Viterbo CRONACA Agostino uomo di mare,
più sale che carme, una vita vissuta sui mercantili
di Luciano Pasquini

Al mio amico Agostino

 

Penso che un sogno così non ritorni mai più, mi dipingevo le mani e la faccia di blu.

L'isola di Lampedusa che ho conosciuto, dista molte miglia marine da quella attuale, è confinata in uno spazio fuori dal tempo, perché ormai troppo lontana nei ricordi.

Il rumore assordante, di un DC9 in fase frenata sulla pista di atterraggio, un caldo torrido, una luce intensa,  propria dei paesi che vivono sul mare ti accoglie.

Per Taxi, un Ape 50 che prende una via dritta, circondata da casette a un piano, fino all'albergo, o meglio una stanzetta ricavata alla meno peggio.

Ad accogliermi la moglie di Agostino che gentilmente sapeva del mio arrivo perché amico di un Viterbese, che da qualche tempo si era trasferito lì a vivere  buona parte dell'anno, in quel  pezzetto di terra, più vicino all'Africa che all'Italia.

Agostino uomo di mare, più sale che carne, una vita vissuta sui mercantili, sbattuto da una parte all'altra del mondo.

Prigioniero degli Inglesi, portato in India dopo, che la sua nave fu affondata, naufrago alla deriva per giorni. Finita la guerra e ritornato a Lampedusa dopo mille peripezie, sul molo ad aspettarlo c'era sua madre, che non lo riconobbe dai segni che gli aveva lasciato sulla pelle e nell'animo la guerra.

Nacque tra noi un'amicizia sincera, di quelle che vanno dritto al cuore delle persone, che non hanno bisogno di presentazioni. Come fanno gli animali si annusano e si accettano. Alla sera ci sedevamo, sotto la pergola, mi diceva sai Luciano, gli Africani sono da sempre nostri parenti, ci legano millenni di storie di mare, che ci affratellano.

Una sera venne un'ospite inatteso, non mi disse nulla perche voleva farmi una sorpresa, da una vecchia UAZ  aiutato  amorevolmente a scendere c'era Domenico Modugno. Agostino corse a prendere due sedie, tra loro c'era un'amicizia di lunga data, perché il cantante si era fabbricato una casa, vicino alla spiaggia dei conigli, un posto talmente bello che le tartarughe marine, di notte vengono a depositare le uova.

All'epoca aveva superato una grave malattia, ed era tornato per una convalescenza nel posto a quale era affezionato.

Si parlava della sua salute, la fortuna di chiamarsi in quel modo ci disse, l'aveva salvato. Agostino lo spronava a parlare del suo successo della sua carriera, come volesse farne partecipe anche me.

A un certo punto non senza difficoltà disse “Sai Agostino, penso che un sogno così non ritorni mai più” quell'inizio di strofa da allora, per me ha un suono magico, mi ritorna in mente ogni volta che la vita mi porta a un cambiamento, a una separazione, a un addio. Mi fa apprezzare ancor di più quello che ho avuto, e mi aiuta a ricominciare di nuovo, in cerca di quel blu dipinto di blu.

 Luciano Pasquini

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