Viterbo CRONACA comandano i soldi, gli accaparratori, i furbetti di quartiere, i massoni, gli speculatori
di Giuseppe Bracchi

 

Mario Draghi

Chi comanda in Italia? Domanda il prof. Giulio Sapelli, Docente di Storia economica alla statale di Milano ed una delle poche voci competenti e sensate (e per questo isolate!) nel panorama dei maitre a penser  nostrani? Semplice, è la risposta: nessuno.

 

Ed allora comandano i soldi, gli accaparratori, i furbetti di quartiere, i massoni, gli speculatori, mentre la maggioranza dei cittadini onesti e lavoratori languono. Provate a leggerla l’ultima fatica del Prof Sapelli, che per l’appunto s’intitola: “Chi comanda in Italia”, non senza però esservi armati di una buona scorta di antidepressivi.

L’Italia che si inchina per giorni è stata la brutta copia di una nazione capace soltanto di compiacere ai poteri forti e criminali della penisola (torneremo sull’argomento: ci voleva Papa Francesco!). Ma quanto ad inchini, Renzi e soci, nessuno escluso per colore politico, non sono da meno. E non c’è verso di vedere cambiamenti. Anzi, nubi oscure si addensano all’orizzonte su questa povera martoriata nazione.

A ricordarcelo, giorni or sono, è stato proprio quel drago di … Mario Draghi – si passi il bisticcio di parole - che dall’Inghilterra, il 9 luglio scorso, ci ha tenuto a sottolineare che le direttive della Commissione di Bruxelles (la Commissione, si badi, non il Parlamento europeo, che dovrebbe- il condizionale è d’obbligo- essere invece l’espressione diretta della sovranità popolare), che le citate direttive (che più che di Bruxelles sono di Berlino), dicevo, non si toccano e che dovranno essere pertanto parte integrante e strutturale, insomma stella polare, di ogni riforma in termini economici di casa Italia e compagnia cantando. Detto in soldoni, il potere sovrano delle nazioni è soltanto uno sbiadito ricordo. Germania Uber alles! E non soltanto calcisticamente parlando!

La Merkel il primato lo vuole per intero. Quanto riuscirà in questa impresa, il piccolo molosso di Berlino è difficile dirlo, considerando che in questo suo piano, la lady di ferro teutonica sarà osteggiata dagli Stati Uniti (Inghilterra inclusa) e dalla Russia.

Per non parlare del Medio oriente, da sempre mina vagante dello scacchiere geopolitico mondiale, della Cina e del Giappone, dei Balcani e della Turchia, sempre meno europea ma con una gran voglia di entrare in Europa (ma quale Europa?). Mi duole la testa soltanto a rincorrere scenari così poliedrici e complicati. Intanto a Roma si parla, si parla, e Sagunto viene espugnata.

Senza sovranità interna ed ancor meno internazionale, l’Italietta di Renzi blatera. Chi comanda in Italia? La domanda torna prepotente. E’ il cane che si morde la coda. “Il potere in Italia è allo stato gassoso, senza un centro e senza una vertebrazione. E’ solo fondato sul denaro, quindi instabile e non in grado di ottenere un legittimazione.

I partiti si sono trasformati in strutture di dominio personalistiche. La solitudine è, quindi, la cifra di un potere via via disgregantesi in un’Italia sempre più frammentata”. Pillole si saggezza queste del prof. Sapelli. Ogni parola è un riassunto storico. Ma non per questo sono foriere di consolazione. Dov’è il centro sinistra? Dov’è il centro destra?

Tutti corrono verso il centro pensando di essere l’ombelico del mondo: moderati è la parola d’ordine! La sinistra, orfana del marxismo, deve fare ancora i conti con la propria storia e non sarà una fuga al centro senza un progetto politico e culturale, a renderla migliore di quella che è stata.

La destra aveva cominciato bene, ma poi si è persa sulle… spiagge di Montecarlo o in quel partito azienda che è Forza Italia, più somigliante ad una casa dei desideri da realizzare, ed anch’esso privo di un serio progetto politico e culturale.

Tutto il resto è noia, per dirla con Sartre. A cominciare dal povero Nichy Vendola, la cui immagine sempre più sbiadita sembra il gadget di una animale in via di estinzione da affidare, insieme al suo sogno, sempre più sogno di una società senza classi, alle amorevoli cure del WWF.

Ciò che manca all’Italia è una classe dirigente. Una élite “che è qualcosa di più di della selezione per censo”, scrive nel suo saggio Giulio Sapelli con sofferta malinconia. Vale la pena di citare ampiamente il pensiero di Sapelli, perché da ogni riga emerge un’analisi storica della nazione italiana, che è umana, spirituale e culturale prima ancora che economica, come richiede oggi una scienza seria, sempre più interdisciplinare, sempre meno settoriale. Una lezione che i nostri politici hanno da tempo smarrito, presi come sono dal guicciardiano “paritculare”:

“Fichte ne dà una definizione allorché parla della “missione del dotto”, dove il dotto era colui che comprendeva i segni dei tempi e per tal fatto poneva le basi della costruzione della nazione, i contenuti della tendenza storica del progresso e aiutava la nazione, doveva costruire la nazione.

Per élite s’intende una persona, non un  concetto, che può presentarsi in forma associata cognitiva e morale perché capace di aggregare attorno a sé competenze, consenso e spirito di organizzazione. Il concetto di élite come quello di potere è un concetto transitivo, trasformativo e non autistico ed acquisitivo, come i più lo intendono.

Tale principio spirituale di organizzazione si dispiega tramite la gerarchia e non attraverso il mercato. Vi sono due modi per organizzare ed allocare socialmente, infatti, le risorse, sia fisiche sia intellettuali.

Il mercato oppure la gerarchia. Una gerarchia che si fonda non sul potere, quanto, invece, sull’autorità e, quindi, secondo la lezione di Caprograssi, sulla libertà. Le élite comprendono il senso della storia e si legittimano soprattutto attraverso motivazioni di tipo morale ed etico”.

Un quadretto storico, politico e culturale dai colori e dalle sfumature dense di attualità, come attuale resta la lezione del citato filosofo e giurista Giuseppe Capograssi, il quale ponendosi sulle orme di Agostino, di Pascal, di Vico, di Rosmini e di Blondel, concepisce la filosofia come un in cessante sforzo di realizzazione ed autenticazione  dell’individuo concepito come persona.

Ognuno di noi s’avvede come, nella tragica e disperata realtà attuale, queste imperiture lezioni siano state sempre più neglette, in special modo da una classe politica sempre più ignorante e beota.

Giuseppe Bracchi

 

 

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