
Lo stemma di Viterbo nella "Istoria della Città di Viterbo" di Feliciano Bussi che non potè mai vedere perché morto un anno prima della pubblicazione
Viterbo
Nonostante sia stato un gran personaggio autore di vari studi sugli Etruschi, sugli uomini illustri viterbesi e sulla storia della nostra Città, i Viterbesi lo ignorano sino ad oggi non dedicandogli neppure un "vicoletto" della Viterbo che egli tanto amò pur essendo romano.
Ecco a lui dedicata la sua vita.
Feliciano Bussi
Lo storico Feliciano Bussi, crocifero, autore di un libro ove è descritta una interessante storia della città, che ho più volte citato, risiedette sin dal 1716 nella Chiesa di santa Maria in Poggio. Dal Giugno 1723 al 1732 e, ancora, dal Giugno 1734 all’Agosto 1740 rivestì la carica di priore della stessa chiesa.
Eugenio Sarzana (1783) scrive che il vero nome dello studioso era Feniziano.
Nato a Roma il 10 Giugno 1679, fu preso da notevole interesse per la storia della nostra città, tanto da scrivere tre importanti testi. Il più noto è la Istoria della Città di Viterbo che fu stampato nel 1742, un anno dopo la sua morte. Vi sono descritti i fatti fino al 1740; invece è rimasta manoscritta la biografia degli uomini illustri viterbesi che è conservata nella Biblioteca degli Ardenti.
Per i Camilliani o Chierici regolari ministri degli infermi, il fine era quello di assitere i malati, Feliciano Bussi, che era nella Chiesa di Santa Maria in Poggio, indossava questo tipo di abito.
L’altra sua fondamentale opera, Veterum Etruscorum monumenta, Monumenti degli antichi Etruschi, è stata invece pubblicata, in copia anastatica nel 1986, a cura della Cassa di Risparmio di Viterbo. Scrive Giovanni Battista Faure: «dall’Archivio segreto della Città [di Viterbo] prendo il Tomo in Folio Mss. col seguente Titolo: “Veterum Etruscorum Monumenta in Viterbiensi Territorio reperta Aeneis Tabulis edita, brevibusque, Notis explicata a Feliciano Bussi Cler. Reg. Infirmis Ministran-tium”.
Se e dove sieno i Rami qui enunciati nol so: si vedono però cento dieci Fogli, che contengono altrettanti bellissimi, ed accurati disegni. Alcuni altri Fogli volanti di disegni di Antichità Viterbesi si trovano al fine. L’Opera era già preparata per la stampa nel 1737, colla licenza del Maestro del Sacro Palazzo, allora il Reverendissimo Zuanelli, e si leggono le previe approvazioni del P. Abbate Ravilla, e del P. Rocco Volpi sotto lo stesso anno». Continua il Faure «opera tanto desiderata dal celebre Signor Ficoroni Antiquario Romano, amico dell’Autore, e degna di trovare un benevolo Mecenate, che ne promuova la dispendiosa Edizione».
«Conta la Città di Viterbo», sono ancora parole del Faure, «più Cittadini, che l’hanno onorata colle Lettere, tra i quali recentissimi è il Signor Abb. Mariani: ma il Bussi è il solo estero, che consumati abbia, si può ben dire, tutti i suoi anni in studj faticosissimi per Viterbo, parte pubblicando, parte preparando vaste, e laboriose, ed utili opere, quali le indicate».
Feliciano Bussi morì a Roma il 24 Aprile 1741.
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BUSSI, Feliciano
di Armando Petrucci
BUSSI, Feliciano. - Nacque a Roma, da antica famiglia viterbese, intorno al 1680. Datosi alla vita religiosa, entrò nell'Ordine dei chierici regolari camillini e nel 1716 fu destinato a Viterbo, ove rimase sino alla morte. La lunga permanenza a Viterbo, fra il XVII e XVIII secolo centro di una vivace, anche se dilettantescamente incerta attività storiografica, volse decisamente gli interessi del B. all'antiquaria e alla storia.
Nel 1725 egli stringeva relazione con l'abate Francesco Ficoroni, erudito e collezionista romano, il quale lo indusse a intraprendere una fruttuosa attività commerciale di raccolta e invio a Roma di pezzi archeologici, quadri, manoscritti, che mise il B. in grado di venire a conoscenza sia del patrimonio archeologico della sua città sia della storiografia ad essa relativa. Al progetto, assai presto maturato dal B., della compilazione di una grande storia di Viterbo, devono avere anche contribuito in modo decisivo sia l'esempio di quanto veniva allora facendo l'erudito Francesco Mariani, sia il materiale a lui ceduto dal canonico viterbese M. Scaglioni, sia infine la piena disponibilità del patrimonio archivistico del Comune.
