Il soffitto della chiesa di Santa Caterina

Tuscia in pillole
Vincenzo Ceniti

Antonio Colli (1660-1723). Chi era? Da noi lo conoscono in pochi, quasi nessuno, eppure ha firmato nel 1712 nella chiesa di Santa Caterina a Viterbo, in piazza Dante (davanti alla sede della ex Cassa di Risparmio) un ciclo di affreschi unico nel suo genere.

Nella Tuscia fu attivo anche a Vetralla per i  lavori di ristrutturazione del Duomo (1718-1720). Originario di Torino, ha il curriculum garantito da un’assidua frequentazione in età giovanile nella bottega romana del gesuita Andrea Pozzo, un maestro dell’illusionismo pittorico tardo barocco, conosciuto nel Lazio per  alcuni dipinti nella chiesa capitolina di Sant’Ignazio e  in quella del Gesù a Frascati.   

Colli era legato a Viterbo da rapporti familiari, dal momento che quattro figlie frequentavano il monastero domenicano di Santa Caterina annesso alla chiesa (ben noto per aver ospitato nella prima metà del Cinquecento Vittoria Colonna  ai tempi della riforma luterana) ed una di loro prese anche i voti.  E’ probabile, come si legge in alcune cronache, che gli affreschi da lui eseguiti siano stati offerti al monastero a sconto delle rette per le figlie.  

Sta di fatto che i viterbesi (molti però a loro insaputa)  dispongono di un patrimonio pittorico di raro interesse, malgrado le trascuratezze dei decenni passati che hanno compromesso parte delle pitture : giochi prospettici, volta “sfondata” da finte architetture (con un balcone sporgente), figure di  angeli, putti e santi: S. Domenico, S. Rosa da Lima, S. Caterina d’Alessandria e da Siena ed altri. Anche rilievi e stucchi in altari oggi scomparsi che confermano la costante presenza del Colli a Santa Caterina (l’intero ciclo è datato e firmato) senza evidenti contributi da parte di altre mani.  

Dagli inizi del Novecento la chiesa aveva subito  improprie destinazioni a servizio di vari  istituti scolastici presenti nell’ex monastero che di volta in volta la destinavano a magazzino, deposito di materiali, perfino a palestra con i cesti di basket fissati ai muri. Negli anni Trenta – quando il “Costanzo Ciano” (l’attuale “Paolo Savi”) era in costruzione – l’immobile di piazza Dante ospitava l’istituto tecnico per Geometri e il Liceo classico.

La chiesa venne destinata ad aula magna solo in tempi relativamente recenti, a partire dagli anni Settanta con l’Istituto Magistrale e  l’Istituto professionale di Stato industria e artigianato (Ipsia). Negli ultimi decenni del Novanta l’intero edificio  venne completamente consolidato . Fu anche eseguito un primo studio delle pitture e delle altre opere d’arte che favorirono nel 2007 la stampa di una pubblicazione oggi pressoché introvabile di Fernando Massa voluta da Laura Menichini Di Marco allora dirigente scolastico dell’Ipsia. Con l’attuale  presenza  del Liceo scientifico statale “Paolo Ruffini” sono accresciute le sensibilità artistiche, tanto che la chiesa ha oggi una definitiva  destinazione culturale nell’ambito scolastico. 

Sarebbe ora di pensare ad un organico restauro di questo forziere  con l’intervento auspicabile della competente Soprintendenza e delle varie  istituzioni locali. Queste annotazioni hanno il fine di  accrescere sensibilità e consapevolezza. Ne abbiamo parlato con l’ex prefetto Mario Moscatelli. 

“Sarebbe oltremodo utile - ha detto -  promuoverne intanto la progettazione e, nel contempo, la conoscenza (e in futuro un’organica fruizione) per raccogliere l’adesione volontaria di quanti, nella società civile viterbese, avvertano l’orgoglio di questa eredità culturale e la responsabilità della sua conservazione e valorizzazione inducendoli a concorrere all’onere della spesa anche al fine di stimolare l’intervento pubblico. Il capolavoro della volta della chiesa è un tripudio di colori, di agili corpi in movimento nello spazio e di ardite architetture proiettate verso il cielo che suscitano forti emozioni in chi crede che la bellezza salverà il mondo”.