Viterbo CRONACA E intanto l’economia va verso la rovina

 

R   come  :  Rassegnato

     Sono rassegnato a non capirci più niente. Ogni logica sembra saltata e viviamo in una babele, non linguistica, ma (ir)razionale.

 

In Italia. Per fare qualche esempio:

- La nomina del presidente della FIGC, dopo la gaffe di Tavecchio, è diventata un “puzzle” irrisolvibile.

- L’affare Alitalia sembra una lite di bambini capricciosi.

- Il senato è un’arena dove vecchi leoni senza denti e senza unghie e giovani gladiatori senza armi lottano penosamente e si sfiniscono inutilmente. Il popolo assiste attonito, non gode affatto di questo spettacolo indecente.

     E intanto l’economia va verso la rovina.

Nel mondo. Si muore per bombe, naufragi, miseria, e adesso ci si mette anche il virus Ebola. Ma al di là di proteste formali e velleitarie non c’è nessuno che intervenga seriamente.

     Guerre e attentati qua e là. Intrecci inestricabili di lotte economiche e guerre di religione. Ho detto di religione! Sembra di essere tornati nel medioevo, in un medioevo tecnicamente progredito, ma moralmente peggiorato.

     E l’ONU si dimostra la brutta copia della Società delle Nazioni, che già fu una inutile nullità.

     Forse non ci capisco più niente per mancanza di adeguate informazioni, o per eccesso di informazioni false e tendenziose. Oppure è la mia irrimediabile ingenuità che pretende di trovare una logica razionale di causa ed effetto dove c’è solo l’illogicità della sopraffazione egoistica.

 

D   come  :  Decadenza

      Parlo con mio cugino Angelo e mi lamento, e mi dichiaro rassegnato alla nostra decadenza.

      Mi chiede Angelo: “Tu, che sei un vocabolarista , mi dici cos’è, secondo te, la decadenza? Ma non mi citare i classici dizionari.  Non mi dare una definizione impersonale e asettica.  Vorrei capire che intendi in concreto per “Italia in decadenza”.

       D’accordo, Angelo, la definizione non te la darò affatto. Ti darò dei ‘flash’ sulla decadenza dell’arte, della politica, della morale. Comincio con l’arte.  Intendo l’arte in generale, l’arte per il popolo, quella che sentiamo, vediamo, godiamo un po’ tutti. Possono anche esistere artisti isolati che stanno creando capolavori che, come avviene spesso, i contemporanei non apprezzano e che i nostri posteri valuteranno fra cinquanta o cento anni. Ma per capire la decadenza è importante considerare la produzione artistica generica, il cui deterioramento è sintomo e conseguenza della decadenza stessa. Dunque, eccomi all’arte contemporanea:

- Musica. Non parlo di musica d’élite, opere e sinfonie, che oggi non si producono quasi più , ma della musica leggera (che non vuol dire stupida). A volte ascolto vecchie melodie italiane e straniere e le confronto con l’attuale ‘Rap’, che è pretenzioso nelle parole e assolutamente vuoto di musicalità, o con la “disco” che è solo rumore ritmato, e anche male. Se questa è musica…

- Film. Quelli attuali sono commediole volgari o demenziali, che non sarebbero degne nemmeno dell’avanspettacolo di una volta, ma vanno bene per la TV che sta ad un livello anche più basso dell’avanspettacolo. Oppure sono film assurdi come videogiochi violenti e grotteschi. O anche storie di ordinaria stupidità presentate seriosamente come un distillato di tragedia classica.

- Arti figurative. Alle mostre si vedono pastrocchi di giornali vecchi, di rottami presi dalla discarica, di stracci e pezzi di plastica. Il tutto appiccicato alla rinfusa e intitolato fantasiosamente: “distillato di profondità spaziale” “spirito d’immortalità con luna calante” “sogno d’artista” (ma è già meglio della “merda d’artista” di Piero Manzoni). E vai a capire il perché di quei titoli.

- Letteratura.  Della narrativa ho già parlato più volte. I racconti attualisono unprodotto artigianale costruito meccanicamente dosando ‘Sesso Sangue Soldi’, col solo scopo di fare soldi e magari anche sesso. La poesia contemporanea è per lo più ermetica. Che vuol dire? Che nemmeno l’autore sa bene di che cosa sta poetando; spiega infatti il poeta ermetico: “Le parole non hanno un significato razionale, ma sono solo suggestioni e ognuno può suggestionarsi come vuole”.

     Ed ora passo a  politica ed economia

    “Basta! - mi dice Angelo-  fermati qui. Della decadenza della politica non c’è bisogno di parlare, si vede da sé. Per la morale ti proporrei di invitare i lettori a dire la loro opinione. Se nessuno accoglie l’invito, e se mi permetti, di questo parlerò io prossimamente. 

     Ma tu, Aggì,lasciamelo dire: sei il solito nostalgico, amante del vecchio e critico di tutto ciò che è nuovo e sperimentale. Però forse non hai tutti i torti.”

 

T   come :  Tedeschi (e Italiani a confronto)

     Ancora con i tedeschi? Niente paura! Riprendo l’argomento per raccontare un aneddoto e provocare, spero, soltanto sorrisi. Anche l’amico Luigi Torquati può leggere. Non credo che mi vorrà contestare pure questa volta. Anzi…

     La storiella è vecchissima, forse la raccontavano già gli antichi romani ai tempi di Nerone, al quale infatti si addice. Cambiano i tempi e i personaggi, ma la struttura è sempre la stessa. Se i miei due o tre lettori la conoscono già nell’adattamento che ne fu fatto nell’Italia fascista, chiudano pure subito. Mi scuso per avergli rubato un po’ di tempo.

     Dunque. Anno 1934. Hitler viene in visita a Roma ed è ricevuto con tutti gli onori pubblici. Poi in privato parla con Mussolini per saggiare la serietà dell’Italia. Dialogo:

- Caro Benito, gli italiani ti sono fedeli come i tedeschi lo sono a me?

- Caro Adolfo, ma certo!

- Ora, Benito, ti do una prova di fedeltà teutonica.

Hitler fa chiamare un soldato della scorta e gli comanda:

- Provami la tua fedeltà. Buttati dalla finestra.

     Il soldato si butta. Schiantato sul marciapiede.

     Il nostro beneamato Duce ci resta un po’ male. Non si azzarda a dare un uguale ordine.

     Passa la notte agitato dai dubbi e non lo calmano neppure le effusioni erotiche della bella di turno.

     La mattina dopo, appena alzato, va nel suo studio. Fuori ci sono due fedelissimi camerati della prima ora. Ordina ad uno dei due:

- Camerata! Dimostrami la tua fedeltà. Buttati dalla finestra.

     Il camerata imperturbabile non si muove e sussurra all’altro camerata:

-Ahò! Se vede che ‘a bbellona stanotte l’ha proprio rincojonito der tutto!

Aggì 

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