Viterbo SPORT nessuno sportivo avrebbe mai pronosticato una fine così indecorosa

Debacle Brasile, parte seconda.
Risultato finale: 7-1 in favore dei tedeschi.
Come ho già avuto modo di sottolineare nel mio articolo “a caldo”, credo che nessuno sportivo, sano di mente, avrebbe mai pronosticato una fine così indecorosa per i penta campioni del mondo giallo oro Anche se pensandoci bene, la disfatta era nell’aria.
Ora, passati lo stupore e l’incredulità dei primi istanti, possiamo anche tirar le somme di un Mondiale che ha premiato, al di la di cosa accadrà il prossimo 13 luglio, quelle squadre e quelle nazioni, che meglio di ogni altra hanno saputo lavorare, con tenacia, umiltà ed orgoglio, intorno ad un progetto che ha tenuto conto e tiene conto degli interessi della propria nazionale calcistica, come patrimonio comune di tutti gli sportivi al di sopra del campanilismo dei club.
Non aveva tutti i torti Prandelli quando parlava della carenza di una coscienza nazionale in Italia, così come però mostra tutto il suo pensiero debole, quando dalla Turchia pontifica sulla mancanza di regole, senza le quali non si va da nessuna parte e soprattutto non si vince. Esimio sig. Prandelli, chi era fino all’altro ieri il commissario tecnico della nazionale? Chi avrebbe dovuto fin dall’inizio stabilire le regole o imporsi per farle cambiare? Chi ha fatto dell’etica una sorta di codice da usare senza pietà verso alcuni e con parsimonia verso altri?
Ma torniamo ai brasiliani. Una lezione del genere non la dimenticheranno tanto facilmente. I tedeschi sono entrati meritatamente nella storia del calcio mondiale, dimostrando a tutti che quando dalla meta non si torce lo sguardo, per dirla con don Alessandro Manzoni, i risultati prima o poi arrivano. Il Brasile si era già illuso di avere il Mondiale in tasca, non si sa bene in virtù di quale legge. Ma spesso il calcio si fa beffa, con le sue leggi, dei presuntuosi. I giallo oro si erano illusi richiamando in panchina Scolari di esorcizzare paure, corsi e ricorsi storici, dimenticando che al di la degli errori propri di don Felipe, un allenatore non può molto davanti all’inconsistenza fisica e tecnica ed alla fragilità psicologica di una squadra.
Lo si è visto e constatato fin dalla partita contro La Croazia, che questo Brasile così come era strutturato non sarebbe andato lontano. La dea bendata ha cercato di fare il possibile contro Messico e Cile, ma alla fine ha dovuto arrendersi davanti ai panzer tedeschi ed alla loro voglia di rinascere e vincere. “Adios Spagna”, recitava un cartello inalberato con tanta sicumera da un tifoso brasiliano il giorno della disfatta degli uomini del Del Bosque, dimentico, forse, che, come insegnava ed insegna tutt’oggi un detto dell’indimenticabile maestro di tante generazioni di giornalisti sportivi, Gianni Brera, “la palla è subdola. Non ha spigoli, non ha facce, e rotola sempre”.
Alcuni giorni or sono nell’articolo in cui rivisitavo storicamente le due semifinali mondiali, mi chiedevo e chiedevo chi avrebbe trionfato tra un Brasile in versione europea ed una Germania in stile multietnico.
Non era, la mia, una domanda oziosa, ma nascondeva tra le righe l’ansia e l’inquietudine di fantasmi che si sono poi materializzati. Altro che 1950! Non c’è paragone tra una squadra di brocchi irriconoscibili come i brasiliani visti contro la Germania ed i loro progenitori del calcio fantasia, del calcio stellare, del calcio spettacolo: da Pelé a Garrincha, da Zagalo a Didì e Vavà; da Carlos Alberto a Socrates, Dirceu, Rivelino e tanti altri al cui confronto un David Luiz o perfino un Neymar non sono degni neppure di allacciare gli scarpini.
Troppa Europa e mal digerita in un Brasile che fino a non molti anni or sono cullava, coltivava e cresceva i suoi eroi in Patria, giocando un calcio spettacolo ed arioso, che da Belo Horizonte a Rio de Janeiro, passando per Porto Alegre aveva la stessa fisionomia e gli stessi connotati. Sette schiaffi sette: una lezione che sicuramente sarà salutare, se chi di dovere saprà trarre dalle delusioni e dalle sofferenze di una bruciante sconfitta, saprà trarre le dovute conseguenze e saprà trovare la via maestra per un pronto riscatto ed una pronta rinascita. In Brasile, come soprattutto in Italia. Intelligenti pauca.
Giuseppe Bracchi






















