
Franco Petroselli con Vincenzo Ceniti e Alessandro Mazzoli (Presidente Provincia e Apt) in un mostra sugli Etruschi (2005)
Vincenzo Ceniti
Caro Franco, ti dedico la “pillola” della settimana poiché sei stato a pieno titolo un promoter turistico della Tuscia che hai contribuito a far conoscere in Svezia, da quando alla fine del Cinquanta sei arrivato lassù in autostop come ambasciatore di Renzo Iavarone, patron del Caffè Schenardi, per favorire un gemellaggio tra Viterbo ed Orebro nel presupposto che italiani e svedesi se la intendevano già dal tempo degli Etruschi.
Poi ci sei ritornato e ci hai fatto radici e famiglia nel 1966 con la “severa” Inga che ti costringeva ad utilizzare le pattine appena tornavi a casa. Il primo ricordo che ho di te è targato 1956, quando futuro studente universitario mi dovetti sottoporre alla gogna riservata alle matricole. Tu, di qualche anno più grande, eri nel sinedrio presieduto dal magnifico rettore Palletta di Gradoli (fuori corso a vita) che, con la tua complicità, mi fece sudare e penare per l’agognato “Papiro”, ovverosia il pass onde accedere indenne all’Università di Roma. Tra le sevizie da te condivise mi fu spremuto nel sedere un tubetto di dentifricio. La festa della matricola si faceva così.
Ti ho ritrovato nel 1972 quando ci incontrammo a Stoccolma per le cerimonie del Novantesimo compleanno del re archeologo Gustavo VI Adolfo di Svezia. Io e Rosvaldo Giubileo guidavamo gli sbandieratori di Orte lungo le vie del centro tra lo stupore dei passanti. Lascio ad altri la descrizione dei tuoi successi culturali e scientifici all’Università di Goteborg e in alcuni centri della Tuscia, per ricordare invece il tuo soccorso quando accompagnai ad Orebro per due anni di seguito (1982-1983) una squadra di giovani allievi di Viterbo a partecipare ad un torneo di calcio, l’”Orebro Cupen”. Ho davanti agli occhi la scena con il doganiere svedese alla frontiera di Trelleborg.
Da buon italiano mi misi a parlare ad alta voce per chiedergli una informazione in inglese stentato, mentre stava vidimando il modulo con l’elenco di tutti i partecipanti. Tu mi dicesti “Se scrive non ti sente. Non è come in Italia che si fanno due cose insieme”. In quell’istante feci mente locale su alcune differenze tra noi ed altri paesi del nord Europa.
Fosti anche cortese in anni successivi a farmi guidare nella campagna di Glanshammar vicino ad Orebro dove venne occasionalmente rinvenuto da un contadino del posto un bronzo di fattura etrusca, oggi conservato al museo Mediterraneo di Stoccolma. Fu quel ritrovamento lo spunto per il gemellaggio Viterbo-Orebro di Renzo Javarone. Tu, lassù, in quelle terre abbuiate per lunghe ore della giornata, fosti agli inizi un intruso e come tale dovesti fare una dura carriera, dai lavori più umili alla docenza universitaria. Per questo ti ho sempre ammirato.
Quando mi vedevi (sono stato più volte in Svezia per organizzare gli stand turistici della regione Lazio) , eri contento ma preoccupato per il mio fare disinvolto che ti avrebbe creato qualche problema di fronte ai tuoi nuovi connazionali. Come del resto avvenne. A Stoccolma guidando un furgone pieno di pubblicazioni turistiche sulla Tuscia con te a bordo, imboccai nel verso sbagliato una strada a senso unico. Mi accorsi dell’errore e feci una spericolata conversione a U. Tu rimanesti impietrito e per timore che la polizia fermandoci avrebbe preso anche le tue generalità, ti fingesti svenuto come se dovessi essere condotto in ospedale.
Stessa preoccupazione da parte tua, in altra circostanza, quando insieme ad una delegazione italiana partecipai ad una conferenza sugli Etruschi da te organizzata nell’aula magna dell’Università di Goteborg. Tu sedevi al tavolo della presidenza accanto al Rettore ed altri docenti ed io in platea. Disegnai su un biglietto un fallo con le ali. Lo detti in una busta al commesso per fartelo consegnare mentre parlava il Rettore. Tu l’apristi pensando ad una mia comunicazione di servizio e quando vedesti il contenuto alzasti gli occhi al cielo come a dire “Signore sono nelle tue mani”.
Riuscimmo anche a dare spettacolo. Una sera presso l’Istituto di Cultura di Goteborg (2002) mi era andata via completamente la voce, ma dovevo portare un saluto agli ospiti di un concerto di musica classica da me organizzato con gli allievi della Scuola Musicale di Viterbo. Tra i presenti c’erano anche il giornalista di Viterbo Giuseppe Rescifina, nostro reporter ufficiale, e Riccardo Marini direttore della Scuola. Io iniziai a parlare e tu dovevi tradurre in svedese anche qualche mia battuta fuori le righe. Morale. Tu, sudando freddo, ti dovesti inventare in simultanea frasi più convenienti.
Il pubblico capi e applaudì.
E ricordo il piacere che avevi della nostra compagnia quando gestivamo lo stand all’interno delle fiere. Ricordi quando allestimmo alla fiera di Stoccolma la riproduzione di una tomba etrusca di Tarquinia (tomba Cardarelli) in dimensioni reali realizzata e dipinta da Rolando Di Gaetani? Il primo piatto di fettuccine, durante le degustazioni gastronomiche era per te ed Inga. Sapevo che le gradivi considerando i cibi svedesi. Però una volta a Goteborg mi desti una lezione. Mi portasti in un’aula dell’Università e mi facesti fare una scorpacciata di gamberi freschi del Baltico cucinati alla svedese che non dimenticherò mai.
Caro Franco ti ricordo così.

Serata “italiana” all’Orebro Cupen (1982)
