Viterbo CRONACA Una fanciulla che ha subito spietati tormenti
di Laura Ciulli
La devozione verso i Santi intercessori da invocare nelle necessità spirituali e materiali è sicuramente molto sentita nel territorio della Tuscia, ricco di fulgide figure come santa Cristina di Bolsena, di cui la memoria è il 24 luglio.
Una fanciulla che ha subito spietati tormenti, uccisa perché è voluta rimanere fedele al Signore.
Santa Cristina e Bolsena è questo il binomio che si protrae da diciassette secoli, dal lontano, eppure così vicino ventiquattresimo giorno di luglio, attraverso la rievocazione, il culto, la fede, degli inizi del IV secolo.
Un' adolescente di soli undici anni, figlia di Urbano, magister militum, e di una donna appartenente alla gens Anicia, legata ad un palo, viene trafitta dagli arcieri nel petto e nei fianchi, per immolarsi finalmente al suo unico Dio!
La sua unica colpa, infatti, agli occhi del padre è quella di non professare il culto agli idoli, di non offrire incenso agli idoli, ma di rivolgere preghiere al vero Dio, in una cella dove il padre l'aveva rinchiusa con dodici ancelle, che converte successivamente al Vangelo, circondata da ricchezze di ogni genere.
Quando il padre Urbano scopre che le statue degli idoli erano state distrutte da Cristina, per donarne i frammenti ai poveri e quindi la sua fede, la fa rinchiudere in una torre, dove viene confortata da due angeli, che le predicono la dura battaglia che dovrà affrontare nel nome del Signore.
Colpita da dodici uomini con delle verghe, che cadono a terra per la resistenza della fanciulla, legata ad una ruota per farle stroncare le membra, viene soccorsa da un angelo che spezza la ruota. Così il padre, ordina a cinque uomini di gettarla nel lago con una pesante macina da molino, ma prontamente gli angeli la sollevano e san Michele Arcangelo, la riporta sulla riva.
Il padre, dopo essersi strappato le vesti, fa riportare la figlia in carcere, ma nella stessa notte, l'uomo muore. Al suo posto arriva il superstizioso Dione che decide di far immergere Cristina in una culla metallica ripiena d'olio su di un gran fuoco, mentre Lei loda Dio!
Abiura nuovamente gli idoli al tempio e nello stesso istante la statua di Apollo si frantuma ed una scheggia colpisce a morte Dione. Giunge a Bolsena un nuovo tiranno, Giuliano che subito fa preparare una grande fornace per farvi gettare la piccola perseguitata. Dopo cinque giorni, Cristina, viene trovata nel forno, a parlare con gli angeli.
Nemmeno aspidi e vipere riescono ad ucciderla! Giuliano in preda ad un odio feroce nella calda giornata del ventiquattro luglio, dopo aver perso la vista per un frammento di lingua di Cristina, ordina di farla trafiggere dagli arcieri e solo allora la giovanetta consegna la sua vita al Signore, così amato fino all'ultimo istante.
Nella necropoli della primitiva comunità cristiana di Bolsena viene deposto il corpo della Martire e la posizione sulla via Cassia, facilita il precoce sviluppo della sua devozione. Tappa obbligata dei pellegrini sulla via Francigena alla volta di Roma, ancora oggi testimonia un culto molto sentito.
Invocata per scacciare demoni, patrona dei mugnai, arcieri, marinai è distinta dalla Chiesa d'Occidente con l'appellativo di Taumaturga e Ammirabile e da quella d'Oriente come Grande Martire.
Parte dei suoi resti mortali si trovano nella splendida Basilica di Santa Cristina, nella cripta ottocentesca che
custodiscono un sarcofago del IV secolo ritenuto la tomba della Martire.
Laura Ciulli






















