Viterbo CRONACA MESTA, PER UNA GIUSTA ELIMINAZIONE
Non ci resta che perdere con la Groenlandia e poi siamo al completo
La Nazionale italiana di Calcio torna mestamente a casa. Era partita con altre speranze per rappresentarci degnamente nell'agone mondiale del gioco del calcio, che tanto universalmente appassiona e coinvolge i sostenitori delle varie squadre. E degnamente, in verità, ci ha rappresentati.
Le speranze si sono rivelate ben presto illusioni. Che questa figuraccia fosse nell'aria era un po' sentore di tutti: così, però, si è esagerato.
Dispiace prendere atto che una volta certe sconfitte facevano notizia (vedi Italia - Corea del Nord del 1966) ora invece ci si è fatta l'abitudine.
Criticare adesso è fin troppo facile, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa; una cosa, tuttavia, è da rilevare: i giudizi unanimi delle persone intervistate dalle varie TV dopo l'eliminazione e riportati sul piccolo schermo.
Tutti hanno riconosciuta giusta l'eliminazione e la pochezza di Prandelli, incapace di gestire la situazione, di imporsi, di essere d'esempio.
Meno male che se n'è andato ed insieme a lui Abete, il suo mentore, come lo chiama Baccaione in un articolo, intitolato Forse un rimedio c'è: Paghiamoli di meno, apparso ultimamente su "La Città".
Prandelli, aveva tirato fuori "il codice etico", un codice più "etilico" che "etico", visto come è stato applicato: ha avuto comunque il buon senso di applicarlo anche su se stesso.
Speriamo che almeno quanto ci è accaduto, o meglio quanto ci siamo andati a cercare, ci serva da lezione, anche se ho timore che non sarà così.
Ed ho timore non tanto per la Nazionale, la quale dopo ciò che aveva seminato non poteva che raccogliere quanto ha raccolto (Buffon e De Rossi insegnano), quanto per la Nazione, cioè per la nostra Italia nel suo insieme.
Ritorniamo, per l'occasione, al su accennato articolo, a firma di Baccaione: in detto articolo l'autore fa riferimento, e credo non a caso, alle "Vite Parallele" di Plutarco ed avvicina le vite di Prandelli e di Abete a quelle di Renzi e dei suoi mentori, se non ricordo male.
L'avvicinamento non mi sembra fuor di luogo: Prandelli aveva magnificato la preparazione degli azzurri fatta a Coverciano, aveva sostenuto le sue scelte, l'unità della squadra, la voglia di tutti di ben figurare e tutto quanto un buon imbonitore può metter sulla piazza, ma, mancando la sostanza, ha ottenuto i risultati simili a quelli dell'Armata Brancaleone, eccezion fatta, naturalmente, per le varie prebende percepite rispettivamente ed esageratamente dai vari componenti dell'armata.
Aveva dimenticato, però, Prandelli quel minimo di buon senso richiesto per mettere insieme una squadra di gente seria e capace, il buon senso che serpeggiava un po' dappertutto tranne che nei palazzi della federazione.
Renzi sembra essersi avviato sulla stessa strada. Promette mari e monti ai naviganti, ma non fornisce loro nessuna barca: le scialuppe di salvataggio di Renzi sono riservate all'equipaggio. Renzi proclama riforme, ma nel farle si preoccupa del palazzo e non si avvede dei vari sentimenti che trovano ampia cittadinanza tra la gente onesta. Se non presta la dovuta attenzione al kulturnormen non è difficile ipotizzare che Renzi farà la stessa fine di Prandelli, e con lui, purtroppo, l'Italia.
Ha voglia Renzi, anch'egli ottimo imbonitore, a sbandierare il 40% dei voti delle elezioni europee, tenga presente che oltre alla percentuale dei consensi è aumentato, tra i cittadini, e ben oltre il 40%, il valore dell'utilità marginale del reddito reale; altro che storie.
Si preoccupi Renzi di navigare a vista, si concentri cioè sul governo delle cose e lasci le riforme istituzionali ad una Assemblea Costituente, scevra da problemi di governo e da interessi di bottega; sottoponga successivamente a referendum popolare i lavori assembleari per averne la definitiva consacrazione: risparmierà tempo e denaro ed avrà concrete probabilità di vedere realizzate le sbandierate riforme.
Sono, queste, idee già espresse, o se vogliamo "esternate" dal Presidente Cossiga ed accennate più fugacemente dal presidente Napolitano, mica dagli ultimi arrivati.
Temo, però, e voglio ripeterlo, che questo non accadrà; e non accadrà in nome della cupidigia. Avremo allora un'altra Armata Brancaleone.
Cassandra






















