Viterbo CRONACA Faccio entrambe le cose nei riguardi di: Mauro Galeotti – B. P. – Carivit - Ceniti – Santella – Bracchi – Aggì. Ma chi in bene e chi meno bene?
di Luigi Torquati

Il giornalista Luigi Torquati
Caro Direttore, in questi ultimi giorni hai pubblicato alcuni articoli che hanno suscitato la mia voglia di commentare e non sempre in maniera negativa, anzi...
Voglio proprio iniziare con il positivo e per primo cito il tuo magnifico pezzo, caro Mauro: “Un nastro adesivo su una cornice di valore zero, fa tanto casino”; bravissimo, hai ragione da vendere quando affermi che ci troviamo in mani veramente pessime.
Se permetti, aggiungo anche che siamo guidati non solo da incompetenti, ma anche da “sfruttatori“ che approfittano, di questa e altre occasioni simili, assumendo la posizione di “salvatori della patria”. Ciambellina docet: “Come promesso non saranno i cittadini a pagare il danno arrecato all'affresco in Sala Regia”.
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Altra approvazione, è per l’articolo di B. P. (anche se, come sai, preferisco le firme per esteso): “Facciamo pagare la tassa di soggiorno, tante le cose da vedere...”; un elenco pressoché completo, al quale oggi possiamo aggiungere la fontana di piazza S. Faustino deturpata.
Veramente potrei suggerire un’altra cosa: pensa al turista che se la sta facendo sotto, alla turista alla quale improvvisamente vengono le proprie cose, ecc.; di bagni pubblici a Viterbo, ce ne sono a bizzeffe, tutti perfettamente tenuti. Intanto, però, la tassa di soggiorno fa parte del bilancio di previsione del 2014 e al diavolo la città che dovrebbe progredire nel suo ruolo – quasi unico, purtroppo - di “città turistica”.
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Ancora un plauso alla Carivit, “Le scuderie della Rocca Albornoz verso il recupero”, per il finanziamento delle scuderie di Sallupara, nella speranza che questi grandi amministratori viterbesi siano solleciti nell’indire la gara per i lavori e non facciano come il bilancio di previsione per il 2014.
Personalmente pensavo che un bilancio di previsione dovesse essere predisposto negli ultimi mesi dell’anno precedente, o al massimo nei primi due mesi dell’anno di competenza, ma forse ho interpretato male il vocabolo “previsione”, o è stato sostituito con “proroga”.
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Sempre istruttivi, belli, pieni di ricordi, gli scritti di Vincenzo Ceniti, “Quando la Cimina si chiamava "Bronca"”, che ringrazio, non solo perché non conoscevo la nascita del nome “Bronca”, ma anche perché mi ha riportato agli anni 50, quando giocavo con le mie cugine in via Macel Gattesco e vedevo qualche volta la signora Filomena.
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Non proprio un plauso pieno, ma quasi, a Claudio Santella, “Le profezie di Cassandra sul nostro futuro”: certamente qualche dubbio sull’attuale governo, sulle mosse di Renzi, sulla mancanza di effettivi miglioramenti e di provvedimenti concreti atti a risollevare l’economia, ce l’ho pure io.
Così come non sta facendo nulla per una drastica riduzione delle spese, né per eliminare le troppe numerose retribuzioni faraoniche e le ingiustificate prebende politiche che potrebbero benissimo far diminuire il debito pubblico.
Capisco anche l’attaccamento del professore a quanto voluto dai nostri padri, ovvero il bicameralismo, ma personalmente lo ritengo superato e, come ho detto in passato, avrei eliminato completamente il Senato, considerandolo solo una perdita di tempo e soprattutto di denaro.
Certo, una sola Camera dovrebbe fare le cose seriamente e su questo, visto i molti politici di oggi, è un po’ più difficile. Il timore di Santella di arrivare ad una nuova dittatura, mi sembra esagerato e non me lo auguro, anche perché vorrei continuare a dire ciò che penso; c’è in effetti una cosa che mi preoccupa: noi italiani, non facciamo altro che far pensare di averne bisogno.
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Arrivo ora al “Bastian contrario” e mi soffermo sull’articolo di Giuseppe Bracchi “Il Diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”.
Caro Giuseppe, la nostra conoscenza personale, mi permette di darti del tu e di rivolgermi direttamente a te; mi sono chiesto: sei parente di Mirella Serri?
Fai parte di Caffeina e presenti personalmente libri?
Non credo, allora? Perché tutti dovremmo conoscere questa famosa (?) scrittrice?
Perché dovremmo aver letto tutti il suo prezioso (ma che è laminato in oro?) libro “I Redenti”?
La maggior parte di noi italiani, a parte i giovanissimi, sa perfettamente che, caduto il fascismo, c’è stata una corsa ad accaparrarsi un’altra tessera più conveniente, a nascondere il periodo passato come fascisti e ad affermare il pregio della democrazia; lo hanno fatto in tantissimi, sia a livello nazionale, che in quello locale.