L'Istoria della città di Viterbo, già completata nel biennio 1736-1737, ma poi prolungata sino al 1740, dopo ben dodici anni di ricerche complessive, è composta di due parti, di cui soltanto la prima fu pubblicata (Roma 1742); la seconda parte, rimasta manoscritta e datata 1737, è attualmente conservata nella Biblioteca comunale di Viterbo (sala II C IV, 20). Nella prima parte la trattazione del B., preceduta da un quadro geografico della città e del territorio, è piattamente annalistica e mira unicamente a raccogliere ed esporre il maggior numero possibile di notizie, desunte da ogni categoria di fonti, da quelle archivistiche aquelle cronachistiche (fu lui a rifiutare al Muratori il permesso di pubblicare le più antiche cronache viterbesi, e lo confessa candidamente: Istoria, p. XV), sino alle iscrizioni e alla bibliografia antica e recente.
Ma l'erudizione del B. era troppo debole e la storiografia viterbese, in larga parte fondata ancora sui falsi anniani, troppo infida, perché la parte antica (pur riassunta per prudenza in termini brevi) e quella medievale dell'Istoria non ne risultassero largamente inficiate; cosicché nel testo, compilato in un italiano squallido, riaffiorano le pretese favole sulle origini etrusche, la falsa identificazione con Tuscania, la lapide presunta di re Desiderio, e così via; meglio fondate sono naturalmente le sezioni riguardanti il basso Medioevo e l'età moderna, ove il discorso, più fitto e vivace, s'arricchisce di una vasta documentazione di sicura genuinità tratta dall'archivio cittadino, e, col sec. XVIII, della diretta esperienza dell'autore.
La seconda parte della Istoria è costituita da una serie imponente di biografie di uomini illustri viterbesi, distribuite in sei categorie (santità, dignità, lettere, armi, arti, pietà), o anche di personaggi non viterbesi, ma che in Viterbo operarono (e fra questi è compreso anche Leonardo da Vinci); l'arco cronologico interessato, date le premesse poste nella prima parte, è vastissimo, la documentazione assai ampia (vi compaiono anche composizioni poetiche integralmente riportate); ma il tono generale resta stucchevolmente agiografico.
Oltre all'ingenuo campanilismo, il B. contrasse nella sua città un'altra malattia locale, l'etruscomania, che fu alla base di una sua seconda, imponente opera erudita, anch'essa rimasta inedita: i Veterum Etruscorum monumenta in Viterbiensi territorio reperta, conservati nella Biblioteca comunale di Viterbo (sala II C IV, 21).
L'opera consiste praticamente in un catalogo descrittivo di oggetti antichi rinvenuti nel territorio di Viterbo e sbrigativamente considerati tutti etruschi; di ogni oggetto vengono date le misure, la materia, la colorazione, notizie sul luogo di ritrovamento e di conservazione (case private, tabularium cittadino, ecc.) e un accurato disegno a penna; il volume, interamente autografo del B., comprende in tutto centodieci tavole.
Gli interessi del B., che fu in corrispondenza anche con A. F. Gori e con A. G. Capponi, erano vasti e vari, pur se sempre improntati a superficialità e approssimazione. Nel 1729 (Capp. lat. 276, c. 481rv) egli aveva completato una descrizione delle gemme del museo romano Odescalchi, che avrebbe voluto pubblicare, ma che ebbe soltanto limitata diffusione manoscritta; inoltre si dilettava a raccogliere incisioni e disegni di autori antichi, nonché stampati moderni di carattere politico relativi alle vicende dei maggiori Stati europei. Tutto questo materiale deve essere considerato disperso.
Morì in Viterbo il 24 apr. 1741. La prima parte della sua Istoria vide perciò la luce postuma, l'anno appresso la sua morte. Ancora nel 1794 L. de' Medici lamentava con i conservatori del Comune di Viterbo che la seconda parte della maggiore opera del B. fosse rimasta sepolta nell'oblio; ma il suo invito alla pubblicazione non venne accolto.
