Viterbo CRONACA Si sentiva il profumo del mosto del vino della passata stagione
di Bruno Matteacci
Che bello è stato vivere negli anni cinquanta, si sentivano e si vedevano ancora i risultati della cruda e bestiale guerra che fece molti lutti e ridusse la Nazione ad un grande campo di sfollati, di disoccupti, di affamati di pace, di Italiani con la "I" maiuscola che si rimboccarono le maniche, unendo gli sforzi ai sacrifici e alle rinunce, mettendo sasso sopra sasso, hanno fatto tornare l'Italia a quello Stato che fu invidiato dal mondo intero.
Quellli della mia età ricorderanno come era la nostra Viterbo e se non lo ricordassero possono farsi una ragione, di quello che fu, guardando le vecchie fotografie giunte a noi grazie all'amore che hanno avuto, verso VIterbo, i fratelli Sorrini e, successivamente, Mauro Galeotti, stimolato dal padre Vinicio.
Fra i tanti brutti ricordi ce ne sono alcuni che non sono più attuali e quindi se ne perde la memoria, i profumi, la tradizione.
Ricordate quando, in questo periodo, intorno alle fontane di San Faustino, di piazza della Morte, di Pianoscarano, a San Martino al Cimino, a Bagnaia, alla Quercia ed in tutti i punti in cui si poteva utilizzare l'aqua per lavare le botti e consentire lo "stagnamento" delle stesse in previsione di riempirle con del buon vino?
Si sentiva il profumo del mosto del vino della passata stagione che preannunciava un buon futuro e tanta allegria. Non posso dimenticare il buon profumo di pane in prossimità del forno dove le nostre mamme portavano a cuocere pane, dolci ed arrosti.
Vecchi e cari ricordi che i nostri figli e nipoti non potranno gustare perché oggi dall'acqua pura della Palanzana abbiamo solo "arsenico" e" bollette" salate da pagare.
Povera mia cara Viterbo in che brutte mani sei capitata.
Bruno Matteacci






















