
Asilo infantile santa Maria della Quercia bombardato.
Il 20 gennaio del 1944, La Quercia subì l’oltraggio delle bombe.
La Quercia
Gianfranco Ciprini
Quattro avvenimenti, che potrebbero per alcuni “laici” superficiali essere attribuiti al CASO, che anche la Scienza ormai ha dimostrato non esistere!!!
Noi credenti sappiamo che il CASO non esiste, esiste la Provvidenza!
Gesù ci ha insegnato che basta avere tanta fede quanto un granello di senape e potremmo spostare le montagne!
La FEDE nel Signore e la FIDUCIA immensa verso la Vergine Maria, che noi veneriamo sotto il titolo MADONNA DELLA QUERCIA, hanno fatto sì che queste cose accadessero.
BOMBARDAMENTO
Il 20 gennaio del 1944, La Quercia subì l’oltraggio delle bombe; don Sante ricordava: "…alle ore 13.20 una formazione di bombardieri inglesi provenienti da Viterbo lasciò una pioggia di 12 bombe sulla Quercia.
Io ero sul sagrato della chiesa dietro ad una colonna; vidi le bombe cadere tutte intorno al nostro paese.
Una nuvola di fumo e di terra per alcuni minuti inondò La Quercia ed oscurò il sole.
Una bomba distrusse l’Asilo ma non fece vittime perché le suore si erano messe in salvo in un rifugio di campagna.
Per grazia di Dio e della Madonna nessun morto o ferito.
La nostra chiesa era salva come tutto il paese!“.
RAGONESI
Tra i tanti benefici che i querciaioli ricevettero dalla Madonna durante la II guerra mondiale, una grazia particolare fu ottenuta da Franco Ragonesi.
Questo giovane si ritrovò a passare per via Quattro Fontane a Roma il 23 marzo 1944, giorno in cui i tedeschi fecero un rastrellamento come rappresaglia per l’attentato subito in via Rasella.
Con altri sfortunati fu rinchiuso in uno stanzone in via Tasso. Spogliato di tutto, gli rimaneva appesa al collo, legata con una cordicella, una medaglietta della Madonna della Quercia, che don Sante aveva donato a tutti i giovani della parrocchia e a tanti fedeli.
Tutta la notte pregò e baciò quell’Immagine chiedendo aiuto a Colei che gli abitanti della Quercia considerano la “loro” Madre Celeste.
La mattina seguente fu chiamato dal comandante tedesco che gli disse: Sei libero.
Franco fuggì di corsa da Roma e giunto a Viterbo, immediatamente, insieme alla madre, scalzi vennero al santuario a ringraziare colei che l’aveva salvato.
MURO
Il 3 maggio 1944 alle ore 8.30 don Sante ed una ventina di uomini della Quercia vennero catturati dai soldati tedeschi e messi al muro per essere fucilati, accusati di aver sparato la sera precedente contro una camionetta di soldati tedeschi nascondendosi sul sagrato della basilica.
La Madonna intervenne e alle 8.45 fece incontrare una ragazza del posto con un giovane, Pietro Biscetti ufficiale di fanteria distaccato in Servizio di ordine pubblico presso il comando della Guardia repubblicana di Viterbo che abitava in campagna insieme alla famiglia, “sfollata" come quasi tutte le famiglie della Quercia; la giovane supplicò l’ufficiale querciaiolo di intervenire in soccorso degli arrestati.
Il giovane intervenne subito e trovò effettivamente Don Sante appoggiato di fianco ad una parete di una casa ed una ventina di uomini accodati e sorvegliati da alcuni militari tedeschi, da un capitano, un sottufficiale e due o tre soldati armati; uno dei quali faceva da interprete.
Dopo essersi presentato al capitano tedesco, chiese il motivo della operazione che stavano effettuando.
Gli fu risposto che verso le 21,30 circa della sera precedente erano stati sparati dei colpi di fucile contro una camionetta di soldati tedeschi in transito da Viterbo a Bagnaia all'altezza della Piazza della Quercia.
Allora Pietro Biscetti precisò al capitano che la sera precedente alla stessa ora si ero trovato sulla Piazza della Quercia ed aveva notato i colpi di fucile che non erano stati sparati da civili, bensì dai militari della camionetta, i quali al ritorno da Bagnaia ripetettero gli spari allo stesso punto.
L'ufficiale tedesco gli chiese di sottoscrivere una dichiarazione in tal senso.
Dopo di che il giovane ufficiale querciaiolo fu condotto al comando tedesco di Viterbo dove sottoscrisse la dichiarazione ottenendo la promessa che avrebbero rilasciato tutti i fermati.

SOLDATI
Scriveva don Sante:
“Tanti partirono, tutti ritornarono. Mi sembra giusto e doveroso ricordare a tutti i nostri parrocchiani e devoti della Madonna della Quercia questo grande avvenimento miracoloso, operato dalla nostra "Madre dolce e tenera" a vantaggio delle nostre famiglie e, in particolare, dei nostri 195 uomini partiti per la guerra mondiale ultima (1939 - 1944).
Fu un prodigio grande, grandissimo.
Era il febbraio 1942. Già moltissimi uomini e giovani erano stati chiamati dal dovere verso la Patria. Pensai alla consacrazione di tutti i richiamati alle armi, per porli sotto la protezione della Madonna.
Il Padre Basilio, dei Figli di S. Paolo della Croce, grande missionario e valente oratore, preparò il giorno prescelto, 11 febbraio 1942, con una settimana di predicazione, che si concluse nella seconda domenica di febbraio.
Fu una vera ristorazione spirituale: nelle SS. Messe furono Comunioni a non finire. Nel pomeriggio, ora santa: la Basilica era gremita di Querciaioli.
Al termine, la consacrazione di tutti gli uomini alla Madonna.
Una lampada del Soldato" bruciò davanti al Crocefisso miracoloso fino al 1946, quando cioè l'ultimo dei partiti fece ritorno in famiglia.
Gli Aspiranti di A. C. a turno, due alla volta, ogni giorno erano davanti all'Altare della Madonna. (Ogni Aspirante aveva in consegna due Soldati per i quali pregare).
Il miracolo richiesto avvenne: 195 partiti, 195 ritornati, anche dalla Russia.
Il 22 settembre 1946 la Madonna discese dall'Altare e, recata in trionfo dai Reduci, passò attraverso le vie del villaggio per benedire le famiglie felicemente riunite.
E' un fatto storico grandioso. Chiunque lo viene a conoscere, non può che glorificare la Madonna!”.
