Viterbo CRONACA Quel mare, “Nostrum”, lo è sempre stato

Un grande lago salato, in realtà, la nostra pozza per giocare con le formine ed occasionalmente sviluppare civiltà millenarie, veicolare scambi economici ed antropologici fruttuosi ed essenziali.
Sulle acque di quel nostro bacino l’Italia, fin dai più barbuti tempi del cucco, ha contribuito a farsi grande, ci si affaccia, e come se fosse suo, un’estensione naturale e geologica, fino a farlo diventare suo o meglio “Nostrum”.
Oggi però, quel grande lago, è testimone di incredibili torti alla civilizzazione occidentale, al progresso umano delle società, al buon senso di ognuno; vede cadaveri galleggiare, scafisti demoniaci, istituzioni sovranazionali strafottenti e vanesie a tal punto da essere perse in un piacere coercitivo, tra lodi ed ostentazione di capacità gestionali su larga scala, sì forte da provocare orgasmi manageriali intensi al Kaiser Merkel.
Migliaia tra disperati e paraculi, prossimi disonesti e reali bisognosi, attraccano sulle nostre coste. Donne incinte, minori, povera gente. Ogni tanto qualcuno cade fuori bordo, morto dalla fatica forse dal suo sentirsi indegno futuro abitante della Loggia del grande Occidente – riferimento non puramente casuale - , e quel mare “Nostrum” diviene “Mostrum”.
Un’aberrazione senza confini, in ogni senso, i cui prodromi iniziano su una terra lontana, proseguono in mare per poi tornare a vomitare i loro ributtanti effetti di nuovo su altre terre, questa volta in Italia.
Giorno e notte, Forze militari, dell’Ordine e di Pubblica Assistenza, Volontari, Associazioni, insomma italiani, soccorrono ed alleviano, ripescano e risistemano con profonda dignità, quella con cui il nostro popolo è cresciuto, famiglia dopo famiglia, tra un cazziatone paterno ed uno sculaccione materno in mezzo tra la cucina ed il “vai a letto senza cena”.
Ogni giorno, si offre ospitalità a viandanti maledetti da ogni Dio, come retaggio di una morale cattolica positiva e fondante del nostro sistema valoriale comune, attaccata alle nostre coscienze come un Koala al suo Eucalipto; quindi non solo dovere tecnico. Centri, che sono al collasso.
Eppure la consolazione, la pietà, l’umanità, il meglio della civiltà italica ed occidentale, si palesa ogni volta nel tentativo di riconsegnare identità a quelli che, fino a poco prima, erano solo pezzi di carne da macello, spezzatino per qualche figlio di “buona donna”, cordialmente inteso, indifferentemente umani.
Ma gli italiani sono nati sul sangue dei loro arditi o carbonari avi, sanno cos’è la guerra, per questo sanno reagirle, l’Italia è un paese che trema, avvezzo a vedere altri concittadini spersi tra le macerie, che hanno perso tutto. E’genetico per noi correre, parola dei Bersaglieri.
I Centri sono al collasso, eppure il cibo non manca. Non rancio, cibo.
Pasta al sugo, patate di contorno, condite col rosmarino, in vassoi multi spazio, con primo, secondo, acqua e contorno, ogni giorno, ogni giorno. Servizio che ho visto PERSONALMENTE nelle mense degli operatori delle Forze dell’Ordine, oppure essere distribuite ai terremotati de L’Aquila, per risollevare una depressione ed uno strazio infiniti. Spero almeno che qualcuno di noi, italiani “brava gente”, frugando in un cassonetto, possa trovare la pasta ancora confezionata gettata da qualche migrante.
Migranti, si, anche noi lo siamo stati, nutriti a insipida minestra “rancio” e calci in culo, eppure nessuno dei nostri nonni, nei suoi immensi racconti, ci ha mai messo sulle ginocchia dicendoci “…quante volte, piccolo mio, con tuo zio abbiamo gettato a terra quella minestra! Non riuscivamo proprio a digerirla”
Eppure qualcuno, all’Hotel Italia, ha pensato bene di gettare nei cassonetti quel cibo, vomitando e non contraccambiando costruttiva, legittima ed umana pietà, rispetto oltre ogni luogo comune come colonna xenofobica.
Qualche “ospite dei centri di permanenza”, getta il nostro sacrificio. Accade a Pozzallo, ma non solo.
Accade anche che una deputata Grillina, in un personale delirio di onnipotenza tipico di quest’epoca “politically self-made”, avrebbe presentato un’interrogazione parlamentare affermando che “Sebbene quelli offerti rispondono alle caratteristiche dieta mediterranea, la migliore, i migranti provengo da zone in cui sono abituati a nutrirsi di cose ben diverse […]questo significa che anche la semplice pasta diventa per loro un problema. Non riescono a digerirla"” – testuali parole dell’On. Marialucia Lorefice.
Cos’altro serve aggiungere?
Qui è la sconfitta d’Italia. Qui, oltre ogni riforma, spread, spending review, primarie di coalizione, è l’aberrazione totale, la confusione post ideologica e post valoriale, a questo punto. Quando vi è impazzimento gestionale ed umano, sociale, interiore, etico e morale, non serve rifondare ma riflettere, nella speranza di rinascere, presto.
In un piatto di pasta gettato, il fallimento italiano.
Emanuele Ricucci
Dirigente Prov.le FdI-An Viterbo






















