
Viterbo Via delle Caprarecce dal Ponte di Paradosso nel 1961 in una foto di Sorrini-Betti (Archivio Mauro Galeotti)
Mauro GaleottiA seguito del lavoro spontaneo di pulitura da parte del Viterbo Clean Up di Via delle Caprarecce e del Ponte di Paradosso, che ho pubblicato poco fa, mi piace pubblicare un po' di storia in merito a questi antichissimi luoghi.
Via delle Caprarecce già detta, alla fine dell’800, Vicolo dell’Arco poiché, al n° civico 75, era un arco che sovrastava la via, ormai distrutto da tempo.
Su una pietra murata posta sulla facciata della casa al n° 67 è scritto Tiber[...], segue tra il n° 39 ed il n° 41 un minimo spazio tra le case, infatti le costruzioni non potevano appoggiarsi l’una all’altra.
Al n° 33, su un concio della porta di una cantina sono le lettere SME; sopra al n° 27, a destra, su una pietra è l’IHS nel sole; al 25 ancora su una pietra è la scritta, ormai quasi illeggibie, della Società del nome di Dio e della Carità, simile a quella posta su Via della Salita n° 22.
Presso il n° 23 in pietra è altro IHS nel sole con le lettere S e C poste nei cantoni superiori, lo stesso al n° 4, però con le lettere C e P nei cantoni superiori e N XII e la scritta Societatis nella parte inferiore.
Tra il 17 ed il 15 è lo spazio di rispetto tra le case, che trovo anche tra i nn° 15 e 13. Sugli architravi dei nn. 9 e 7 è inciso, sopra, C S, sotto T entro un cerchio con in alto la croce. Infine al n° 5 è un grande arco murato.
Il cardinale Giovanni Boccamazio di Tuscolo († 10 Agosto 1309) concesse benefici all’Ospedale Domus Dei, in Via santa Maria in Gradi, il 30 Giugno 1309, seguito da Pietro e Manfredi di Vico e da Giovanni de’ signori di Bomarzo. La struttura acquistò notorietà ovunque tanto che vi sostarono celebri personalità. Fra’ Ruggero di Bartolomeo, in data 26 Settembre 1310, cedette in oblazione, una casa al Ponte Paradosso.
Marcello Orlandini, delegato apostolico, con notificazione del 21 Agosto 1843 comunica alla cittadinanza che:
«Si proibisce espressamente il ritenere le canape e lini entro la Città prima che siano perfettamente prosciugati come pure il gramolarli in altri luoghi fuori di quelli destinati a tale uso fin dal 1831 che sono come appresso. S. Faustino alle Mura Castellane presso il giardino Saveri. [...] Al Ponticello e Caprarecce.
In Via Vallecupa o ltre il n° 70, dove è un grande arco murato ed il n° 74, dove sull’architrave è scritto Mariano del Capato, è il Ponte Paradosso, denominato già Paratosso dal nome del torrente che scorre sotto il piano stradale, detto anche Torrente Mola, ricordato sin dagli inizi dell’XI secolo. Da questo ponte si ammirano le numerose casupole medioevali accatastate l’una sull’altra e dominate da possenti torri.
Nel muro, che da Ponte Paradosso va verso la Chiesa di sant’Andrea, è una casa con arco gotico; presenta, sul versante verso la valle, una edicola in stucco con affrescata la Madonna del latte e la scritta «Fatta da benefattore A. D. MDCCXLIV», infatti Maria allatta il Bambino con il seno nudo.
E’ una rappresentazione della Vergine assai rara e sembra che le donne gestanti, al ritorno dai campi, si fermassero dinanzi a questa immagine per pregare la Madonna di far scendere il latte per i loro bambini.
Via Paradosso, scrive Noris Angeli, nei primi anni del 1700 era detta Vicolo san Rocco, la Contrada Paradosso, è già nominata nel 1310. Al n° civico 3 è lo stemma scolpito in peperino con la T, Tau di sant’Antonio.
In un incartamento della commissione edilizia, risulta, in data 4 agosto 1903, la domanda di Evaristo Pasquini, proprietario della casa in via di S. Andrea n. 16 e via delle Caprarecce nn. 11 e 13. Pasquini, in seguito alla visita degli ispettori veterinari, dovette promuovere dei lavori per il miglioramento igienico della stalla per le vacche da latte, per cui chiedeva il permesso di poter ingrandire di m 0,25 le due finestre situate sul piano stradale di via S. Andrea, per arieggiare maggiormente la stalla. Quindi chiedeva di demolire la scala su via delle Caprarecce e di potervi costruire al suo posto, per una sporgenza minima, una scarpata in muratura a consolidamento del muro di prospetto sulla stessa via. Visto di approvazione datato 8 agosto 1903 e firmato Bertarelli.
