DIMMI, TIRESIA drammaturgia e regia LUISA STAGNI coreografia LUCA PIOMPONI costumi MARINA SCIARELLI direzione AURELIO GATTI con Luca PIOMPONI, Lucrezia SERAFINI e Luisa STAGNI e l’Ensemble vocale "L'Ottava giusta" Alessandra CORSO, Laura FELICE, Marina MADEDDU, Carla TAVARES.

Composizioni vocali Arman AZEMOON

una produzione MDA PRODUZIONI DANZA

in coproduzione con OPERADECIMA / TEATRI DI PIETRA

Dimmi Tiresia, scrittura teatrale inedita di Luisa Stagni (attrice, regista e drammaturga) nasce nel

2015, come lirica dell’ascolto: l’autrice, resa cieca dalla malattia, approfondisce e concentra la sua

ricerca sulla percezione, sensoriale e relazionale, come metodo e formazione dell’attore.

Dopo CieKaPuk e Via Calafrutti 30, con Dimmi Tiresia la cecità non è più uno status di

menomazione, ma la condizione - quasi necessaria – per la conoscenza.

La leggenda dell’indovino suo malgrado, che si trasformò in donna per poi, passati sette anni,

tornare nuovamente ad essere uomo e poi, per un parere non gradito a Hera fu accecato (altri

attribuiscono il fatto ad Atena) e in parte compensato da Zeus con la preveggenza e il dono di

vivere sette generazioni, è la narrazione antica, il tramite necessario per irrompere nel

contemporaneo.

Quel Tiresia del mito, interpellato da re ed eroi, da tutti chiamato per rispondere su un futuro da

ogn’uno disatteso, testimone di vicende tanto sconvolgenti quanto prevedibili e preannunciate,

l’uomo stremato dall’insistente domanda : dimmi Tiresia, dimmi… forse – oggi - non serve più.

La contemporaneità è diventata il luogo dell’astratto, dell’immediato scisso da ogni legame con se

stessi e con la comunità, distante tanto da un passato condiviso come da un futuro. Il naturale

fondamento dell’umanità – la relazione – muore per l’indifferenza di scelte e visioni. Il futuro

diviene pura espressione verbale mentre – per esistere – esigerebbe un presente nella sua piena

vitalità emotiva e razionale. L’assenza di futuro è il nichilismo dell’assoluto presente. Con la resa di

ogni desiderio, quesito, aspirazione ad un presente onnivoro e consumato, il futuro è divorato e

Tiresia definitivamente silenziato.

Questi e altri pensieri attraversano il nostro Tiresia, un omino in nero, quasi un Charlot,

incastonato in un vecchio coro ligneo . Ai lati una donna e un uomo, giovani, quasi novizi di un rito

arcaico, danzano quella giovinezza ambivalente di un Tiresia ancora vedente … eppoi il coro

testimone, umanità questuante… tutto questo per una messinscena in teatrodanza.

“Dimmi Tiresia” partecipa nel 2017 come testo a “OPRA PRIMA”, rassegna curata da Alma Daddario, dedicata alla

presentazione di scritture teatrali inedite (Villa di Livia a Roma). Nel 2018 il progetto viene accolto da MDA

Produzioni : dopo una serie di attività laboratoriali e seminariali sulla percezione sensoriale condotti da Luisa

Stagni ,viene realizzato il primo studio, presentato all’Antiquarium di Malborghetto ( Teatri di Pietra), all’Acropoli di

Selinunte (Le Forme di Telesis) e al Museo Guarnacci di Volterra (Festival del Teatro Romano di Volterra).

Il Mito

La leggenda vuole che l’indovino – figlio di Evereo e della ninfa Cariclo – mentre camminava tra le

colline, scorse due serpenti che si stavano accoppiando e, colpendo quello di sesso femminile, si

trasformò in una donna in carne ed ossa. Si dice anche che, passati sette anni nei panni femminili, in

cui provò tutti i piaceri che una donna potesse provare, vedendo nuovamente due serpenti

accoppiati e colpendo il maschio, tornò nuovamente ad essere uomo. Questa doppia

trasformazione creò enorme frastuono tra gli dei dell’Olimpo . Tiresia fu chiamato in causa da

