
Castro in una stampa del 17041
Romualdo Luzi, storico farnesiano per vocazione e passione!
Ho letto con vivo interesse quanto scritto da Umberto Laurenti sui ducati farnesiani del Lazio e dell’Emilia perché ho vissuto in prima persona tutti i contatti che ci furono al tempo in cui si cercò invano di creare l’iniziativa di “ROSSO FARNESE”, la struttura che avrebbe dovuto legare nelle varie iniziative i centri dei due ducati.
Purtroppo non se ne fece nulla perché… la ragioni degli impegni politici che hanno cambiato le strutture amministrative dei vari comuni del nord e del sud hanno evidenziato che non eravamo distanti fisicamente e anche storicamente, ma quel progetto finì nel disinteresse di molti che inizialmente produssero quel grande progetto che poteva unire queste nostre realtà storiche.
Ebbene ora che Parma. quest’anno è la capitale della cultura Europea in Italia si sarebbero dovuti muovere un po’ tutti e vedere di organizzare qualcosa insieme.
Il dr. Laurenti ha evidenziato quante occasioni e ricorrenze ci sarebbero state per celebrare insieme quella parentesi storica che finì da noi con la completa demolizione di Castro nel 1649 e nella Padania con la mancata successione della famiglia Farnese malgrado che Elisabetta, ultima Farnese, divenne talmente importante da giungere al ruolo di Regina di Spagna e poi far sì che si creasse con i suoi eredi quella stirpe Borbonica che prosperò a Napoli e nel Regno delle due Sicilie con la grave perdita, per le varie sedi farnesiane (oltre Parma, Piacenza, non dimentichiamo Caprarola e Roma, da cui furono prelevati archivi, biblioteche e memorie, opere d’arte antica), e un grandioso patrimonio e di opere artistiche varie che sono finite a Napoli ove si conservano comunque nella Biblioteca Nazionale, nell’archivio di Stato, nel Museo Archeologico e in quello di Capodimonte.
Chi si è interessato di storia farnesiana sa anche delle gravi perdite artistiche e documentarie che, anche nel 1943, al passaggio delle truppe tedesche che stavano risalendo l’Italia, bruciarono parte dell’Archivio delle Carte farnesiane che, ormai perdute invano abbiamo ricercato sulla falsariga dei vari inventari che comunque sono conosciuti e pubblicati. Sparite anche diversi dipinti, in parte poi recuperate dopo l’ultimo conflitto.
Ora è evidente che la conoscenza reciproca dei territori dei nostri vari ducati e sedi farnesiane che da alcuni anni, comunque, è stata molto approfondita, soprattutto per merito di studiosi e appassionati dell’ ”avventura farnesiana”, in questa particolare occasione andava senza dubbio riscoperta, con mostre ed esposizioni che, partendo dalle iniziative parmensi avrebbero permesso una conoscenza approfondita di tante tematiche rimaste praticamente in ambito locale senza quello scambio di esperienze e di iniziative che ognuno di noi avrebbe avuto modo di fare proprie con approfondimenti che, comunque, si potrebbero ancora attuare e vedere cosa ancora si può recuperare del nostro comune patrimonio storico, artistico e culturale.
Ovviamente il singolo studioso e gli appassionati poco o nulla possono fare se non si muovono in questo senso gli amministratori sensibili delle varie località senza dimenticare anche quanto potrebbe “bollire in pentola” per i territori abruzzesi che per molto tempo furono amministrati, non dimentichiamocelo, da Margherita d’Austria, figlia di Carlo V, e sposa di Ottavio Farnese.
Non ho idea se quanto esposto, adeguatamente fatto proprio da chi è preposto a prendere le opportune iniziative, possa portare a felici esiti in questo momento che si presenta oltremodo favorevole ed opportuno.
Grazie per l’attenzione
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1 Castro. Incisione su rame del 1704. Misura della parte incisa cm 20 x 27. Mostra la veduta dell'antica città di Castro, distrutta nel 1649.
Stampata su carta vergata priva di filigrana. Incisa da Joan Blaeu e pubblicata da Pierre Mortier. Attivo ad Amsterdam dal 1690 ereditò le lastre di molti cartografi del XVII e XVI secolo tramite il De Witt, tra cui le carte dei Blaeu e De Fer.
