Viterbo CRONACA PARADOSSALE
Questa puntata è monotematica, dedicata alla giustizia, o meglio, all’ingiustizia.
R come : Racconto (paradossale)
Un certo Furtarelli è entrato abusivamente nella casa della famiglia De Rubatis mentre tutti sono in vacanza e, utilizzando il computer, si è appropriato di parecchie migliaia di euro operando in home banking.
Il proprietario di casa ha imprudentemente lasciato il computer disponibile per l’uso e lasciato il generatore di codici e l’agenda con le pass word nel cassetto della scrivania; così Furtarelli, esperto di informatica e di tecnica bancaria, ne ha approfittato.
Il signor De Rubatis, rientrato dalla vacanza, non nota nulla di anormale. Qualche giorno dopo deve fare un pagamento, controlla l’estratto conto e si accorge che il conto è quasi azzerato. Un paio di telefonate in banca e la brutta verità viene fuori.
Rabbia, recriminazioni, accuse reciproche tra marito (“Tutta colpa della tua voglia di vacanza!”) e moglie (“Sei tu che sei un disordinato!”), denuncia, ecc ecc.
Qualche tempo dopo Furtarelli ci riprova, ma viene colto sul fatto dal padrone di casa rientrato all’improvviso. Furtarelli non fa resistenza, anche perché è mingherlino, mentre De Rubatis è uno sportivo aitante e palestrato. Mentre sono in attesa dell’arrivo della polizia i due chiacchierano un po’.
De Rubatis : “Ora ti fai un bel po’ di galera, delinquente!”
Furtarelli: “Prego, intanto mi dia del ‘lei’! Sono una persona per bene che ruba per stato di necessità. Non ho lavoro, non ho redditi, non ho ammortizzatori sociali. Rubo solo ai ricchi come lei e, come ha potuto vedere, senza fare danni alle cose o provocare angosce. Quindi mi rispetti. Come vede non faccio resistenza e mi faccio arrestare. Non ho fatto nulla di socialmente riprovevole in un mondo in cui tutti rubano, ognuno a modo suo, e quindi ho la coscienza a posto. Si, è vero, andrò in prigione, come mi augura lei, ma solo per qualche giorno; poi il mio avvocato mi farà ottenere i domiciliari; poi sarò in libertà in attesa di giudizio e, tra primo grado - appello - cassazione, il mio reato andrà in prescrizione… se non arriva prima un’amnistia.”
De Rubatis : “Già! Intanto magari ‘lei’ mi restituisce il denaro. Se sarà così, non mi costituirò parte civile e il giudice ne terrà conto…”
Furtarelli: “Il denaro se lo scordi. Mi serve per pagare l’avvocato e per vivere decentemente per un po’ di tempo.”
Gentile lettore, ovviamente il fatto che ho raccontato è pura fantasia, ma nella realtà le cose non vanno molto diversamente. La prego di continuare a leggere.
G come : Garantismo
In questo periodo, caratterizzato dall’intensa attività di corruttori e corrotti, si sente sempre più spesso gente che si scandalizza per il malaffare, invoca leggi sempre più severe, ma ci tiene ad affermare che nessuno può essere detto colpevole finché non c’è sentenza definitiva. Prima di tutto il “garantismo”.
Però così le forze dell’ordine indagano, la magistratura istruisce i processi, ma di condanne ne arrivano pochine e queste poche sono talvolta più formali che sostanziali.
Il problema sta nell’eccesso di “garantismo”. Nel nostro paese è ormai un ‘dogma’ nell’opinione pubblica, ma anche talvolta nell’opinione forense, che ogni persona è “innocente fino a sentenza definitiva di condanna”. Questo assunto - si afferma - è basato sulla “Costituzione” che all’articolo 27 dice: “L’imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva”.
Ma la Costituzione non dice affatto che debba essere considerato innocente. Infatti tra innocente e colpevole c’è un ventaglio di posizioni: sospetto, indagato, indiziato, presunto colpevole. La magistratura giustamente distingue queste situazioni. E’ il senso comune che le rifiuta, incoraggiato dal potere politico (ma, gentile lettore, guardi un po’ da che pulpito viene la predica!).