Zeus e Era per risolvere la controversia su chi , nell’atto amoroso, provasse più piacere: la donna

oppure l’uomo. Tiresia, senza alcun indugio, rispose che il maggior piacere veniva provato dalla

donna, in una misura nove volte maggiore rispetto all’uomo. Era, infuriata con Tiresia per aver

svelato un tale segreto, lo fece diventare cieco, ma Zeus – per ricompensarlo del danno subito – gli

diede la facoltà di prevedere il futuro e il dono di vivere per sette generazioni. Un’altra versione

riguardante la vicenda della cecità di Tiresia narra che il giovane – passeggiando lungo le sponde

del fiume in cui la dea Atena faceva il bagno alla sorgente – vide quest’ultima tutta nuda e, per

punizione, fu reso cieco dalla stessa ma poi – su supplica della madre Cariclo – fu reso indovino

sempre dalla dea. Questo dono, secondo la leggenda, fu tramandato anche alla figlia Manto,

anch’essa veggente. Anche le versioni sulla fine di Tiresia sono diverse: si racconta che nel corso

dell’attacco degli Epigoni contro Tebe, Tiresia fuggì dalla città con i tebani e che nei pressi della

fonte Telfussa bevve acqua gelata e morì. Altra narra , che l’indovino – rimasto a Tebe con la figlia

Manto – sia stato fatto prigioniero e mandato a Delfi con la stessa, dove sarebbero stati consacrati

al dio Apollo, ma Tiresia sarebbe morto per la fatica durante il cammino.

Link:presentazione : https://www.danzamda.it/wp-admin/post.php?post=3076&action=edit

Luisa Stagni

Attrice, autrice, insegnante di recitazione.

Nasce a Milano dove compie gli studi scolastici: Liceo Artistico e Accademia di Belle Arti di Brera; gli studi

teatrali presso C.S. Santa Marta Scuola Civica d’arte Drammatica Paolo Grassi. Arricchisce la sua

formazione con studi internazionali con i maestri: Bolek Polivka, Ives Le Breton, Hector Malamud,Tadeus

Kantor, Odin Teatret, Susan Batson, Giulia Varley.

Vince una borsa di studi CEE- Goumont,per studiare con il regista americano Dominic De Fazio e si

trasferisce a Roma dove prosegue gli studi e si laurea al DAMS UniRoma TRE.

Lavora in teatro con i registi: Gigi Gherzi, Renato Mambor, Aurelio Gatti, Enzo Vanarelli, Mimmo Valente, ecc.

In cinema con i registi: Marco Bellocchio, Inigo Lezzi, Nuccio Ambrosino, Daniele Falleri, Alessandro Greco,

ecc.

E’ insegnante di recitazione e uso della voce in corsi privati e in scuole di teatro per professionisti: CIAPA

Centro Internazionale Allenamento Permanente Attori diretto da Gisella Burinato.

Come autrice teatrale le sue ultime opere rappresentate sono:- Ciekapuk, notte di mezza estate-, - Dimmi,

Tiresia-.

E responsabile del settore Teatro dell’Associazione di Promozione Socio-culturale OperaDecima a.p.s. con la

quale è impegnata nel sociale e nel mondo della disabilità di cui lei stessa fa parte come non vedente.

MDA compagnia stabile di produzione MDA Produzioni Danza, Compagnia di produzione coreografica e

drammaturgica, origina a Roma, nel 1977, quando un gruppo di giovani artisti italiani e stranieri - Hal

Yamanouchi, Kiro Uehara, Cris Creatore, Aurelio Gatti, Mahoko Koike - provenienti da esperienze e “filosofie” di

spettacolo diversissime tra loro (Living Theatre, Red Buddha Theatre, Lindsay Kemp, Muradoff, Decroux ed altre

ancora) si incontra nell’intento di creare una “casa comune” che potesse rappresentare la sintesi ed il

superamento delle rispettive esperienze. Da quell'incontro nasce Mimo Danza Alternativa, il cui nome - che oggi

suona un po’ naïve - sottolineava l’interesse verso la ricerca di ‘modo’, di uno stile, comune e autonomo. In

questo ‘primo’ periodo di oltre un decennio, MDA realizza un’intensa attività fatta di collaborazioni “trasversali”

tra le diverse alle discipline dello spettacolo (musica, danza, teatro) e dell’arte visiva (con cineasti e pittori).

