Viterbo STORIA Non sarà l’unica testimonianza di vita devota e cristiana che la famiglia Iannariello donerà alla Chiesa
di Giuseppe Bracchi

 

Chiesa di san Faustino di cui era parroco don Iannariello

Il sacerdote don Gabriele Maria Iannariello è tornato alla casa del Padre alcuni mesi or sono. Se n’è andato silenziosamente, in punta di piedi, così come era vissuto.

Era nato a Viterbo il 6 giugno 1928, ultimo di quattro figli, di una famiglia spesso in viaggio per l’Italia, mentre il padre, Francesco Iannariello, era dipendente dell’Amministrazione penitenziaria.

La madre, Agostina Guerrini, viterbese, che Francesco conoscerà nel 1900 in uno dei suoi soggiorni nel capoluogo della Tuscia, fu donna umile e pia, sempre pronta a disfare e rifar le valigie per seguire con pazienza e col coraggio di sposa e di madre sull’esempio di Maria, il proprio coniuge nei frequenti spostamenti lungo la Penisola.

Gabriele Maria, peraltro, non sarà l’unica testimonianza di vita devota e cristiana che la famiglia Iannariello donerà alla Chiesa. La figlia maggiore, Giuseppina, nata nel 1909, entrerà giovanissima a far parte delle maestre Pie Venerini e fu talmente zelante nell’esercitare la sua missione, anche a Viterbo nella casa di S. Carluccio, che il Signore, quale fiore prezioso, volle chiamarla a sé, nel 1929, a soli 20 anni ed in concetto di santità, dopo una lunga, estenuante malattia.

Per chi voglia conoscere in maniera più approfondita la vita di suor Giuseppina e sperando per il futuro di poterne leggere una biografia più ampia e più dettagliata, il lettore potrà fare riferimento all’agile volumetto curato da Corrado Blasetti (Suor Giuseppina Iannariello: Maestra Pia Venerini 1909 – 1929, con prefazione dello stesso fratello della suora, Don  Gabriele).

Semplice, scorrevole e di facile lettura, la breve biografia del Blasetti guiderà il lettore alla conoscenza della sapiente vita cristiana di un umile suora che dell’imitazione di Cristo fece la virtù principale della sua breve esistenza terrena, arricchita anche da testimonianze preziose di chi l’aveva conosciuta personalmente, come il Padre Felice Maria Cappello sj, grande per cultura e santità, e di don Giuseppe Tosoni per anni parroco della Chiesa di Santa Maria Nuova a Viterbo.

In una famiglia così cristianamente pia e devota, era dunque nato e cresciuto Gabriele Maria Iannariello, che dalla sorella suor Giuseppina, alla cui morte aveva appena 18 mesi, eredità tutti i sani principi di vita cristiana e sacerdotale con lo stesso zelo e con la stessa osservanza con la quale la sorella li aveva incarnati e vissuti nella fedeltà a Cristo ed alla regola delle mastre Pie.

Dopo l’ordinazione sacerdotale, don Gabriele per anni è stato parroco della Chiesa dei Santi Faustino e Giovita, per poi diventarne successivamente il Rettore fino agli ultimi giorni della sua vita.

Don Gabriele ha cresciuto intere generazioni di ragazzi, come chi scrive. Minuto di aspetto, figura esile, in tempi di contestazioni e lotte ideologiche in cui prevalenti e di moda erano le figure ben più possenti e slanciate alla Don Camillo, don Gabriele Iannariello ha sempre incarnato, invece, la figura del sacerdote umile e discreto, quasi circonfuso da una riservatezza e da una timidezza che ne nascondevano invece la profonda cultura umana e cristiana, con le quali sapeva avvicinare e trattare conoscenti e parrocchiani. Come la sorella suor Giuseppina, non ha mai ceduto alle tentazioni ed alle mode del mondo, convinto, come insegna anche oggi Papa Francesco, che il sacerdote debba piacere solo al Signore.

Vestito dell’abito talare che non ha mai lasciato per i panni borghesi, e con in testa il rigido cappello nero che lo faceva apparire, come in una caricatura anticlericale, un prete preconciliare e d’altri tempi, don Gabriele per anni ha percorso le vie di Viterbo della Tuscia, per adempiere alle sue missioni ed opere di bontà e di carità.

Ora che gode della beatifica visione del Padre, sono sicuro che Don Gabriellino, come tutti noi amavamo affettuosamente chiamarlo e come ci piace ora ricordarlo, di lassù continuerà a pregare per i suoi parrocchiani e ragazzi d’un tempo, e su di noi continuerà a vegliare.            

Giuseppe Bracchi