Viterbo CRONACA Più che di razzismo parlerei
di deficienza di buona educazione
di Giuseppe Bracchi

 

La parola razzismo come tutte le parole che circolano troppo in società, finiscono per diventare come la moneta, vale a dire si svaluta e finisce col perdere significato.

Che senso ha, infatti, l’aver dato del razzista a Tavecchio, se non quello di aver dato fiato ai tanti trombini della politica nostrana, quelli alla Ermete Realacci, tanto per intenderci, che ogni tanto fanno la loro comparsata in tivvù per dimostrare a se stessi ed all’opinione pubblica che esistono?

 

Certo da un candidato, ovvero da colui il quale con vesti candide vorrebbe presentarsi agli occhi del mondo sportivo come l’uomo adatto a dare una virata a 360 gradi al calcio nazionale, una bella figura il nostro Tavecchio non l’ha fatta. Ci saremmo aspettati altri argomenti, piuttosto che discettazioni inutili sui gusti ortofrutticoli dei calciatori dalla pelle più o meno scura. Ma tant’è.

Più che di razzismo parlerei di deficienza di buona educazione e di buon gusto. Ma dove cercare oggi merci così preziose? Dai talk show, a Montecitorio, i politici danno il peggior spettacolo di se. Per non parlare della loro preparazione culturale (ricordate quel fenomeno che scambiò la martoriata regione del Darfour con un moderno fast food?), dall’alto della quale vorrebbero (pio desiderio!) riformare la scuola.

In famiglia parlare dei fondamentali dell’educazione, è come discettare di marte o della luna. Se un povero Cristo ha un malore in strada, i passanti fanno prima a guadagnare la via della fuga che quella della solidarietà. Per non parlare del linguaggio dei nostri ragazzi e delle nostre teenager, sempre più povero e sempre più incline al vezzeggiamento degli organi genitali. Mentre le poche librerie chiudono e spopolano birrerie e porno shop. A proposito…

Provate a sfogliare (se non a leggere) il volume di Graziella Priulla (Docente di sociologia dei processi culturali presso la Facoltà di Scienze Politiche dell’Università di Catania), il cui titolo e sottotitolo sono già di per sé forieri di sventura, se non correremo presto ai ripari: “L’Italia dell’ignoranza: crisi della scuola e declino del Paese”. (Editore Franco Angeli), laddove la docente in questione ci dona, si fa per dire, perle di tal fatta: “… molti manifestano difficoltà nella localizzazione delle regioni italiane e non sono andati a cercarle sull’atlante (Il Friuli? Mi pare vicino a Milano)…Sono stati in vacanza a Sharm – el – Sheik, ma non sanno dove sia l’Egitto (In Africa? Davvero?)”

Ancora: “…nell’era Gelmini le ore di storia sono ulteriormente ridotte e aggregate a quelle di geografia. Non hanno mai sentito nominare né de Gasperi, né Togliatti, figuriamoci Matteotti: collocano il fascismo a “tanto tempo fa”. Quanto? “un secolo, forse due”. Quando il suffragio universale? Quando la guerra in Vietnam? Quando il delitto Moro?....”.

Udite, udite: “… Navigano [gli studenti] a vista, col solo ausilio del senso comune, che li pilota verso decodifiche che possono avere effetti esilaranti: “la guerra fredda si combattè nei paesi del Nord”, “il Romaticismo sono le poesie d’amore” “scrivere in volgare è con le parolacce” e via di questo passo….”.

Se tanto mi da tanto, ed il calcio ed i suoi organismi, altro non sono che una prosecuzione della società civile, possiamo meravigliarci se un solerte, freddo burocrate in giacca e cravatta, dimenticando a casa anche il Galateo di mons. Della Casa, scivola su una buccia di banana?

Giuseppe Bracchi

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

Salva

chi è on line

Abbiamo 929 visitatori online

 

 I libri

di Mauro Galeotti

 

Cartonato - pag. 246 - euro 25,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it

Cartonato - pag. 808, a colori
da euro 120,00 a euro 80,00
in esaurimento, per l'acquisto
scrivere alla email spvit@tin.it