Fonti e Bibl.: Bibl. Apost. Vat., Capp. lat. 276, 277, 278, 279, 280, 281, passim (vedi G. Salvo-Cozzo, I codici Capponiani della Biblioteca Vaticana, Roma1897, Indice a p. 435); Firenze, Bibl. Marucelliana ms. B VII 6 (due lettere ad A. F. Gori); Viterbo, Bibl. comunale, Misc. II C 1, 36/35 e 36/37 (due lettere del B. al Comune); Ibid., Misc. II C 1, 36/18 (lettera di L. de' Medici); G. M. Mazzuchelli, Gli Scrittori d'Italia, II, 4, Brescia 1763, p. 2461; C. Pinzi, Storia della città di Viterbo, I, Roma 1887, p. XXIV; A. Scriattoli, Viterbo nei suoi monumenti, Roma 1915-20, pp. 439, 440; G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, III, 1, Viterbo 1964, pp. 193 s.; per la falsa lapide di re Desiderio, vedi ora C. Brühl, Studien zu den langobardischen Königsurkunden, Tübingen 1970, pp. 6-7.
Tratto da: http://www.treccani.it/enciclopedia/feliciano-bussi_%28Dizionario-Biografico%29/
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Bussi Feliciano
Bussi, Feliciano – Storico (Roma, ca. 1680 – Viterbo, 24 apr. 1741).
Pur non appartenendo all’antica e prestigiosa famiglia dei Bussi di Viterbo, fu importante per la storia di quella città, dove trascorse gran parte della vita. Sacerdote dell’Ordine dei Ministri degli Infermi, nel 1716 fu destinato a Viterbo, dove rimase fino alla morte. Appassionato di antiquaria, archeologia, letteratura e storia, nel 1726 era ascritto all’Arcadia come Pomiso Parastate e tra i suoi amici figurava l’abate Francesco Ficoroni. Il cospicuo numero di fonti archivistiche e cronachistiche a sua disposizione lo stimolò alla redazione di una storia della città di Viterbo (Istoria della città di Viterbo, rist. anast., Bologna, Forni, 1967), scritta tra il 1736-1737 e ampliata nel 1740; formata da due volumi, ne fu pubblicata soltanto la prima parte, nel 1742, presso Bernabò e Lazzarini. Il testo era stato presentato alle autorità comunali locali sin dal 1736 e recava come firme dell’imprimatur pontificio quella di padre Volpi, consultore della Congregazione dell’Indice, del padre Casimiro, autore della storia della chiesa di Aracoeli di Roma, e quella dell’erudito Francesco Mariani dal quale il B. scrisse di aver tratto notizie come pure dai testi manoscritti che gli avevano lasciato Matteo Scaglioni, già Canonico della Cattedrale di Viterbo e Pietro Polidori, beneficiato di S. Pietro a Roma.
La seconda parte, manoscritta, è conservata nella Biblioteca Comunale viterbese. L’opera, che nel primo volume cerca di ricostruire tutte le notizie riguardanti la città e nel secondo presenta una successione di biografie di personaggi illustri locali o che agirono a Viterbo, non possiede grande valore critico, e si preoccupa principalmente di presentare il maggior numero di notizie, provenienti da svariate fonti. La più interessante è la parte moderna, ricca di documenti d’archivio. Il B. fu inoltre autore di un testo di etruscologia, conservato nella Biblioteca Comunale di Viterbo e pubblicato in copia anastatica nel 1986 (Monumenti degli antichi etruschi ritrovati nel territorio viterbese editi su tavole in rame e con brevi note commentati da Feliciano Bussi dei padri di S. Camillo De Lellis 1788, trascrizione di Attilio Carosi; traduzione di Domenico Mantovani; commento storico-archeologico di Paolo Giannini, Roma, Stabilimento di Arti grafiche Luigi Salomone, 1986).
Il B. intrattenne una fitta corrispondenza epistolare con vari intellettuali dell’epoca, fra cui Anton Francesco Gori, erudito e appassionato di studi classici, e il marchese Alessandro Gregorio Capponi (1683-1746).
BIBL. e FONTI – BAV, Capp. lat. 276 (1729), 277 (1730), 277 (1731), 278 (1732), 278 (1732), 279 (1734), 280 (1736), 280 (1737), 281 (1738) (lettere al marchese Alessandro Gregorio Capponi su libri e antiquaria). Pinzi, I, p. XXIV; Salvo Cozzo 1897, p. 435; Scriattoli 1915-20, pp. 439-440; Signorelli, III/l, pp. 193-194; Armando Petrucci in DBI, 15, pp. 564-565; Bignami Odier 1973, pp. 166, 176, 254; Giorgetti Vichi 1977, pp. 111, 214, 236; Rendina 2004, p. 166.
