Viterbo CRONACA di pensiero, di dubbio
di Agostino Giovanni Pasquali

Il pensatore di Auguste Rodin
Gentile direttore, lei ha già pubblicato una mia lettera domenica scorsa. Prendo confidenza e gliene mando un’altra. Questa potrebbe essere, se lo gradisce, la “Lettera della domenica - n.2”. Chissà che non ne seguano altre ancora? Lei le gradisce?
Lode del dubbio
Nei lontani anni della scuola ho imparato che solo la scienza pura, teoretica, dà verità assolute. Esempi: 1+1=2; la somma dei valori in gradi degli angoli di un triangolo fa 180°; due atomi di idrogeno e un atomo di ossigeno generano una molecola d’acqua; il quadrato costruito sull’ipotenusa è equivalente…
Immagino che l’eventuale lettore stia per cambiare pagina per andare a leggere qualche cosa di più divertente. Prego, un attimo di pazienza.
Quando è arrivata l’informatica ho imparato, con mia grande sorpresa, che nella numerazione binaria: 1+1=10 , 1+1+1=11. Prego, ancora un attimo di pazienza.
Einstein, smentendo la geometria classica, ha cercato di spiegarmi che lo spazio non ha solo tre dimensioni (lunghezza larghezza altezza), ma quattro (il tempo è la quarta dimensione)… e qui mi sono perso (forse nella quarta dimensione?).
Guardo la stanza in cui sto scrivendo (in metri: 4x4 altezza 3), ma non ce la trovo proprio la quarta dimensione.
Basta con questi ragionamenti. Chiudo qui. Però non sono state chiacchiere inutili perché servono a capire che…
* * *
… se nemmeno la scienza pura dà certezze, come si può essere certi di tutto il resto? delle cose concrete? soprattutto delle nostre idee?
Racconto un aneddoto.
Sempre nei lontani anni di scuola imparai che Cartesio aveva affermato che l’unica certezza basilare è che l’“essere” esiste proprio in quanto pensa: cogito, ergo sum. Ma se pensa sbagliato? E’ più corretto dire: dubito, ergo sum. Perciò posso anche dubitare di esistere. Ne nasce un bel circolo vizioso!
Al mio amico Vittorio S., col quale talvolta discutevo di problemi metafisici, dissi: “Dubito di tutto, anche che tu esista. Potresti essere solo una creazione irreale della mia mente”. Mi rispose: “Mo’ te do un papagno [schiaffo] così te convinci che esisto!”. Era un “romano de Roma”, smaliziato come solo i romani sanno essere, e pragmatico; non aveva dubbi, dava importanza ai fatti.
Ecco! I fatti sono come i mattoni per costruire una casa. Posso costruirla bene o male, la casa, ma loro sono sempre mattoni. Però l’aspetto della casa, la sua eleganza, che sia comoda o scomoda, tutte queste caratteristiche dipendono da come io uso i mattoni. E se la casa è venuta male, devo pensare, o almeno dubitare, di aver sbagliato; non posso dire che la colpa è dei mattoni.
La stessa considerazione vale per la conoscenza del mondo che noi ci formiamo per mezzo delle idee; idee che abbiamo tratto dalle esperienze (i fatti, i mattoni) e con il contributo di idee che altre persone hanno elaborato prima di noi e delle quali approfittiamo. Quindi: conoscenza = esperienza + idee nostre + idee di altri. A questo punto nascono i dubbi: avrò capito bene l’esperienza? saranno giuste le idee che l’esperienza mi ha suggerito? e le idee che ci ho aggiunto sono compatibili?
E’ vero, sono sempre pieno di dubbi perché, come canta Battiato, “Cerco un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose sulla gente...”.
Questo centro io non l’ho ancora trovato e “dubito” che lo troverò. Lo hanno trovato le persone molto sicure di sé.
Mi viene in mente Beppe Grillo che predica le sue idee senza ammettere mai di poter sbagliare e afferma che, se alle prossime elezioni gli italiani non votano in massa M5S, si ritirerà sdegnato “perché gli italiani non capiscono un belino!”
Quel centro di gravità è stato trovato evidentemente anche da alcuni collaboratori di questo giornale, che hanno di recente fatto affermazioni alquanto assiomatiche. Eccole.
Aggì : “Tra Merkel e Berlusconi la mia preferenza va alla Merkel”. (L’ha scritto quel grafomane di Aggì che, sornione, pone domande impertinenti, ma semina qua e là sentenze un po’ dogmatiche).
Luigi Torquati : “Quello che penso dico e il guaio maggiore, è che non me ne pento”. (L’ha scritto Luigi Torquati, il quale, come Minosse (Dante Alighieri, Inferno – Canto V) “…essamina le colpe ne l’intrata; giudica e manda…”. E dai giudizi di Torquati si salvano in pochi. Certo non si salvano i tedeschi “qualsiasi cosa succeda”. Però Torquati dice che il suo “non pentirsi” è “il guaio maggiore” e dunque ammette di poter sbagliare, anche se non lo vuole riconoscere. Però venerdì, con “Broccoli strascinati”, ho letto un altro Torquati, condivisibile e umanissimo.
Giuseppe Bracchi : “Anch’io ho avuto sempre il vizio (ma lo chiamo vezzo e lo coltivo) di non pentirmi mai delle mie idee… guai a pentirsi delle proprie idee”. (L’ha scritto Giuseppe Bracchi associandosi a Luigi Torquati. Bracchi, si! che l’ha trovato il suo centro di gravità permanente!)
* * *
Mi vien voglia di invidiare quelli che sono così sapienti da esporre i loro giudizi (cioè opinioni, non fatti) con tanta sicumera. Ma sono veramente da invidiare? Questo è un altro mio dubbio/domanda, e a questa domanda faccio rispondere Bertolt Brecht.
……
Eccoli quelli che non riflettono, che mai dubitano.
La loro digestione è splendida, il loro giudizio è infallibile.
Non credono nei fatti, credono solo in se stessi.
In caso di contrasto sono i fatti a rimetterci.
….. (Versi tratti dalla poesia “Lode del dubbio”di Bertolt Brecht)
Tanto per cambiare mi viene un nuovo dubbio: forse mi sono procurato tre nemici?
Spero di no, perché sono tre persone intelligenti e, probabilmente, hanno scritto quelle affermazioni d’impulso, per spirito polemico e ritengo che siano coscienti della possibilità che le loro idee siano discutibili… e suppongo che qualche dubbio, di tanto in tanto, venga pure a loro.
Agostino Giovanni Pasquali






















