosa questi personaggi possano essere tra loro legati……”, oppure “…..che l’intellettuale dilettante diletta solo se stesso. Come dice quel personaggio del film di Verdone, ritorni la prossima sessione”, ancora “…..perché per quanto mi sia sforzato, di fatti nel suo articolo (ma meglio sarebbe chiamarlo reprimenda) non ne ho trovati. Ho trovato soltanto un breve ripasso di matematica (o quella che per Lei è matematica)” e infine “Un elogio del dubbio un po’ sui generis quello del suo Maestro, uno dei tanti e neppure il migliore”, sono alquanto pesanti per una persona che non si conosce e che non mi pare, sempre a mio giudizio, sia stato particolarmente “guerriero” nei tuoi confronti.

Così come in molte frasi e in molti articoli, si sente una certa tua superiorità; un esempio per tutti: “in questa italietta delle mezze seghe che si diletta a leggere le cretinate della Littizzetto, altra mezza sega dello spettacolo”). Una superiorità che potrebbe anche esserci, ma che non è simpatico metterla in evidenza, tantomeno quando i lettori potrebbero essere ignoranti come me.

A proposito di prosopopea: nel mio Bastian contrario, in merito al libro della “famosa” scrittrice Mirella Serri, mi sono dimenticato (volutamente) di dirti una cosa: hai scritto “dal collega Ercole Spallanzani”, mi sembra eccessivo in quanto c’è un po’ di differenza, anche economica, tra un pubblicista e un giornalista professionista.

Per come la vedo io, ad esempio, in questo momento, pur mantenendo la tessera da pubblicista (non si sa mai), io non posso dichiararmi tale, in quanto non ho remunerazione alcuna; quando scrivevo per Stadio ed ero pagato, o quando facevo il Direttore Responsabile di Radio private ed ero sempre remunerato, allora potevo dirmi pubblicista. Oggi scrivo per hobby e soprattutto per mettere in circolazione idee che altri potrebbero elaborare meglio di me.

Spero tanto che non te la prenda troppo, semmai ti chiederò perdono.

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Chiudo, caro Mauro, permettendomi, se tu me lo consenti, di fare anch’io due citazioni, ma di personaggi non famosi.

Mia nonna Francesca, quando da ragazzo arrivavo a casa trionfante per un qualsiasi evento andato bene, mi diceva sempre: “Calma, chi si loda si sbroda”.

Mio zio Checco, detto Bachecco, muratore, analfabeta dei tempi andati, in un incontro natalizio con tutti i parenti (allora si faceva), mentre io parlavo, non mi ricordo di che, ma facevo l’erudito, mi interruppe dicendomi: “Mica ce sto a capì niente in quello che stai a dì, perché non parli come magni?”.

Luigi Torquati

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