Viterbo CRONACA MEDITATA

Alessandro Vismara e il re Gustavo di Svezia
Sto leggendo, o forse meglio dire divorando, il libro di Sandro Vismara “Cara Viterbo” che il nipote Massimo mi ha voluto offrire, conoscendo l’ammirazione e il ricordo per il mio “professore” e, se mi è concesso, successivamente per il mio collega giornalista.
In un suo articolo del 6 settembre 1970, ricordando il centenario dell’unione all’Italia di Viterbo e della Tuscia, ci racconta come Viterbo fosse stata la “Città rivoluzionaria per eccellenza”, ma, nello stesso tempo, veniva poco citata nelle vicende del Risorgimento italiano.
Dice testualmente: “Perché dunque si parla tanto poco di Viterbo nel Risorgimento? La spiegazione migliore ci sembra quella che può estendersi anche all'arte, al paesaggio, ad altri aspetti della Tuscia. Non abbiamo nulla di sensazionale, una "Grotta azzurra", una "torre pendente", o affreschi giotteschi ecc., anche se possiamo vantare eccellenti attrattive. Al punto di incontro di tre culture, quella eterna di Roma, quella mistica dell'Umbria, quella dinamica della Toscana, realizziamo in tanti campi una sintesi armonica, ma non spettacolare.”
Una disamina precisa che a distanza di 44 anni non è affatto cambiata; non siamo né carne, né pesce. Continuiamo a vivere nell’immobilismo più assoluto e gli sforzi di pochi si scontrano con la totale mancanza di volontà e l’immensa ignoranza aggiungerei, di molti.
Viterbo e la Tuscia riusciranno mai a trovare uomini che possano rendere “spettacolari” le nostre bellezze oggi nascoste dall’incuria, dal menefreghismo, dall’indifferenza, dalla trascuratezza di tanti politici e amministratori di vari livelli e partiti?
E, copiando Arbore, concludo: Meditate gente, meditate.
Luigi Torquati






















