Viterbo CRONACA una bellissima e nostalgica
poesia che J. W. Goethe
di Aggì

 

K   come  :  Kennst du das Land, wo die Zitronen blühn …

   … così comincia una bellissima e nostalgica poesia che J. W. Goethe dedicò al nostro paese in occasione del suo primo viaggio in Italia (1786).

 Vide l’Italia con gli occhi dell’innamorato, cui tutto sembra nuovo e meraviglioso. Riporto la prima parte della poesia nella traduzione italiana.

 

         Conosci tu il paese dove fioriscono i limoni?

         Nel verde fogliame splendono arance d’oro

         Un vento lieve spira dal cielo azzurro

         Tranquillo è il mirto, sereno l’alloro,

         Lo conosci tu bene?

         Laggiù,laggiù

         Vorrei con te,o mio amato, andare!...

 

[Nota: la traduzione  ovviamente non è mia, ma è tratta da http://www.viaggio-in-germania.de/, perché la mia conoscenza del tedesco è modesta e quindi insufficiente. Però mi permetto di dissentire per la traduzione del quarto verso (Die Myrte still und hoch der Lorbeer steht) che secondo me dovrebbe essere: ‘ Modesto è il mirto, alto svetta l’alloro’. ‘hoch’ significa alto, non significa sereno; ‘still’ significa ‘tranquillo’, ma accostato a ‘hoch’ dovrebbe poeticamente significare ‘piccolo, modesto’, il che è pure botanicamente corretto].

 

     Non tutti i tedeschi sono così pieni d’amore  per l’Italia. Ecco un’altra poesia che è, purtroppo per noi, più realistica:

          L’Italia è ancora come la lasciai, ancora polvere sulle strade,

          Ancora truffe al forestiero, si presenti come vuole,

          Onestà tedesca ovunque cercherai invano,

          C’è vita e animazione qui, ma non ordine e disciplina;

          Ognuno pensa per sé, è vanitoso, dell’altro diffida,

          E i capi dello Stato, pure loro, pensano solo per sé.

          Bello è il paese! …

          Non è questa l’Italia che lasciai con dolore.

 

     Chi è l’autore di questa seconda poesia?  E’ ancora lui, Goethe, ritornato due anni dopo con un diverso stato d’animo, ma quei versi li potrebbe scrivere anche un tedesco contemporaneo.      Stravedere per un posto e restarne in seguito delusi? Succede spesso.

      Lo chiamerei “Sindrome di Goethe”.


G   come  :  Germania oggi

     Com’è noto non sono un poeta e non scriverò poesie, ma descriverò come vidi la Germania la prima volta (1994) e l’ultima (2003).

     Premetto di aver visitato solo una parte della Germania: Baviera e Baden-Württenberg, gli stati meridionali, i più belli e ricchi. Però le conversazioni che ho avuto con tedeschi e con italiani che hanno visitato il nord, mi portano ad affermare che la Germania è tutta fiorente, ordinata ed efficiente. La pianura, e di pianura ce n’è tanta, non è ovviamente bella come la parte collinosa e montuosa che ho conosciuto, ricca di scorci suggestivi e di castelli romantici. 

     Ma nelle mie visite non mi interessava questo aspetto, diciamo, turistico. Per il turismo l’Italia è un’altra cosa. Non parlerò di Monaco, Stoccarda, Norimberga, Augsburg, Heidelberg, Baden Baden, che pure ho visitato. Non parlerò dei castelli di Ludwig né dell’Oktoberfest, classiche mete dei turisti “fai con Alpitur. Ahi! Ahi! Ahi!”.  Parlerò invece di piccoli centri, di un piccolo centro in particolare.

 

 

Mertingen

M   come  :  Mertingen, anno 1994

     Quanto dirò di Mertingen è applicabile, più o meno, a tutti i piccoli paesi della Germania. Nei piccoli paesi vivono i tedeschi veri, autentici, attaccati alle loro tradizioni nel bene e, perché no? nel male. Nessuno è perfetto.

