Marinello una delle spiagge più belle della Sicilia
da Wikipedia

Dal mio diario: Storia
Dott. Giuseppe Di Prima

Marinello rappresenta una delle spiagge più belle della Sicilia. Basta guardare le foto per rendersi conto che ci si trova in un contesto più unico che raro: si tratta della “Riserva Naturale Oasi di Marinello”. Esploriamola insieme da un indelebile ricordo:

Nel 1949 avevo 16 anni e amante della vita e delle novità ho intrapreso con una moto ed una tenda, da Messina mia residenza, un giro turistico completo della Sicilia. Tra i posti indimenticabili (e sono tanti) mi sono fermato a pernottare anche a Marinello (sotto il Santuario di Tindari - MESSINA) su un terreno deserto al limite della spiaggia e della “Riserva Oasi di Marinello”, e attratto dallo splendore, mi sono attardato qualche giorno senza vedere alcuno se non barche di pescatori in mare. - Durante la mia sosta, un estraneo si è presentato dicendomi gentilmente che quel terreno era suo ma che potevo sostare, dandomi anche qualche buona informazione.

Non potevo non tornare, e diverse volte, in compagnia di amici e studenti di ambo i sessi anche stranieri, instaurando una sana amicizia con il proprietario del terreno. Negli anni successivi fornito di auto e coinvolgendo amici, invitavamo studentesse straniere in vacanza a Messina. . Ogni weekend e a volte durante la settimana, le scappatelle diventarono di moda. 

Quasi sempre il proprietario del terreno (probabilmente in agguato) si aggregava a noi integrandosi nello spirito studentesco che portavamo.

Infatti, il “proprietario” si è poi sposato con una ragazza tedesca ed ha trasformato la zona delle nostre personali soste, in un Camping per tutti.

I progetti generalmente si discutevano in gruppo, ma noi non avevamo alcuna intenzione di investire in un Camping. Il Proprietario trovò tre soci ed iniziò l’avventura.

Inizialmente furono costruiti soltanto quattro bungalow in legno quasi sulla spiaggia cioè al limite del terreno privato, per i quattro soci, uno dei quali non era locale ma calabrese. - Tale socio partecipava raramente tanto da affidarmi la chiave del suo bungalow. . Conclusione, ho avuto per un paio di anni, gratis, un locale-vacanza al mare, da utilizzare a mio piacimento tranne in qualche rarissima occasione della utilizzazione del socio proprietario. Poi gradualmente sono nati spazi attrezzati per roulotte e camper, servizi innovativi con pannelli solari, bar e ristorante. Come “uomo di mare” ho conosciuto il pescatore che aveva in gestione un laghetto più interno isolato dal mare, dove allevava cefali. Lo chiamavano Nerone.

La disposizione dei laghetti era leggermente diversa da come è oggi. Diverse zone d’acqua erano comunicanti, aperti al mare e navigabili da una piccola barchetta o gommone, tranne i due laghetti ultimi più interni, sotto la rocca di Tindari, isolati. Il mare era una meraviglia, anche come fondale di ghiaia minuta. Nessuna attrazione per i sub, tranne nei laghetti interni dove a poca profondità ci si trovava in una folta vegetazione. Ho segnalato a qualche autorità che nel fondale di un laghetto interno ho scoperto alcune pietre a piastre tipo pavimento o molo di un porto. Nessuno ha prestato attenzione, anche come curiosità per un eventuale molo di un antico porto. E mi sono arreso! –

La scoperta eccezionale invece l’ho avuta perlustrando l’insenatura a golfo vicino ai laghetti. Nella sabbia più fine del fondale ho visto alcune fessure lineari di alcuni centimetri e larghi pochi millimetri che appena avvicinavo la mano scomparivano. Scavando attorno potevo prendere in mano vongole giganti quanto una palla da tennis.

Dopo aver esaminato e studiato il contenuto, e gustatolo, ho intrapreso la raccolta con un sistema più comodo. Sempre con maschera e pinne, infilavo la lama di un coltello nella fessura che si chiudeva immediatamente bloccandosi.

