
La Chiesa di san Sisto nel 1910 a destra è la struttura che protegge la Macchina di santa Rosa (Archivio Mauro Galeotti)
Chiesa di San Sisto a Viterbo
[PIAZZA S. SISTO, 7] [PARROCCHIA DI S. SISTO]
Edificata presumibilmente sui resti di una precedente edicola1, è citata tra le più antiche chiese di Viterbo. E’ probabile che, la sua costruzione risalga ad una data compresa tra il 1037 ed il 1046.
In origine era dedicata alla SS.ma Trinità, S. Maria, S. Sisto e S. Marco2. Dopo l’ultimazione delle mura urbiche (1098) e non più tardi del 1116, papa Pasquale II (1099-1118) - intento a riconquistare il territorio della Tuscia - concede a S. Sisto i privilegi della pieve3.
L’ara pagana presente presso l’ingresso a destra della chiesa, viene trasformata in Fonte battesimale4 e, da quella data, la chiesa viene consacrata soltanto a papa Sisto II5.
I beni dei fondatori e le oblazioni dei fedeli - rese copiose dal desiderio di procurarsi la benedizione di s. Pietro promessa dal vescovo Giselberto - permettono presto di trasformare la piccola chiesetta in una più maestosa e più bella. Più tardi - cresciuta la ricchezza, aumentati i privilegi, mutata la prioria in Arcipretura - la parte posteriore della chiesa viene abbattuta per sostituirla con quella più spaziosa e adorna che oggi vediamo6.
Innocenzo II (nel 1133)7 ed Eugenio III (eletto nel 1145) concedono all’Arciprete e ai canonici di San Sisto maggiori privilegi e la possibilità, vacando la sede vescovile, di appellarsi direttamente alla Sede Apostolica per qualsiasi gravame. Alla fine del 1100 S. Sisto assume a filiali le chiese di S. Leonardo in Colle e S. Maria di Luco (ora Montejugo) oltre alla chiesa di Giovanni in Celleno, con numerosi possedimenti terrieri.
Nel 1196 S. Sisto viene accolta sotto la protezione dell’imperatore Enrico che esercita il proprio potere sull’intero patrimonio della Tuscia, a spese del debole governo di papa Celestino III.
Le chiese più importanti sono, in quest’epoca, non solo la casa di Dio, ma anche la casa del popolo; dalle chiese parrocchiali prende il nome la contrada o il rione e, sotto il vessillo del Santo a cui la chiesa è dedicata, i cittadini si riuniscono per il servizio di guardia o per combattere i nemici8.
Per tutto il XIII – XIV ed una parte del XV secolo, la chiesa ha due chiostri: uno esterno, sulla piazza di San Sisto, l’altro interno nel palazzo contiguo residenza dell’Arciprete e dei canonici, dei rettori del Patrimonio, dei conservatori di San Sisto, in estate dei vescovi della città9 e, nel 1223 anche del podestà di Viterbo.
La ricchezza e l’importanza della chiesa è attestata in diverse occasioni; nel 1397 papa Bonifacio IX, con una bolla annulla tutte le vendite dei beni ecclesiastici rese necessarie per pagare le collette imposte dai Di Vico, impone una tassa annua per i bisogni della chiesa (chiamata sussidio o terzeria) ed onora S. Sisto di un Arciprete scelto in seno alla propria famiglia.
Mentre in città imperversano le lotte tra le maggiori famiglie nobili viterbesi, l’arciprete di S. Sisto si pone a capo di una ambasceria inviata da Roma per calmare i contrasti10.
La chiesa ha anche il sostegno delle istituzioni civili: nello statuto del 1469 si stabilisce che in S. Sisto si dovevano conservare le chiavi dell’Arca del Comune che conteneva le scritture più importanti11.
Il rilievo di S. Sisto cresce sempre più tanto che, fino al 1519 le due chiese di San Lorenzo e San Sisto, situate in due angoli della città e che coprivano un circuito di tre miglia, erano le uniche ad avere il fonte battesimale12; nel 1574 il territorio di sua competenza si allarga, le viene unita la parrocchia soppressa di San Nicola delle Vascelle e, per qualche tempo, quella di san Leonardo in Colle13. Sarà soppressa come parrocchia soltanto nel 1873 per la legge dell’asse ecclesiastico per poi tornare ad esserlo fino ai giorni nostri.
