
Mario Olimpieri
Buonasera Mauro, la mia visita di oggi l'ho riservata a Domenico Tiburzi, presso il cimitero di Capalbio. Sorprendentemente egli ha risposto alle mie domande, talvolta anche indiscrete. Buona lettura a te e ai lettori. Mario
Visita a Capalbio
Dopo la visita effettuata a LE FORANE, non poteva mancare quella presso Capalbio e, in particolar modo, al cimitero dove fu sepolto Domenico Tiburzi.
Naturalmente, mi è stato impossibile trovare la sua tomba vicino al cancello e al muro di recinzione poiché il cimitero è stato ampliato e la tomba di Tiburzi è venuta a trovarsi più all’interno, proprio dove il parroco di allora non voleva fosse accolto il corpo del brigante, ma, per le rimostranze della gente, decise poi di porlo metà dentro e metà fuori.
Non sapendo il luogo preciso dell’attuale sepoltura, mi sono avvicinato all’antica colonna romana, dove, bell’e morto, Tiburzi fu legato e fotografato da Ausonio Ulivi, e ho iniziato a parlare a Domenichino, come fosse proprio lì ad ascoltarmi.
- Ciao, Domenichì, sei contento che sia venuto a farti visita?
- Certamente, Mario!
- E che conosci il mio nome?
- Sì, devi sapere che nel mondo immortale noi sappiamo tutto di quel che succede da voi mortali. Mi sono spiegato?
- Ti sei spiegato benissimo e credo alla tua parola, del resto, se non fosse così, come avresti potuto conoscere il mio nome?
- Bravo, ma qual è il tuo cognome?
- Ma come, proprio adesso mi hai riferito di sapere già tutto!
- Va bene, comprendo il tuo ingenuo stupore, però qui è il caso di fare un po’ di scena per i tuoi lettori.
- Ci sto al gioco, e ti dico che il mio cognome è Olimpieri.
- Bravi gli Olimpieri, ma non avevo con loro alcuna parentela.
- Però ce l’hai avuta con gli antenati di mia moglie.
- Spiegami bene, sono curioso.
- Cesira, la nonna di mia moglie, era tua stretta nipote di primo grado.
- E di chi era figlia, di Paolo o di Giovanni?
- Era la figlia di tuo fratello Paolo, più piccolo di te di dieci anni, e di Florida Manfroni; Cesira era nata nel 1887.
- Mi dispiace di non averla conosciuta personalmente, anche se sapevo della sua nascita, ma, quando sono stato colpito mortalmente dai carabinieri, Cesira aveva appena nove anni e io ero fuggiasco nelle boscaglie di Montauto e del Lamone.
Che dice tua moglie della sua brava nonna?
- Purtroppo non l’ha conosciuta poiché la nonna è morta nel 1952, quando lei aveva solo due anni, però i suoi genitori le hanno sempre raccontato che era molto generosa e donava sempre qualcosa alle famiglie più povere.
- È proprio vero, noi Tiburzi siamo tutti generosi.
- Sì, anche tu sei stato molto generoso, ma… di schioppettate.
- Adesso mi stai proprio offendendo gratuitamente: le schioppettate mi sono sempre servite per difendere la mia vita e le ho sparate perciò soprattutto ai miei traditori, poi saprai che anche io ho dato soldi e molto altro a coloro che ne avevano estremo bisogno.
- Però dimmi, come mai eri così prepotente fin da bambino, impetuoso, arrogante e vendicativo?
- Che brutta immagine di me stai offrendo ai tuoi lettori! Devi sapere che se il sangue ti bolle interiormente, ti può uscire anche dalle orecchie o dal cervello, un po’ come quando metti a bollire il latte, e questo fuoriesce e si spande maledettamente.
Non è stata colpa mia nascere con un carattere impulsivo; io stesso mi accorgevo di non comportarmi bene già prima dei continui rimproveri di mia madre. Sono purtroppo nato brigante (come mi definiscono tutti) e morto tragicamente come accade a tutti i briganti, anche se io interiormente non mi ritengo tale.
- Insomma, vuoi che si perdoni il tuo disgraziato comportamento e che, essendo nato con quello spiacevole marchio, si scenda a comprenderti e addirittura a giustificarti?
- Ma tu pretendi di saperne più dello stesso Cesare Lombroso?
Egli, dopo quella mortale sparatoria, esaminò il mio cervello e convenne che il comportamento che avevo tenuto in vita non poteva essere evitabile, a causa di una innata predisposizione.
- Ma via, che dici! Mi vorresti far intendere che o santi o briganti ci si nasce ed è impossibile uscire da quel solco tracciato dalla natura?
- Certamente, e ti faccio un esempio pratico.
A te piace scrivere poesie, e molti celleresi hanno nutrito nel passato la tua stessa passione e, guarda caso, la maggior parte aveva il tuo stesso cognome: Gismondo Olimpieri, Pietro Olimpieri, Vincenzo Olimpieri, Giovanni Olimpieri, Francesco Olimpieri (Checchetello) e tuo cugino Luigi Olimpieri, anche se bravi lo erano anche tutti gli altri poeti, e però so benissimo che, tra tutti, tu hai in particolar modo una forte stima per Vincenzo Menicucci (Giubbano).
Comprendi ora che un qualcosa c’è nel nostro cervello fin dalla nascita? Come dite adesso, DNA?
- Domenichì, non dico che tu mi abbia convinto, ma in quel che hai espresso c’è solamente un semplice spicchio di verità, ma non di più, bada bene!
Oggi, questo incontro mi è stato necessario e piacevole, per cui già penso a una prossima visitina per conoscerti ancora meglio.
- Sono contento, ti attenderò con ansia.
Beato te che, invece di usare armi esplosive, utilizzi l’arma del convincimento e del buonumore.
- Ciao, Domenichì!
Ti ricordo soltanto che il 24 ottobre 1896 accadde “qualcosa” di tragico a LE FORANE.
- Ah, Mario Mario, che vai a ricordarmi!
Ritorna il 24 ottobre, così ne potremo discutere.
- Sarà fatto!