Inoltre alla verità fattuale non si dà importanza, quello che conta è la verità processuale che però arriva molto tardi, e cioè arriva solo quando c’è la sentenza passata in giudicato. Ammesso che ci si arrivi alla sentenza definitiva e che questa sia di condanna.
In conclusione, soprattutto quando si tratta di un potente, qualunque misfatto egli abbia commesso, si pretende che sia ‘innocente’ ed è sconsigliabile anche solo il dire che è indiziato o sospettato, perché così parlando si viola la sua privacy e si rischia una querela per calunnia o diffamazione.
A come : Avvocato difensore
E’ vero che ad una persona pericolosa, che può reiterare il reato o inquinare le prove o che può fuggire, possono essere negati libertà provvisoria e domiciliari. Ma un ottimo avvocato riesce ad evitare questi rischi.
Il problema è trovare un ottimo avvocato? No, questo è un problema di facile soluzione. Il difficile è avere tanto denaro per pagarlo. Infatti, mentre i buoni avvocati sono carissimi, le carceri sono piene, anzi troppo piene, di poveri diavoli che devono accontentarsi del difensore d’ufficio.
Se poi uno ha denaro abbondante e conosce pure la strada giusta, può anche comprare la sentenza di assoluzione. Questo non lo dico io, che ho sempre rifiutato di credere una cosa del genere (chi legge i miei scritti sa che sono un incorreggibile ingenuo), ma lo ha detto “ai pm il boss Antonio Iovine, da poco diventato collaboratore di giustizia” (notizia riportata da “Il fatto quotidiano” 18/6/2014).
M come : Meglio (un delinquente libero …)
Chi non conosce il detto: “Meglio un delinquente libero che un innocente in prigione”? E chi non è d’accordo?
Ma si tratta di un’argomentazione tanto ovvia quanto fuorviante, perché implica che per condannare seriamente i colpevoli sia inevitabile condannare anche gli innocenti. E allora meglio tutti liberi. E’ proprio così?
A chi, come me, non è d’accordo, si sbatte in faccia il “caso di Enzo Tortora”. Ma il caso Tortora è un evidente errore giudiziario, mai abbastanza evidenziato come errore e per il quale troppo poco si è detto a proposito di magistrati superficiali e forse prevenuti.
L’errore giudiziario è purtroppo sempre possibile e non si evita neppure con il massimo garantismo, perché sono possibili e in una certa misura inevitabili gli errori umani in genere. Si può e si deve prevenire l’errore mettendoci il massimo impegno, come fa ogni serio chirurgo oppure ogni serio operatore addetto ad attività pericolose oppure ogni automobilista quando guida… ma qui lasciamo perdere di approfondire il discorso.
D’altra parte l’eccesso di garantismo (evidenzio : l’eccesso) lascia in libertà troppi colpevoli, protetti dal loro denaro e dalla bravura dei difensori, e comunque non impedisce che siano condannati anche gli innocenti, specialmente quelli che non sanno o non possono difendersi.
G come : Giudizio etico
Comunque accetto il “garantismo”, ma lo accetto solo in ambiente processuale e nella formula riduttiva “in dubio pro reo”, quando veramente c’è un dubbio, non quando ci sono solo artifici legali e giudiziali per sfuggire alla condanna.
Esiste anche un giudizio etico che non può giustificare i delinquenti (rettifico: gli assolti) che scampano alla pena in virtù di prescrizioni, cavilli, furbizie e condoni.
E nei confronti di costoro mi indigno quando sono costretto ad ascoltare le loro dichiarazioni trionfalistiche; quando si vantano della loro vittoria sulla giustizia, anzi vogliono anche le scuse perché sostengono di essere stati vittime di persecuzione giudiziaria. Mi riferisco ad un certo personaggio? No! mi riferisco a molti personaggi. E allora?
Allora correggo il famoso detto “Honi soit qui mal y pense!” in “Il a des raisons qui mal y pense!”
Aggì






















