Viterbo RIFLESSIONE
Andrea Stefano Marini Balestra

                              Viterbo 1901, ingresso del Convento della Trinità,
                              frate Pietro dà da mangiare ai poveri (Archivio della Trinità)

Anche la stampa nazionale (vedi, per es. “Il foglio” e “Corriere della sera”) si è occupata della proposta avanzata dall’Assessore del Comune di Viterbo, Claudia Nunzi, che prevede sanzioni non solo per chi chiede elemosina, ma anche a chi la fa.

Qualcuno ha gridato allo scandalo ricordando alla giovane Assessore che, quando ella era poco più che in culla, la Corte Costituzionale nel 1995 dichiarò contrario alla Costituzione repubblicana il reato di “mendicità”, poi abrogato con L. 205 del 25.6.99.

Ora, pertanto, resta un’ipotesi contravvenzionale prevista dal Codice penale, la sola condotta di una richiesta di elemosina accompagnata da petulanza, violenza, arroganza e minaccia nonché auguri di un accidente (“pozza tu morì!”).

Il problema, però, non è quello dell’atto di qualcuno stendere la mano o di altri quello di dare qualche monetina al “povero” e nemmeno quello di multare chi ancora pratica mendicio e chi lo agevoli soddisfacendo la richiesta.

Un’ordinanza comunale non può inventarsi “reati” come quello, per es. di sanzionare il “benefattore” e nemmeno risuscitare una condotta non più penalmente rilevante, può tutt’al più prevedere sanzioni quando il “mendicio” sia praticato nelle strade di ampia frequentazione, in prossimità di centri commerciali, ai semafori e via dicendo, lasciando solo possibile chiedere l’elemosina sui sagrati delle chiese.

Il dilemma non è l’elemosina sì o elemosina no.

Il problema è che esistono purtroppo soggetti che sono costretti chiederla. Una volta i mendicanti erano soggetti “border line” della società, malati non solo nel fisico, spesso nella psiche, comunque soggetti bisognosi. Oggi il mendicante “moderno” è talvolta un disoccupato, un padre separato, un esodato quindi soggetti ridotti al mendicio dalla crisi e ridotti mendicanti anche per difetto delle strutture pubbliche di assistenza.

Lasciamo perdere i Rom, perché vivere di mendicio è il loro mestiere.

Tornando al ragionamento, quindi, essere costretti a chiedere un’elemosina è la riprova del fallimento delle strutture di assistenze pubbliche e dare l’elemosina distrattamente ad uno che ti stende la mano lo è altrettanto.

In una società moderna non dovrebbero esistere i poveri, però per le dissennate politiche internazionali, in Italia, il numero dei poveri è cresciuto in modo esponenziale, cacciando in povertà chi forse una volta ne era uscito o mai era stato questa condizione. Come si rimedia? Non certo con qualche spiccio dato in un cappello posto a terra, ma certamente con un coinvolgimento organizzato di assistenza, che non sia solo quello di fornire qualche pasto caldo o qualche ricovero di fortuna o di temporaneo sostegno (per es. pagare un bolletta ad un indigente), ma creando attività politiche che eliminino le povertà.

Quindi, l’elemosina dei “famosi” 80 euro di Renzi è risultata pari quella fatta al medicante di strada al quale una saccocciata di monetine gli ha fatto forse sbarcare il lunario per un giorno o due, ma il suo problema di povertà non è stato risolto.

Il giorno dopo dovrà nuovamente chiedere l’elemosina.

Pertanto, non è “cattiveria” di qualche amministratore locale quella di ordinare proibizioni di elemosine, ma uno stimolo perché chi la chiede si rivolga ad enti ad hoc preposti e chi ha intenzione “fare la carità” la faccia in modo organizzato.

Organizzazioni esistono che lavorano in campo internazionale perché la piaga della povertà scompaia. Questi enti, che non nomino, ma che tanti sanno quali sono, lavorano perché la popolazione abbia del suo per mantenersi e per far questo propone, crea ed organizza occasioni di lavoro retribuito. Avere in tasca dei soldi frutto di un’attività lavorativa, ancorché modesta è certamente più gratificante che starsene all’angolo piagnucolando per avere una monetina.

Certo, se uno anziché proporsi per una qualsiasi attività remunerativa, preferisce ricevere un’elemosina da un passante, sia dannato e bene se sarà colpito da una sanzione. Altrettanto, chi, invece di fare offerte in segreto a serie e conosciute organizzazioni umanitarie, preferisce con gesto teatrale dare un obolo. In questi casi, un ulteriore obolo all’Amministrazione comunale che lo sanziona gli sta proprio bene.

 

 

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