Potevo quindi ritirare il coltello con la vongola.

Eravamo in pochissimi a conoscere e praticare questa pesca che nel tempo, non certamente per colpa nostra, ma per l’aumentato turismo è andata gradualmente ad estinguersi. Le escursioni nella zona laghetti erano da me praticate quasi sempre via mare partendo dalla spiaggia del Camping ma a volte via terra, sotto il costone della montagna, che offriva un altro spettacolo.

Era possibile accorciare il

cammino attraversando uno spigolo di montagna utilizzando un tunnel. Il silenzio e la graduale diminuzione della luce davano un senso di ansia ma a metà tunnel, intravedendo la luce dell’uscita, si ritrovava la serenità. Anche perché all’uscita, si presentava in tutta la sua bellezza l’OASI di MARINELLO, ricca di vegetazione, colori, odori, e volatili, oltre gli stanziali gabbiani. 

Ovviamente con la mia famiglia, prima con tenda familiare, poi con roulotte, e infine con camper, ho frequentato per una ventina d’anni il Camping Marinello. Mi sentivo “di casa”. Naturalmente sono stato uno dei più affezionati frequentatori vivendo intimamente la graduale trasformazione di un terreno con pochi alberi di frutta, adiacente alla splendida spiaggia, in un Campeggio eccezionale, rinomato più all’estero che in Italia.

Minilocali e bungalow sorsero come i funghi, bar accattivante e ristorante casalingo siciliano. L’evoluzione negli anni è stata concreta e veloce. Campeggio sempre affollato e personaggi incredibili in vacanza. Continuo a non fare i nomi di tutti i soci, proprietario compreso, e di sua figlia che negli anni, da “mascotte” prese in mano la gestione prima del bar e poi del ristorante. Ero di casa.

Ho conosciuto personaggi interessanti: Un navigatore solitario tedesco con catamarano che per sostare il più possibile in questo “paradiso” inventò escursioni alle Isole Eolie; dopo una lunga sosta ha deciso di fermarsi definitivamente. Il “navigatore solitario” oggi è l’addetto alla “reception” .

Un istruttore per piloti aeronautici, accreditato anche da Alitalia, che pur avendo la possibilità di recarsi gratuitamente in capo al mondo, preferiva pagare un minilocale del Camping. Un pittore belga, quotato, affascinato dal luogo e soprattutto dai “colori” che con moglie e figlia decise di rimanere circa sei mesi postando una mostra a Messina nell’ex Jolly Hotel (siamo ancora in corrispondenza amichevole da Bruxelles).

Un funzionario capo-personale della Volkswagen e professionisti e operai che trasformavano la loro vita godendo spiaggia, mare, natura incontaminata e soprattutto ospitalità e ristorante. Alcuni miei amici e colleghi con le loro famiglie si aggregarono alla mia. Mi legai con un amico noto primario ortopedico amante del mare. e “pazzo come me”.

Avevo un piccolo scafo velocissimo, tanto da fare colazione di mattino presto a Vulcano e tornare senza che le mogli se ne accorgessero. Un giorno scorrazzavamo velocemente verso Messina quando in lontananza scoprimmo lo scafo della capitaneria (non c’era ancora la Guardia Costiera), venirci incontro.

Frequentavano regolarmente il circolo della marina di Messina ed eravamo molto noti ed affiatati con tutta la marinaresca, quindi decidemmo di offrire una colazione ai “controllori del mare”. Ma come? Al nostro solito. Invertiamo subito la rotta sfidando i controllori che ci inseguirono senza raggiungerci ma seguendoci costantemente con il binocolo.

Giunti sulla nostra spiaggia di Marinello e spiaggiato lo scafo, sdraiati ci godiamo lo spettacolo dell’arrivo dei “controllori”, della ricerca dello scafo inseguito e della ricerca del proprietario, e infine dentro lo scafo forse alla ricerca di documenti. Noi ci trattenevamo dal ridere fino al punto di alzarci e affrontare da finti incazzati i sottufficiali. Con un abbraccio fraterno e allegre risate, finiamo al bar per le granite.

Questa è stata la mia vita a Marinello!