Certamente tu, che sei molto più giovane di me, per dire certe cose avrai fatto delle ricerche, ma forse non hai trovato quello che è apparso su “La Repubblica” in merito al libro da te citato: “Non siamo in presenza di una scoperta. Sia la vicenda, sia le sue ricadute polemiche, sono state ampiamente esplorate. Ci si può stupire, perciò, di certi stupori dell’autrice”, oppure il giudizio di Duccio Trombadori su “Il giornale”: “pregiudizi di Mirella Serri”.
Dunque, a che pro un libro del genere?
I vecchi certe cose le hanno vissute, i meno giovani, se non direttamente, l’hanno saputo dai propri padri, ai giovani o giovanissimi che gli frega di sapere che Vasco Pratolini o Salvatore Quasimodo sono stati prima fascisti e, subito dopo, antifascisti; non è importante nemmeno ai fini storici. Sarebbe interessante, invece, tenere un elenco, magari aggiornandolo ogni giorno su internet, dei “voltagabana” odierni.
Lo stesso discorso vale per la tessera di Nilde Jotti.
Da come lo dite, tu e il tuo collega Ercole Spallanzani, quasi può sembrare che sia stato trovato un nuovo reperto etrusco da conservare al Museo di Viterbo (chiuso).
Tuo padre ti dovrebbe aver raccontato che in quel periodo la tessera era obbligatoria. Tutti noi abbiamo qualche tessera, io, te, Mauro, ad esempio, siamo in possesso di quella da pubblicisti, ma noi, chi prima e chi dopo, solo per l’età, abbiamo fatto una scelta in un’epoca di libertà e democrazia. Allora non era possibile e, a volte, era una questione di sopravvivenza e di salvaguardia dei propri cari.
Permettimi un paragone stupido quanto vuoi, ma che rende l’idea: da anni ho la tessera della COOP, ma non sono comunista.
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E concludo con Aggì chiaramente in polemica.
C’è il pericolo, forse, di un’interruzione dei rapporti di reciproca stima più volte condivisa vicendevolmente su questo giornale, ma chi mi segue sa che ciò penso lo devo dire e, quindi, accetto il rischio, sperando che non accada.
Innanzi tutto sono convinto che se avessi fatto la stessa contestazione direttamente ad un tedesco, in tempo di guerra chiaramente sarei stato fucilato, oggi, forse, mi avrebbe riempito di epiteti oltraggiosi, ma sarebbe stato senz’altro molto, ma molto più conciso.
La sua quarantesima puntata, suddivisa in tre parti per dare respiro ai lettori, tutta da me ispirata e, quindi, posso dire dedicata (che onore!), ho dovuto trasferirla su Word per poterla avere tutta completa e a portata di mano; dopo il “copia e incolla speciale” – “Testo non formattato” – Eliminazione degli spazi dovuti a Internet, sono scaturite ben 8 pagine A/4.
A questo punto, caro Aggì, dovrei fare anch’io un piccolo romanzo, ma a che pro? Io non convinco lei, né lei convince me.
Ma qualcosa la debbo dire.
Innanzi tutto, quasi mi sono commosso con la scena “da libro Cuore” dei ragazzini ai quali viene data la "polentina calda”; che umanità!
Tutti gli “occupatori” lo hanno fatto e, purtroppo, continuano a farlo in queste guerre attuali che stanno portando il mondo alla rovina.
Mi raccontava mio padre, che da buon fascista è stato impegnato in Africa, che si era preso cura di molti feriti – lui faceva parte della Sanità, era infermiere -, la maggioranza dei quali erano delle file nemiche. Lui l’ha sempre ritenuta una cosa normale.
Vede, caro Aggì, ci sono tanti popoli precisi, ordinati, rispettosi delle regole: Svizzera, Olanda, Inghilterra, ecc. ed in tutti i popoli esiste la parte buona e la parte cattiva, occorre verificarne la percentuale; nella popolazione tedesca, quella cattiva supera di gran lunga quella buona: certe atrocità solo chi è molto, ma molto cattivo se le permette.
Quando lei dice “antipatie stereotipate acquisite in una scuola e in una società provinciale e gretta”, oltre che con i suoi amici tedeschi, provi a parlare anche con chi è sfuggito per un pelo al forno crematorio o alle "docce", le camere a gas dove il Zyklone-B, il gas prodotto dalla IG Farben, li uccideva.
Considerato il suo piacere di andare in Germania, oltre alle graziose e pulite cittadine (ce ne sono anche in Italia, non guardi solo Viterbo), vada a visitare anche il Museo sui crimini nazisti che si trova a Berlino, nella ex sede della Gestapo i cui membri erano medici, avvocati, persone colte, non ex reclusi ecc.; lì potrà ammirare la bontà tedesca.
Sa che cosa afferma uno dei pochissimi buoni tedeschi che ha voluto con altri quel museo? Dice: “Mentre tutti vogliono dimenticare la piaga nazista, la capitale tedesca vuole ricordare. Forse per necessità, come ultima trincea contro alcune tendenze neonaziste che serpeggiano nella società tedesca odierna”.
