Viterbo CRONACA D'AMORE
La Madonna della Spiga, opera realizzata da Amedeo Giorni
e restaurata dal figlio Ferruccio
Carissimo Mauro,
la Madonnina della Spiga, come la chiamavamo noi da bambini, significava moltissimo per la mia famiglia. E’ strano che nessuno ricordi che fu dipinta da mio nonno Amedeo Giorni e di seguito negli anni successivi restaurata spesso da mio padre Ferruccio Giorni. Era la meta delle nostre gite domenicali in bicicletta…
Avrei piacere, sempre che fosse possibile avere sul mio profilo di facebook oppure al mio indirizzo mail la foto della Madonnina.
Riconoscente innanzitutto per averla riproposta all’attenzione dei Viterbesi, ti ringrazio e ti saluto con grande stima Lucia Giorni.
Lucia ti ringrazio per questo ricordo che certo dà onore alla tua famiglia di artisti, la foto te la invio per email, ma qui appresso voglio riportare qualche nota che ho tratto dal mio libro, "L'illustrissima Città di Viterbo" (2002), in cui sono citati tuo nonno e tuo padre, purtroppo non sapevo che la pittura era di tuo nonno Amedeo, ma abbiamo riparato in suo onore e quello di tuo padre.
I grandi artisti spesso non avevano bisogno di firmare le loro opere. (m.g.)
Cappella della Madonna della Spiga
La Cappella della Madonna della Spiga si trova in un tratto dismesso della Strada Teverina a circa tre chilometri da Viterbo. Aveva sul fronte una formella in peperino con scolpito il fascio e l’anno VIII E. F. (1930) che fu scalpellato dopo la caduta del fascismo.
Nel 1999 - 2000 è stata restaurata a cura degli Amici dei monumenti di Viterbo, unitamente al fontanile posto di fronte.
Il restauro è stato effettuato grazie al contributo finanziario della Fondazione Carivit.
Teatro dell'Unione
Il soffitto del Teatro dell'Unione di quattrocento metri quadrati, andato in parte distrutto dai bombardamenti aerei del 1944, fu affrescato dal pittore viterbese Angelo Canevari (1900 - 1955), il quale pitturò anche la scala e l’arco armonico. Altri collaboratori furono i pittori Righetti, Pizzari ed il viterbese Giorni.
Chiesa di santa Maria Nuova
Le volte laterali furono demolite nel biennio 1910 - 1911 ed i restauri proseguirono anche grazie ad un lascito di cinquemila lire da parte di Giacomo Polidori.
Voglio ricordare, perché non se ne perda il merito, gli operai assoldati dalla Società per la conservazione dei monumenti, erano: Amedeo Giorni, pittore; Orlando Gagni, Giovanni Nottola, scalpellini; Angelo ed il fratello Agostino Fiorucci, muratori; Giuseppe Fontana che fece la griglia in ferro che chiude la cripta; Giuseppe Felicetti, fabbro ferraio; Girolamo Granelli, vetraio, e Tommaso Guidobaldi, Paolo Masini e Augusto Giammaria, falegnami.
Chiesa di san Leonardo in Colle, oggi sede della Caritas
Negli anni 1937 - 1938 don Alceste Grandori, volendo effettuare altri lavori di abbellimento alla chiesa, dette incarico al pittore romano Giambattista Conti di preparare un bozzetto per decorare le pareti ed il soffitto. Eseguito il bozzetto, la realizzazione fu di competenza del pittore viterbese Amedeo Giorni che fu coadiuvato dai figli Ferruccio ed Armando, direttore dei lavori non poteva essere altri che lo stesso Conti.
Le pareti della chiesa furono realizzate dipingendovi drappi recanti quali fregi, le catene spezzate dei carcerati, simbolo di san Leonardo, protettore appunto dei detenuti.






