L’Archivio della chiesa collegiata e parrocchiale di S. Sisto. La prima notizia che si ha dell’archivio della collegiata di S. Sisto risale al 1612 quando, in occasione della sacra visita, il cardinale Tiberio Muti ordina “Mandavit Provideri de libris distinctim, pro notandis nominibus Baptizzatorum, Confirmatorum, Matrimonia contrahentim, et Mortuorum, et accedant ad Curiam ad recipienda forma scriben.”14.
Nel 1648 il vescovo Brancaccio, visitando nuovamente la chiesa, dichiara di aver visto il luogo in cui si conservano i libri dei Battezzati, Cresimati, Morti e Matrimoni15.
All’inizio del XVIII secolo il controllo del vescovo si estende ai Libri di Messe, che si dispone vengano ordinati ed ai libri parrocchiali, che si conservano nella sacrestia, in un armadio destinato alla loro custodia16. Nel 1779 si parla già di un vero e proprio archivio, del quale però non si danno informazioni più precise17.
Agli inizi del XIX secolo, tra le risposte fornite al vescovo in occasione della sacra visita e relative al capitolo, si dice esservi un archivio, “che principia dal 1300 in circa e si costudisce dal Camerlengo pro tempore”. Per l’archivio parrocchiale invece, si dice esservi libri “tanto moderni che antichi. Sono scritti secondo le formule del Rituale Romano”18.
Ancora nel 1867 per il capitolo si attesta l’esistenza dell’Archivio in cui si conservano antiche pergamene e che è custodito da un canonico. I libri sono tenuti dal camerlengo dello stesso capitolo e tra essi è presente un “libro in cui sono intestati tutti gli obblighi ...”.
Per l’Archivio parrocchiale si attestano notizie fino al 1596 e si dichiara di non essere a conoscenza “che mai abbia cambiato luogo”19. Nel 2004 entrambi gli Archivi sono stati trasferiti al Cedido dove tuttora si trovano.
L’Archivio capitolare di S. Sisto. Oggi l’Archivio capitolare è costituito dalle serie: Decisioni del Capitolo20, Puntature21, Libri di Messe22, Amministrazione e contabilità23, Attuari24, Prebende e Canonicati25, Legati26, Sacrestia27, tra la documentazione più specifica sono compresi registri delle sorelle dell’Oratorio di S. Maria della Grotticella ed elenchi delle sorelle della Compagnia del SS.mo Sacramento.
L’Archivio parrocchiale di S. Sisto. Oggi l’Archivio parrocchiale è costituito dalle serie Battesimi28, Cresime29, Matrimoni30, Morti31, Stati delle Anime32.
Vi sono inoltre conservati volumi di Procure (1721-1884), Mandati di matrimonio (1890-1937) e documentazione più specifica tra cui 12 numeri del Bollettino mensile della Federazione tra le Associazioni del clero in Italia “L'amico del clero” datato 1934.
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1 Le chiese di Viterbo, a cura di Attilio Carosi, Viterbo, Tip. Agnesotti, 1995, scheda sulla Chiesa di S. Sisto, E. Bentivoglio, Nuove considerazioni sulla chiesa di S. Sisto a Viterbo scaturite dall’analisi della sua cripta, In: “Biblioteche e società”, n. 4, 1979 pp. 13 – 19.
2 La scultura architettonica del San Sisto di Viterbo e i suoi rapporti con L’area europea di secoli XI – XIII, a cura di Massimo Bonelli, In: “Biblioteca e società” rivista del consorzio per la gestione delle biblioteche Ardenti e Anselmo Anselmi, inserto del n. 4, anno XIII, 31 dicembre 1994 p. 3, cfr. P. Egidi, Per la storia della chiesa di S. Sisto, 1908 In: “Bollettino storico archeologico viterbese”, n. 1, pp. 16- 17.
3 Lo Jus Fontis però risulta esercitato solo dal 1133, E. Battisti, Architetture romaniche in Viterbo, In: “Studi medievali”, n. s. 18 (1952), 1952, pp. 152 -161. M.Signorelli,LachiesadiSanSistoinViterbo.Memoriestoriche,Viterbo,Quatrini,1961,p.7.
4 G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, Vol. I, Viterbo, Cionfi, 1907, p. 45.
5 L. Pace Bonelli, M. G. Bonelli, Chiesa di S. Sisto, Viterbo, Viterbo, Betagamma, 1995, p. 3.
6 P. Egidi, Per la storia... cit, p. 20.
7 Forse è la data in cui viene conclusa la prima fabbrica. Battisti, Architetture romaniche in Viterbo, cit. 1952 pp. 152 – 161.
