Tuscania CRONACA
Alessandro Gatti

Orson Welles a Viterbo per l'Otello

Sembrerebbe che il turismo di Tuscania non sia la sola particolarità degna di rilievo per la cittadina medioevale. La piccola Tuscania, gioiello nella Tuscia Viterbese, ha ospitato i set di un numero sorprendente di film, sia italiani che stranieri.

Il grande regista americano Orson Welles la scelse per girare delle parti di una delle sue pellicole più famose: The Tragedy of Otello: The Moor of Venice, in cui lo stesso cineasta si era riservato il ruolo del protagonista.

La maggior parte delle scene fu girata fra il Marocco e Venezia, mentre non è stata utilizzata soltanto Tuscania per le riprese nella Tuscia: in una scena compare infatti compare la Loggia del Papi di Viterbo, che nella finzione filmica diventa un castello di Cipro, cui il montaggio, tramite gli effetti speciali dell’epoca aggiunge il mare e una nave in arrivo.

Ma ecco che giunge Tuscania:  la residenza di Otello e Desdemona nell’isola mediterranea è in realtà  la Chiesa di San Pietro. Il film fu premiato al Grand Prix Du Cinema a Cannes nel 1952. Parte del merito di questo riconoscimento va allo splendido edificio tuscanese.

La Chiesa di San Pietro fu riutilizzata in successive produzioni cinematografiche: il primo di questi in ordine temporale è “Romeo e Giulietta”, diretto da Franco Zeffirelli nel 1968.

 La chiesa medievale in cui Romeo e Giulietta si sposarono in segreto, con tre ampie navate e il pavimento decorato con motivi geometrici è proprio quella di Tuscania e non Verona come nella finzione scenica, di cui compare la cripta, dove si consuma il triste epilogo dei due sfortunati protagonisti.

Anche a questo film arrise un importante successo, sancito dai numerosi premi vinti: gli Oscar per la fotografia e i costumi, il David di Donatello in Italia per la miglior regia. Per il nostro campo d’indagine assume particolare rilevanza il Nastro d’Argento per la miglior scenografia, riconoscimento per cui una parte del merito va alla scelta dell’imponente chiesa che si erge sul territorio della Tuscia.

La stessa struttura fu teatro di alcune scene di un film che segnò la storia del cinema nostrano: “L’Armata Brancaleone”, diretto nel 1966 da Mario Monicelli, tra i maggiori autori del filone della “Commedia all’Italiana”, coadiuvato nella sceneggiatura dal celebre duo Age e Scarpelli, e con un grande cast di attori, tra cui due tra i più grandi in Italia e nel mondo: Vittorio Gassman e Gian Maria Volonté.

Il film riuscì a mettere d’accordo critica e pubblico e per Monicelli si rivelò una vera  e propria miniera: il suo azzardo di rinunciare al suo regolare compenso in cambio di una percentuale sugli incassi si rivelò vincente.

Si tratta di una favola satirica, dove avventura e comicità si fondono, che attinge dalla storia medievale e alle leggende germaniche e da novelle italiane  e francesi.

Il film, recentemente restaurato, risulta essere una testimonianza di come poteva apparire la Tuscia negli anni ‘60, per nulla toccata dal processo di industrializzazione massiccio che successivamente l’ha solo lambita, ma che in parte ha alterato la sua essenza “selvaggia” e agreste.

Tra le scene girate nella chiesa tuscanese, insospettabilmente una delle più ricercate nella storia del cinema, si ricordano quella in cui l’armata si reca nella reggia della famiglia di Teofilatto dei Lanzi (Gian Maria Volonté) e quella in cui Brancaleone (Vittorio Gassman, forse nella sua interpretazione più celebre), suo malgrado, deve sorbirsi le frustrate sadomaso della zia di Teofilatto.

Nello stesso anno il regista e scrittore Pier Paolo Pasolini, uno dei più grandi intellettuali del XX secolo,  che conosceva bene la Tuscia e la ammirava proprio esser ancora rimasta un’oasi che ancora resisteva al brutale processo di industrializzazione forzosa, che secondo lui stava cancellando con un colpo di spugna secoli di civiltà contadina, scelse Tuscania per delle scene di “Uccellacci Uccellini”.

Si tratta di una moderna favola metaforica  che racconta il crollo dell’ideologia marxista che vide la luce dallo strano connubio tra uno dei cineasti più incasellabili d’Italia, e Totò, celebre maschera nazional-popolare, fortemente legata all’identità napoletana.  Totò (pseudonimo di Antonio De Curtis) e l’altro protagonista Ninetto (Ninetto Davoli, amico fraterno di Pasolini) agiscono nella periferia romana, ma in realtà le scene d’ambientazione medievale furono girate proprio a Tuscania:

nella scena in cui Ninetto porta sulle spalle Ciccillo (sempre interpretato da Totò) si riconosce nello sfondo la valle del fiume Marta, si scorgono i ruderi del Rivellino nella scena in cui i popolani dileggiano Ciccio e dove i frati dialogano con i falchi, la maestosa Chiesa di Santa Maria Maggiore si staglia ripetutamente nel paesaggio.

Anche una sfarzosa produzione americana sbarca in Italia per sfruttare, seppur indirettamente, le ricchezze del piccolo gioiello di Tuscania: “Ladyhawke”,  fantasy, culto per un’intera generazione, diretto nel 1985 da Richard Donnel.

Nel cast del film figurano Mattew Broderick e la celebre Michelle Feiffer, quest’ultima icona cinematografica mondiale, celebre soprattutto negli anni ’80 e e ’90. In particolare la scena del combattimento a cavallo tra il capitano Etienne Navarre (Rutger Hauer) e il cavaliere al servizio del Vescovo di Aguillon ha come scenario la Chiesa di San Pietro. C’è da dire che la Chiesa, risalente all’XI secolo, fu devastata da un terremoto nel 1971.

Pertanto, al contrario di come spesso si sostiene, non fu la vera chiesa tuscanese ad ospitare la realizzazione della scena, ma l’interno della costruzione sacra è stato ricostruito negli studi di Cinecittà a Roma.

La luce dei riflettori torna ad abbagliare Tuscania sul finire degli anni: ’80: Liliana Cavani la sceglie per “Francesco” biopic su celeberrimo santo di Assisi, dopo aver diretto nel 1966 una serie per la televisione sulla vita di questa figura centrale della cristianità, che effettivamente giunse a Tuscania nel 1221. Nella pellicola del 1989 furono girate diverse scene all’interno della Chiesa di San Pietro.

A volte i meravigliosi sogni della stupenda macchina di suggestioni che è il cinema nascono in piccoli centri poco sconosciuti, ma scrigni di inestimabili tesori, troppo spesso capaci di essere adeguatamente apprezzati solo da chi giunge da lontano.

 

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