Viterbo CRONACA Nella Lettera scarlatta vengono raccontate
le conseguenze di una peccato
di Giuseppe Bracchi

 

Ricordate quel capolavoro della letteratura americana che è la Lettera scarlatta?

Fu iniziata dal suo autore,  Nathaniel Hawthorne, nel 1847 e terminata nel 1850.

L’opera non è soltanto uno dei più celebri capolavori della letteratura americana – scrive Giuseppe Mariani nella prefazione alla già datata III edizione (traduzione di Mara Bruno) per la collana, curata dalle Paoline, MAESTRI: i grandi scrittori di tutti tempi e di tutte le letterature, 17 – ma ci si presenta anche con una sua problematica … Hawthorne non fu mai un artista “puro”, ma amò presentare nelle sue opere casi di coscienza.”

Nella Lettera scarlatta vengono raccontate le conseguenze di una peccato. Si tratta di un adulterio. Ester è la peccatrice notoria, che viene messa al bando della società. Riscatterà la sua vergogna con una vita di penitenza.

Ma la ferita aperta dal peccato non si rimarginerà mai. Il pastore puritano Dimmesdale, che con Ester ha consumato l’adulterio, soltanto alla fine troverà il coraggio di confessare la sua colpa, rimanendo però fino alla fin e tragicamente triste.

Mentre Roger, il marito tradito, sarà spinto ad odiare a causa della colpa della sposa, fino a diventare un’incarnazione diabolica. Su tutto e su tutti aleggia lo spirito calvinista e puritano, nettamente distante dall’antropologia cattolica.

Calvino traeva le conclusioni dalle idee di Lutero, per il quale l’uomo non è libro, ma in lui agisce solo la grazia. Secondo Calvino, dunque, “Dio da tutta l’eternità ha predestinato di volontà antecedente ed assoluta una parte dell’umanità alla dannazione e l’altra alla vita eterna”.

Mutatis mutandis, fatte salve le debite differenze di tempo e di luogo, anche oggi ci sono uomini e donne, intere comunità bastarde, afflitte da un terribile “peccato”, quello di essere cristiani e di vivere la fede cristiana nel dar – al – Islam, ovvero in quelle terre dove solo i musulmani hanno diritto di cittadinanza, mentre il resto dell’umanità fa parte dei dannati, di coloro che un Dio terribile e vendicativo ha già condannato all’inferno, se non si convertirà al Corano ed alle sue leggi.

E come nella Lettera scarlatta, Hawthorne, al termine “della nostra leggenda ormai giunta alla fine, tanto è cupa e appena rischiarata da un unico perenne punto di luce, più cupo dell’ombra: Su campo nero la lettera A scarlatta”, troneggia a futura memoria come marchio perenne di infamia, così oggi una nuova lettera scarlatta appare in tutto il suo tremendo bagliore, foriero di antiche e di nuove superstizioni, veicolo di messaggi per una superomistica umanità già predestinata e perciò libera da ogni contaminazione con altre razze miscredenti ed impure.

Si tratta della lettera N (Nasara, seguaci del Nazzareno)) con la quale i musulmani, simbolo di un peccato irredimibile, hanno marchiato a fuoco le case dei cristiani di Iraq.

Esiste una parte del mondo in cui l’umanità è divisa in due: da una parte i buoni, i predestinati al Paradiso dove scorre latte e miele e dove ogni sorta di libagione sarà loro servita; dall’altra i cattivi, destinati all’inferno, quelli che la setta assassina dei Boko Haram (letteralmente: l’educazione occidentale è cattiva) in Nigeria rapisce o uccide come agnelli destinati al macello. Mai avremmo più voluto vedere lettere scarlatte di alcun tipo e di alcun genere scritte su una lavagna (come nel romanzo di Hawthorne), dipinte sui muri delle case dei cristiani o cucite sul petto dei perseguitati ebrei durante la seconda guerra mondiale.

Monumenti di crudeltà e di ingiustizia che fecero gridare alto il suo sdegno allo scrittore Primo Levi, fino a parlare di un silenzio di Dio davanti ai campi di sterminio nazisti e a vergare con parole di rimaste immortali e memorabili, come una sorta di  testamento spirituale da affidare ai posteri “Considerate se questo è un uomo…”.

Cosa abbiamo imparato dalle lezioni del passato? Nulla. E quel che è peggio, in tutta la tragica vicenda dei nostri fratelli cristiani perseguitati, è il silenzio assordante dell’Europa.

Quell’Europa, soprattutto del Nord, che di fronte al dolore dei migranti e all’orrore dei barconi rovesciati e del traffico di carne umana, vorrebbe impartire agli altri, dall’alto di una supremazia, per l’appunto tanto puritana quanto ipocrita, lezioni di umanità e di solidarietà.

Che Dio ci illumini e che assista soprattutto i nostri fratelli perseguitati.

Se una lettera scarlatta si potesse disegnare oggi su questa Europa, un I sarebbe quella più adatta: Indifferenza!!!

Giuseppe Bracchi

    

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