ASVt, AStCVt, b. 27, categ. IV Sanità e Igiene, fasc. 11 Edifici di culto dalla tesi di Maria Teresa Marsilia.
Da dove derivi il nome Paradosso non è chiaro alcuni credono che derivi da paratia o parata, perché si mettevano grosse tavole di legno per cercare di far deviare l'acqua del fosso per innaffiare gli orti o far girare la ruota del mulino.
E' famosa la leggenda popolare del fantasma "Trucche Trucche" che appariva, quando a lui garbava, nella valle sotto il ponte stesso.
Traggo da Lo Straccifojo questo scritto:
Via delle Caprarecce. Questa via costeggia l’alveo di quello che un tempo era il torrente Paradosso, in parte ancora occupato da orti e lussureggianti giardini; sotto il parapetto dell’ultimo tratto della via, da notare gli ingressi dei numerosi cunicoli che un tempo conducevano dal fondo della valle alle cantine del borgo. Da questa privilegiata prospettiva si può godere di una eccezionale vista sulle torri di S. Pellegrino, sul Colle del Duomo e, persino, sul Monte Palanzana.
Al termine della scesa è il Ponte di Paradosso che riporta al quartiere di S. Pellegrino. A sinistra del ponte ha sede un frantoio che in alcuni ambienti ospita un originale esposizione di attrezzi e macchinari utilizzati in passato per filatura della canapa.
Al termine della scesa è il Ponte di Paradosso che riporta al quartiere di S. Pellegrino. A sinistra del ponte ha sede un frantoio che in alcuni ambienti ospita un originale esposizione di attrezzi e macchinari utilizzati in passato per filatura della canapa.
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IL FANTASMA TRUCCHE TRUCCHE
Nella prima metà del ‘900 si diffuse la voce che attorno al ponte di Paradosso e nei vicoli di Pianoscarano si avventurasse un fantasma che gli abitanti non tardarono a battezzare «Trucche Trucche», probabilmente per il rumore prodotto dai suoi passi sull’acciottolato del quartiere. Nell’immaginario popolare, quest’essere misterioso era descritto come altissimo o, comunque, dotato di trampoli poiché la notte si divertiva a rubare gli oggetti appoggiati sui davanzali (stoviglie messe ad asciugare, panni, ecc. …).
IL FANTASMA TRUCCHE TRUCCHE
Nella prima metà del ‘900 si diffuse la voce che attorno al ponte di Paradosso e nei vicoli di Pianoscarano si avventurasse un fantasma che gli abitanti non tardarono a battezzare «Trucche Trucche», probabilmente per il rumore prodotto dai suoi passi sull’acciottolato del quartiere. Nell’immaginario popolare, quest’essere misterioso era descritto come altissimo o, comunque, dotato di trampoli poiché la notte si divertiva a rubare gli oggetti appoggiati sui davanzali (stoviglie messe ad asciugare, panni, ecc. …).
Non mancò chi disse di avergli visto ai piedi grosse scarpe come una specie di ferri da stiro (una sorta di mostro di Frankenstein viterbese!). Il convincimento che quella figura notturna esistesse davvero era così radicata che durante il ventennio fascista fu istituita una ronda per dimostrare agli abitanti del quartiere l’infondatezza delle loro paure; fu persino proibito che si parlasse del fantasma nei luoghi pubblici. Nel dopoguerra non si ebbero più notizie di quelle curiose manifestazioni; tuttavia, per molto tempo le nonne continuarono ad utilizzare lo spauracchio di Trucche Trucche coi loro nipotini più irrequieti.
Durante le scaramucce tra ragazzi che in passato animavano le vie di Viterbo, le combriccole degli altri quartieri intonavano un’irrisoria filastrocca che richiamava la creduloneria dei pianoscaranesi: “Là pe’ Piascarano so tutte mammalucche/ so’ state spaventate da n’certo Trucche Trucche/ Sapete c’adè successo a Valle Cupa/ adè scappato Trucche Trucche dalla buca.”
Durante le scaramucce tra ragazzi che in passato animavano le vie di Viterbo, le combriccole degli altri quartieri intonavano un’irrisoria filastrocca che richiamava la creduloneria dei pianoscaranesi: “Là pe’ Piascarano so tutte mammalucche/ so’ state spaventate da n’certo Trucche Trucche/ Sapete c’adè successo a Valle Cupa/ adè scappato Trucche Trucche dalla buca.”