Nel 1990 i tempi sono maturi per un nuovo progetto: dar vita ad un inedito organismo di produzione

coreografica stabile, con l'obiettivo di salvaguardare la ricerca dei singoli autori e i tempi della creazione,

mantenendo nel proprio DNA quella vocazione al dialogo, allo scambio tra artisti ed i rispettivi linguaggi. Nell’arco

di un decennio - in controtendenza con quanto accadeva nel panorama italiano, frammentato in una pluralità di

Compagnie incentrate sul singolo autore - si aggregano su questo progetto ben 6 diverse Compagnie di danza,

quella diretta da Roberta Escamilla Garrison prima, poi quella di Nicoletta Giavotto, di Marco Brega e Fabrizio

Monteverde, di Sandra Fuciarelli, di Roberto Pace e Michael McNeill ed infine quella di Marianna Troise. Nasce

così la nuova sigla MDA Produzioni Danza, modellata su quell’idea di centro stabile e poliedrico, sede per la

sperimentazione ed il confronto delle diverse sensibilità artistiche.

Il periodo dal 2000 al 2014 vede la Compagnia focalizzata su alcuni temi che si dimostreranno centrali nell’attività

anche degli anni a venire:

 la ricerca-sperimentazione sul tema dell’intima connessione tra lo spazio della rappresentazione e la

creazione artistica. È, non a caso, in questi anni, che MDA collabora alla riapertura di numerosi siti

archeologici e monumentali in un’ottica di “restituzione” (di anfiteatri, antiche ville, fascinosi ruderi…)

allo spettacolo dal vivo;

 realizza un progressivo “ricambio generazionale” al suo interno: le produzioni realizzate da giovani artisti

ospiti e residenti, da un lato; il recupero del confronto e dell’inclusione di differenti linguaggi espressivi

nelle creazioni stesse, dall’altro;

 sono gli anni in cui inaugura un importante investimento produttivo e distributivo nel Centro-Sud Italia,

sia in un’ottica di “decentramento” dell’attività creativo-produttiva della Compagnia che di inclusione

delle aree emarginate la circuitazione degli spettacoli di danza.

Sintetizziamo questi anni anche con alcuni dati: sono stati presentati - partecipando a festival e stagioni, nazionali

e internazionali - oltre 1200 spettacoli con 63 creazioni originali (di autori residenti e ospiti) e realizzate 14

tournée internazionali(in America Latina, Europa e Medio Oriente), senza contare le numerose iniziative

culturali, festival, rassegne e progetti in rete ai quali MDA ha collaborato o direttamente promosso.

Dal 2015 al 2017 la Compagnia riorganizza attività e obiettivi: realizza 12 nuove creazioni e poco meno di 160

recite nell’arco di questo triennio e, nel contempo, rafforza l’attività progettuale.

Tra gli eventi più importanti, per prestigio e significatività culturale: “Visione Trascendente”, con la presentazione,

a seguito del riconoscimento Unesco, di 10 creazioni originali nei siti rappresentativi del circuito arabonormanno;

“Il Giovinetto e Il Mare” (una performance site-specific in occasione del ritorno dai musei

statunitensi della statua dell'auriga di Mozia; il riallestimento della grande tela di Mario Schifano con

l'installazione COSMOS per l'esposizione internazionale “Palatino contemporaneo. Da Duchamp a Cattelan”; la

premiazione al Teatro del Sacro 2017 con “Secretum” (da Petrarca, con la drammaturgia di Maurizio Donadoni);

gli incontri seminariali all'Accademia delle Belle Arti di Roma promossi dall’artista-docente Marilena Sutera che

sono sfociati nella creazione di “Viriditas”.

Nel 2018 viene varato il progetto triennale “Primigenie e Trasformazioni” - accolto come progetto speciale dal

MIBAC - incentrato sul complesso tema del “cambiamento”, tanto nella sua accezione individuale quanto

collettiva: nel biennio 2018 19 si realizzano 6 nuove creazioni grazie ad una rinnovata rete di partnerariato

europeo e di coproduzione per oltre 130 recite, una intensa attività formativa e performativa con oltre 600 ore di

workshop e seminario. Tra gli eventi più importanti la creazione di “Ringparabel la Parabola dei tre anelli” con la

compositrice tedesca Gloria Bruni al Parco Archeologico di Selinunte; “Flora Scenica Spontanea” declinazioni

del corpo cromatico con il pittore Alessandro Giuliani, il progetto “MYTHOS Snapshot” con il fotografo Edoardo

Boccali, “HESPERIOS,l’Occidentale” in coproduzione con l’Università di Camerino.