Oppure faccia un viaggetto a Budapest dove potrà visitare un museo che presenta insieme i crimini di nazismo e comunismo. Potrebbe anche verificare se è una “antipatia stereotipata” la fucilazione dei tre carabinieri a Fiesole alla vigilia dell’arrivo degli alleati.
Un’altra incursione potrebbe essere abbinata al dott. Josef Mengele, ovvero “L’angelo della morte” e ai suoi esperimenti ad Auschwitz, specialmente sui bambini che, però, dovevano essere più alti di 150 cm. altrimenti ordinava l’esecuzione nella camera a gas di chi non raggiungeva tale misura, ad eccezione dei gemelli, ai quali veniva elargito un trattamento ancora più straziante; così come, quando un capannone venne infestato dalle zecche, Mengele decise di uccidere tutte le 750 deportate che vi risiedevano. Uno dei sopravvissuti disse che aveva uno sguardo che diceva: Io sono il potere.
Un popolo che si comporta in tal modo, anche se per soli 12 anni, come dice lei, non merita alcun rispetto.
Nei 12 anni di nazismo, non hanno fatto altro che ripetere, in maniera più moderna, quello che facevano i loro predecessori, i “Vandali”. La preoccupazione è quella che ci possano riprovare.
Lei sa bene che Hitler e i suoi dotti seguaci, si reputavano di una “razza superiore”, ovvero quella ariana per cui avevano deciso l’eliminazione degli ebrei che consideravano inferiore; ma non solo, l’eliminazione era prevista anche per i Rom, i disabili, i Polacchi, i prigionieri di guerra sovietici, gli Afro-Tedeschi e i Testimoni di Geova, gli Asiatici, i Musulmani, gli Slavi e altri ancora.
Insomma, i discendenti di un miscuglio di barbari, come ho precisato l’altra volta, che pensava di essere la migliore razza del mondo.
Si ricordi, signor Aggì, i suoi amici non lo ammetteranno mai, ma, mi creda, dentro di loro e non lo confesseranno certo a lei, ancora pensano la stessa cosa.
Lei ci dice che il suo amico tedesco Gerhard alla domanda se oggi potrebbe scaturire un nuovo nazismo, lo ha escluso affermando che siamo noi a rischiare una dittatura. Credo entrambe le cose; i tedeschi, dopo aver perso due guerre, hanno stabilito che la dominazione può avvenire in altro modo: gli basta un “Angela” qualsiasi. Per la nostra dittatura e anche per il debito pubblico, legga quanto scrivo al prof. Santella.
In materia di automobili, ha pienamente ragione: macchine belle, serie, costruite bene, che tutti vorrebbero; comunque, stando a quanto ha affermato il Presidente dell’Assolombarda Gianfelice Rocca a Super Quark, la maggior parte dei “pezzi” del settore automobilistico tedesco, vengono costruiti in Italia.
Anch’io sorvolo sull’argomento cultura, ma non per gli stessi suoi motivi, ma per il semplice fatto che non c’è paragone, né ci potrebbe essere. E non affermi il contrario, altrimenti sarei costretto a credere ad una eventuale sua malafede; hanno avuto ed hanno menti eccelse in ogni campo, lo riconosco, ma non esiste paragone. La nostra cultura, lo ripeto, nasce con Socrate, Virgilio, ecc., la loro dall’ascia di qualche Burgundo. Che poi noi, i nostri geni li costringiamo ad andarsene, è un altro discorso.
La sto facendo troppo lunga rischiando di imitarla e, quindi, dopo aver ribadito quanto scritto in precedenza (N.B. – Per chi non lo avesse letto richiami l’articolo “Finalmente contesto Aggì”), ovvero che i tedeschi sono stati ben rappresentati dalla nazionale di calcio, in quanto loro devono stravincere, farsi notare, umiliare gli altri, debbono annientare tutto e tutti (e non avevano di fronte il Liverpool da lei citato, egregio Aggì, stavano giocando contro 11 cadaveri; verissimo anche che personalmente sostengo che occorre competere e “non essere fregnoni”, ma c’è una bella differenza con “massacratori”).
Chiudo con una domanda impertinente, come il suo vocabolario: considerato che all’età di oltre 50 anni ha avuto lo stimolo a imparare la lingua tedesca e a cercare un contatto diretto con i tedeschi, tenuta presente la sperticata difesa tedesca, che neppure un discendente diretto dei Visigoti avrebbe fatto, non è che nella famosa “polentina calda” che ha mangiato da bambino, era stata aggiunta qualche polverina contenente il DNA di qualche “tribù” (appunto) originaria di questa magnifica, eccellente, “razza ariana”?
La saluto, promettendo solennemente a Lei e al Direttore, che non ci saranno da parte mia altre polemiche: quando ci sono occhi appannati da entrambe le parti, è inutile e dannoso continuare; io rimango antitedesco straconvinto, qualsiasi cosa succeda, confermando “La Germania mi ha rotto le palle”.
Luigi Torquati
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