Viterbo CRONACA
Ci scrive il professor Paolo Giannini: "Si evidenzia la superficialità e il pressapochismo acritico di alcune persone tra l’altro responsabili della nostra cultura"
Lo stendardo in Piazza del Plebiscito
Lo scorso 4 dicembre l’Ottavo Comitato Intergovernativo dell’Unesco ha iscritto nel Patrimonio culturale immateriale dell’Umanità alcune grandi Macchine a spalla d’Italia.
Tra queste anche la Macchina di S. Rosa. Giorni dopo, sulle mura di Viterbo, sono apparsi dei teloni raffiguranti le ultime Macchine e uno particolare con l’immagine della nostra Santa con su scritto a caratteri cubitali: “S. Rosa Patrimonio dell’Umanità”.
Ignoro chi abbia preso tale iniziativa e chi abbia soprattutto ideato ed esposto quel: “ Santa Rosa Patrimonio dell’Umanità”.
Deve essere stato uno dei tanti intelligentoni locali ad elaborare prima, stampare ed esporre poi quel “manifesto” così platealmente sbagliato.
E mi spiego meglio: S. Rosa con la decisione dell’Unesco; non è divenuta, come più di una persona mi ha chiesto, non è divenuta “Patrimonio dell’Umanità” o come altri hanno interpretato, sommando errore su errore, patrona del mondo…
S. Rosa è rimasta quella che è, quella che tutti conosciamo, la nostra Santa cittadina, una Santa della Chiesa Cattolica Romana.
L’Unesco ha riconosciuto il valore “umano” non suo personale, (della Santa), ma quello della sua Macchina che è ovviamente qualcosa di diverso pur essendo nato, vissuto e legato intimamente per secoli con le vicende di S. Rosa.
Il messaggio che è stato trasmesso con quel grande manifesto è sbagliato e purtroppo è stato così assimilato da migliaia di persone senza alcun riferimento critico.
E che dire poi della foto del tutto inadeguata?
Tutto si vede fuorché la Macchina e la figura centrale di S. Rosa ripresa dall’ultima Macchina non fa altro che rafforzare l’errore di cui sopra.
Possibile che nessuno abbia notato tale errore, sia negli assessorati e uffici del Comune e lo abbia fatto presente?
Sfido chiunque non conosca la Macchina di S. Rosa (e sono i più in Italia e nel mondo) a “vedere” l’oggetto del riconoscimento Unesco in tale “manifesto” dove più si evidenzia la superficialità e il pressapochismo acritico di alcune persone tra l’altro responsabili della nostra cultura.
Paolo Giannini






















