Viterbo CRONACA sarà di Michelangelo Buonarroti o no?

Si è tenuto un incontro pubblico all’interno del progetto Egidio 17 nel corso della manifestazione Caffeina Cultura.
Sono intervenuti il promotore del progetto Antonio Rocca, l’assessore alla cultura del Comune di Viterbo Antonio Delli Iaconi e Francesco Aliperti di Archeoares (società che gestisce il Museo Colle del Duomo).
Oggetto della discussione niente di meno che la crocifissione realizzata da Michelangelo per Vittoria Colonna e la possibile identificazione dell’opera con la crocifissione esposta presso il Museo Colle del Duomo di Viterbo.
I fatti prima di tutto:
- Viterbo nel rinascimento era un importante polo culturale, una città viva e attrattiva che arrivò ad ospitare, insieme al generale dell’ordine agostiniano Egidio da Viterbo e Reginald Pole, molte figure di spicco nel mondo intellettuale dell’epoca.
- A Viterbo si realizzò un tentativo di mediazione tra i cristiani riformati e i cattolici. Nacque quella che è stata definita la Ecclesia Viterbiensis che provò a mediare tra le posizioni e a proporre delle riforme dall’interno.
- A Viterbo visse tra il 1538 ed il 1541 la Marchesa di Pescara Vittoria Colonna, poetessa e intellettuale con frequentatori e amici del calibro di Annibal Caro, Pietro Aretino e Ludovico Ariosto. E Vittoria Colonna era vicina alle posizioni degli “spirituali” della Ecclesia Viterbiensis.
- Vicino a queste posizioni e amico di Vittoria Colonna era proprio Michelangelo Buonarroti che ebbe un fitto scambio epistolare con la marchesa e realizzò per lei una pietà ed una crocefissione tra il 1541 ed il 1546.
Il contesto dunque non osta a che il grande artista possa aver operato nella città dei papi e non solo lasciato traccia mediante adepti, discepoli, imitatori ed intermediari vari.
Questo non giustifica ovviamente un’attribuzione dell’opera.
Ma la discussione può senz’altro essere aperta anche grazie ad un elemento in più ritrovato e citato da Mons. Salvatore del Ciuco nell’Archivio di Stato di Viterbo: si tratta del testamento del conte Paolo Brunamonti che alla morte, che lo colse nel 1725, lasciò in eredità ai gesuiti una Crocefissione opera di Michelangelo.
Quest’ultima tramite i gesuiti è, infine, giunta ai nostri giorni ed è entrata a far parte della collezione del Museo Colle del Duomo.
Esisteva dunque una tradizione orale, a 150 anni dalla realizzazione, che fece credere al Brunamonti che quell’opera fosse stata realizzata dal grande maestro.
E’, dunque, affidabile questa tradizione orale?
Questa la domanda affatto conclusiva dell’incontro di ieri.






