     Le città medie e grandi sono ormai tutte multietniche  e chi, abitando in esse, si atteggia a conservatore delle tradizioni, lo fa per lo più per interesse o per posa. Come ho detto, i tedeschi veri che ho conosciuto abitano nei piccoli centri. Consiglio di conoscere queste persone e molti pregiudizi svaporeranno.  Descriverò dunque Mertingen, il piccolo centro che conosco meglio.

La casa di Gerhard B.

     Gerhard B., l’amico di cui ho già parlato, abita a Mertingen, un paesino di circa 4000 abitanti, a nord di Augsburg (Augusta). E’ un centro agricolo e industriale, quindi prospero.

      Mi ha precisato Gerhard, già in quella mia prima visita del 1994, che l’amministrazione comunale, in base a direttive del governo bavarese, ha favorito gli insediamenti industriali (Zott- latticini conosciuti anche in Italia; Eurocopter- elicotteri; Fendt- autocaravan ), ma ha anche curato l’agricoltura e l’allevamento del bestiame (i dintorni di Mertingen sono punteggiati di fattorie, grandi ma non industriali, pulite e ordinate, dove l’agricoltura è biologica, e questo si vede dall’uso sistematico di compost e letame … e si sente pure dall’odore di stallatico).

      La casa di Gerhard sta in periferia, è una tipica monofamiliare a 2 piani e interrato, col tetto ampio a due spioventi inclinati, ma non troppo. Ha un giardinetto fiorito sul davanti e un  orto laterale, con miniserra per la stagione brutta (che è lunghissima: clima continentale, umido e freddo da settembre a maggio, con saltuarie improvvise giornate di sole e vento tiepido). E’ necessario dire che è tutto pulito e ordinato?

      L’interno è tipicamente ispirato allo stile tirolese, proprio come si vede negli sceneggiati televisivi tedeschi che RAI e Mediaset trasmettono spesso.

      Le case della periferia sono tutte impostate così, ma differiscono nei particolari e nei decori. Nel centro del paese si trova ancora qualche suggestivo palazzo a telaio (travi di legno inglobate nelle pareti , ma affioranti all’esterno).

     Esattamente come gli italiani, i tedeschi amano la casa e, come gli italiani, la personalizzano; ma diversamente dagli italiani ne curano anche la manutenzione.  Case di cinquant’anni anni fa sembrano costruite ieri.

(Guardate le case di Viterbo: muri sporchi, scritte sconce, vernici sbiadite, scrostature, rattoppi approssimativi, affreschi in rovina (non è vero? direttore Galeotti?), riverniciature parziali che evidenziano di più la trascuratezza del resto).

      In occasione di quella visita Gerhard mi accompagnò a vedere i monumenti (pochi) e le chiese  (molte).  La Baviera è molto cattolica e dalla Baviera è venuto Papa Ratzinger. Le chiese sono in uno stile barocco moderato, quasi sobrio, luminoso e suggestivo, invitante alla meditazione; hanno il classico campanile snello terminante a ‘cipolla’.

Gerhard mi offrì birra e cucina bavarese nelle caratteristiche calde rilassanti  Bierstube (birrerie rustiche).

     La gente è cordiale e aperta. Quando incontri qualcuno in strada e lo guardi, vieni subito salutato a voce e con un sorriso.

      Il mio amico, per finire, mi mostrò con orgoglio il centro di raccolta dei rifiuti domestici. E’ un’area attrezzata con cassoni, dove si devono portare i rifiuti distinti per: vetro chiaro, vetro colorato, plastica, carta, materiali ferrosi, metalli non ferrosi, legno generico, vecchi mobili, elettrodomestici, indumenti sintetici, indumenti in fibra naturale, scarpe, e altre distinzioni che non ricordo. Chiesi: “Dove sono gli scarti di cucina, l’umido?”  Mi rispose: “Non si buttano, ci si fa il compost, ognuno per conto suo. Per chi non può perché non ha giardino, come nelle case del centro, c’è la raccolta porta a porta a cura del comune, il quale ne fa compost”. Era il 1994, vent’anni fa!

