Viterbo CRONACA Sui modi e le opportunità, possiamo anche discutere

In Italia ormai siamo giunti ad una confusione tale che il rispetto dei ruoli e delle specifiche competenze sono ormai solo un ricordo.
Magistrati che fanno politica, politici che si sentono magistrati e governanti che si trasformano in.. Pontefici massimi o auruspici di antica memoria.
E’ il caso del Sindaco leghista di Padiva, Bitonci, che preso da sacro furore ha deciso di reintrodurre obbligatoriamente il Crocefisso nelle scuole e nei luoghi pubblici a mo di … Fatwa.
Certo l’intenzione del primo cittadino veneto potrebbe anche essere nobile nel suo scopo che, come recita anche un intervento della Conferenza Episcopale Italiana, è quello di affermare, attraverso la difesa del Crocefisso, non solo e non tanto un simbolo religioso, ma anche un riconoscimento dei principi del cristianesimo, quale patrimonio storico del popolo italiano (art. 9 Concordato del 1984 fra Stato italiano e Santa Sede).
Est modus in rebus. Sui modi e le opportunità, possiamo anche discutere. Ma il principio dovrebbe essere salvaguardato.
Già, ho detto dovrebbe! Giacché se estemporanea, o quantomeno sui generis può essere considerata la mossa del Sindaco di Padova Bitonci, sconcertante mi è invece sembrata la reazione e la presa di posizione del Vescovo di Chioggia, mons. Adriano Tessarollo, per il quale, invece, a dispetto dei … Santi, le battaglie, secondo il Porporato, sarebbero altre (sic!!!!!).
Non solo ma il successore degli Apostoli designato alla guida della Diocesi di Chioggia, ha anche apostrofato il Sindaco di Padova, con fare davvero poco caritatevole e per nulla cristiano e poco in sintonia anche col Magistero di Papa Francesco, invitando il primo cittadino a “farsi una Chiesa sua” perché (aridaje!!!) le “battaglie sono altre”.
Mons Tessarollo, sarebbe così cortese da elencarci queste … “altre battaglie”? Come Maestro di fede e difensore della morale e dei costumi cristiani non dovrebbe avere difficoltà ad illuminarmi ed illuminarci. Suvvia, Ecc.za reverendissima, pendiamo dalle sue labbra.
Giuseppe Bracchi






















