Viterbo TEATRO

Michele Placido

         L’agrigentino Pirandello certamente aveva nel DNA una cultura greca e di questa cultura è appunto la “Tragedia” è il genere teatrale che rappresenta nella storia della letteratura uno dei più alti vertici di essa.

Volutamente la regia di Michele Placido nella sua rappresentazione della commedia “Sei personaggi in cerca d’autore” andata in scena l’altra sera a Viterbo nella splendida cornice del rinnovato Teatro dell’Unione, ha voluto rifarsi al tema pirandelliano nella sua più discussa opera andata in scena al Teatro Valle di Roma nel 1921.

La estrema modernità del tessuto narrativo pirandelliano, lontana anni luce dal teatro vaudeville ancora in voga nei primi decenni del XX° secolo, fece scandalo. Gli spettatori alla prima di “Sei personaggi in cerca d’autore” uscirono dal teatro gridando: Manicomio, manicomio!

         Soltanto con un’ulteriore versione del 1925 la critica accettò l’opera che rappresenta il “teatro dentro il teatro” vera novità del grande commediografo Premio Nobel siciliano.

         La lettura del testo originale ritoccato da Placido evoca con durezza e crudezza anche con dialoghi forti nel tono (da teatro greco appunto) la vicenda dei 6 personaggi in cerca d’autore che nulla sono che soggetti alla ricerca di un autore che faccia vivere sulla scena la loro vita.

Loro compaiono all’improvviso in un teatro in cui una compagnia fa le prove di una commedia. Sembrano intrusi, ma il capocomico intuisce la loro storia e la loro necessità: cercare un autore che riesca a fissare la loro identità singola rendendola imperitura mediante il teatro.

Lo stesso capocomico, però si avvede della difficoltà del rappresentare la vita di costoro. Il dramma della madre separata dal marito, poi vedova del compagno, del problema del figlio sempliciotto, di una figlia spigliata, poi di un altro figlio minore ed una piccola bambina, dei problemi economici che la portano a collaborare con una dama che in realtà è una tenutaria di casa d’appuntamenti e l’approccio della figlia con l’ex marito costretta al meretricio per bisogno, poi la tragica fine per affogamento della bambina ed il suicidio di uno dei figli, certo non è materia semplice per una messa in scena.

         Pirandello che scrisse questa commedia rappresentò la frantumazione dell’io che non è uno ma tanti.

         Michele Placido, non solo regista, ma anche splendido interprete ha saputo certamente caratterizzare l’opera con un mix di umorismo, di mescolanza tra tragico e comico in un contesto meta-teatrale e di conflitto tra maschera e personaggio.

         Per es. l’apparizione di Madama Pace, breve ma intensa, nel suo linguaggio italo-spagnolo conferma l’idea teatrale di Pirandello di un melange di stili: tragico, drammatico, umoristico tutti insieme. Non a tanti autori di teatro è riuscito questo.

         Nel Teatro dell’Unione, sold out, la rappresentazione dell’opera pirandelliana, forse la più difficile di tutte, prodotta dal Teatro Stabile di Catania con le musiche di Luca d’Alberto ed i costumi di Riccardo Cappello, ha avuto il meritato successo.

         Gratitudine della Città a chi ha dato la possibilità di avere un così alto grado di arte drammatica a Viterbo.

ASMB