 

M   come  :  Mertingen, anno 2003

     Ho visto la periferia ampliata con nuove case, ma non tante. C’è una nuova autostrada di 40 Km, da Augsburg a Donauwört, che passa vicino e serve anche Mertingen. Lavori iniziati nel 2001 e terminati nel 2002, senza alcun disagio per la popolazione e senza manifestazioni di protesta. Ma si capisce, sono tedeschi e non protestano istericamente se lo stato gli fa una comoda autostrada.

Per il resto era tutto florido e ordinato come nel 1994... e non sono stato colpito dalla sindrome di Goethe.

 

P   come  :  Per concludere…  (devo dare alcune risposte sintetiche a domande e obiezioni del signor Torquati).

- Solitudine dei primi della classe. Quel titolo era provocatorio, come sono spesso i miei titoli. Esistono primi della classe simpatici e antipatici. Il mio fu antipatico. I tedeschi, almeno per me, sono simpatici anche se il governo è scomodo e forse antipatico. Una cosa è il governo, che è momentaneo, altra cosa è il popolo, che dura. Certo Hitler fu un capo più che antipatico, fu un pazzo criminale. Ma tra Merkel e Berlusconi la mia preferenza va alla Merkel. Lei, signor Torquati, chi preferisce? Renzusconi?

- Mimun dice : “A noi il rigore, ai tedeschi è concesso tutto”.  Ovviamente Mimun si riferisce a una  tolleranza finanziaria concessa ai tedeschi per fare le riforme, riforme che i tedeschi hanno fatto;  ma Mimun non dice che noi abbiamo un debito pubblico che richiede una enorme tolleranza per riforme che non riusciamo mai a fare. Che gliene importa all’Europa, o se preferiamo alla Germania, della riforma del Senato e della legge elettorale? Queste sono le riforme in corso di attuazione qui da noi, ma a me più che riforme sembrano imbrogli da inciucio. E intanto l’economia peggiora e il debito pubblico aumenta.

- Miscuglio di razze? Io non parlerei di razzismo in nessun senso, tanto più che ormai la società è multirazziale e lo sarà sempre di più. Prepariamo piuttosto la nostra società all’invasione dall’Africa e dall’Asia, perché di invasione si tratta. Questo suggerimento, per quanto poco io possa contare, lo darei a tutti i popoli ricchi dell’Europa, ma anche a noi italiani che, pure se decadenti e indebitati, siamo ancora abbastanza appetibili per quegli affamati che arrivano.

- Cultura. Con il suo accenno all’etimologia della parola ‘tedesco’ (complimenti per l’erudizione! E grazie. Io non conoscevo quei particolari) lei ha inteso suggerire un confronto fra la cultura italiana e quella tedesca? Non raccolgo la provocazione altrimenti questa mia chiacchierata bonaria, sentimentale e ironica (queste sono le mie corde) diventerebbe lunga e probabilmente barbosa, e più antipatica dei tedeschi stessi che dovrei difendere. Però, se lei insiste…

- Germania-Brasile  7-1. I tedeschi si sono comportati bene? No, io non sarei stato così brutale, mi sarei fermato sul 3-0 e magari avrei pure concesso un gol al Brasile, forse anche due. Però così avrei rischiato di finire come il Milan a Istanbul, nella finale di Champions League 2005. Vinceva 3-0 contro il Liverpool. Si rilassò? Ebbe pena degli avversari? Boh! … ma perse 3-4.

E poi non l’ha detto lei (30 giugno‘Bisogna competere’) che non si deve “essere fregnoni”?

Fine. Era ora!

Aggì

 

 

 

 

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