8 G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa , cit. Vol. I, pp. 123, 126, 140, 148, 195-196. L. P. Bonelli, M. G. Bonelli, Chiesa di S. Sisto, cit. pp. 6-7. 9 C. Pinzi, I principali monumenti di Viterbo, Viterbo, 1911, p. 49.
10 G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, cit, Vol. I, p. 392, Vol. II, Parte I, p. 136, 220.
11 St. Civ. 1469, L. I. rub. 35, G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, cit. Vol. II, Parte I, p. 234.
12 I n quella data fu concesso il fonte battesimale anche alla chiesa di san Giovanni Battista degli Almadiani. M. Signorelli, Op. cit. p. 17
13 “La Rosa, Strenna viterbese”, 1886, pp. 108 e 103.
14 Cedido, Serie Visite pastorali, Visita Tiberio Muti, 1612-1622, c. 22.
15 Cedido, Serie Visite pastorali, Visita Francesco Maria Brancaccio, 1648, c. 178.
16 Cedido, Serie Visite pastorali, Visita Andrea Santacroce, 1702-1703, vol. I, c. 34.
17 Cedido, Serie Visite pastorali, Visita Pastrovich, 1779, c. 4v.
18 Cedido, Serie Visite pastorali, Visita Gaspare Bernardo Pianetti, 1827, vol. I, cc. 497v e 517r.
19 Cedido, Serie Visite pastorali, Visita Eustachio Gonella, 1867, vol. I, cc. 333 e 335.
20 La serie è costituita di fascicoli e registri con datazione compresa tra il 1618 ed il 1940 contenenti istanze disposizioni e decreti emanati dal Capitolo (1618-1940), nomine dei Cappellani (1650-1771) e verbali di adunanze (81817-1907).
21 La serie delle Puntature è composta di otto registri datati 1686-1908, con alcune lacune per gli anni 1738-1787, 1803-1813, 1822-1826, 1870- 1893.
22 La serie Libri di Messe è costituita di diciannove registri con datazione compresa tra il 1726 ed il 1911 con una consistenza cronologica che presenta lacune per gli anni iniziali e per gli anni dal 1800 al 1803.
23 La serie è costituita di registri e fascicoli contenenti: inventari dei beni del Capitolo (1533-1590), un Catasto dei beni del Capitolo (1623), scritture private (1571-1843) e scritture pubbliche (1657-1857), mandati ai debitori del Capitolo (1644-1769), stime e perizie (1675-1848) e annotazioni varie (1685-1836), Carte contabili (1683-1843), Camerlengati del Capitolo, della Sacrestia e divisione del grano (1635-1660, 1753-1786, 1753-1812), registri di censi (1733-1799, 1774-1794), ricevute (1741-1847, 1837-1901), registri di Amministrazione (1881-1890). Sono inoltre presenti documenti relativi ai beni posseduti dal Capitolo nel territorio di Celleno: Atti riguardanti i beni di Celleno e la divisione delle prebende (1658-1767), elenchi di nomi dei debitori e creditori per i beni posseduti in Celleno (1733-1770), un libro delle entrate a denaro di Celleno (1754).
24 La serie degli Attuari è costituita di sei registri datati 1586-1805 con alcune lacune nella consistenza cronologica per gli anni 1688-1731.
25 La serie è costituita di otto unità archivistiche datate 1719-1909.
26 La serie è costituita di quattro registri riguardanti le eredità Grandini (1648-1917), Tirocchi (1833-1885), e Grani (1864-1873).
27 La serie è costituita di cinque unità archivistiche datate tra il 1644 ed il 1927.
28 La serie è composta di ventuno registri datati 1597-1910 con alcune lacune nella consistenza cronologica per gli anni 1598-1627, 1680-1691, 1872-1876. Per gli anni compresi tra il 1597 ed il 1613 un unico registro contiene gli atti di Battesimi (1597-1613), matrimoni (1601-1609) e morti (1600-1616).
29 Serie costituita di tre registri che coprono, senza lacune cronologiche il periodo 1618-1944.
30 La serie comprende quattro registri datati 1613-1908 con un’unica lacuna cronologica di cinquant’anni dal 1643 al 1693.
31 La serie è costituita di nove unità archivistiche con datazione compresa tra il 1634 ed il 1944 con lacune per gli anni 1663-1678 e 1840-1862.
32 La serie è composta di trentasette registri datati 1699-1942. I primi sei registri relativi agli anni tra il 1699 ed il 1887 non presentano al loro interno una vera e propria continuità cronologica. Una lacuna è riscontrabile anche tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.
Tratto dal CEDIDO di Viterbo
