Cellere negli anni '10  del 1900, Via Napoli (Archivio Mauro Galeotti)

Breve storia di Cellere

Mario Olimpieri

Cellere

L’origine del nome Cellere può ricondursi al latino “Cellere (Cèreris)”, giacché la località compare negli antichi documenti sia con il diminutivo di “Cellulae” sia con l’appellativo di “Castrum Cèreris”. 

La derivazione etimologica, unitamente alla presenza in loco di numerosi pozzi scavati nello sperone tufaceo, sembrano avvalorare l’ipotesi che Cellere, appartenente alla lucumonia (territorio soggetto al lucumone) di Vulci, sia stato scelto dai Vulcenti (in seguito dai Romani) come deposito di prodotti agricoli, e dunque sia sorto non come vero e proprio centro abitato, bensì come nucleo di raccolta di approvvigionamenti, verosimilmente fortificato e presidiato da guarnigioni armate.

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Castello di Cellere

Vari indizi inducono ad ipotizzare che l’accesso originario al castello fosse posto ad Est, nello spazio tra le due formazioni di tufo che fanno da basamento da un lato alla chiesa parrocchiale e dall’altro alla rocca stessa, mentre il versante Nord, quello su cui si apre l’ingresso attuale, è posto in corrispondenza del crinale del colle e appare dunque più adatto alla “tagliata” artificiale per la realizzazione del ponte levatoio.

In posizione centrale domina il palazzo signorile, sovrastante su tutte le abitazioni che chiudono il cerchio delle mura castellane.

È solo a partire dal 1180 che la storia di Cellere risulta documentata.

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Varie lotte per non essere sottomessi

Il tentativo di ribellione del 1308, prontamente soffocato dalle milizie romane, alle quali i Tuscaniesi si erano rivolti, fu promosso dal feudatario Nicola di Ranuccio di Pepone dei signori di Farnese. 

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All’assalto, mosso nel 1315 a Montefiascone contro il Rettore del Patrimonio Bernardo da Cucuiaco, ad opera di numerosi comuni della zona, capeggiati da Orvieto, parteciparono tutti i membri della casa Farnese, tra i quali ritroviamo Pietro e Cola di Cellere. 

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Durante la restaurazione del potere pontificio nel Patrimonio, ad opera del cardinale Egidio Albornoz, Cellere ancora una volta si trovò a prestare giuramento di fedeltà alla Chiesa tramite i suoi rappresentanti: Puccio, Pietro, Ranuccio e Francesco Farnese.

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Quando nel 1649 Castro fu distrutta, per volere di Innocenzo X, anche Cellere, come gli altri territori del Ducato, passò sotto il dominio diretto della Santa Sede, ed il suo territorio, incamerato dalla Camera Apostolica, entrò a far parte del nuovo Stato di Castro.

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Nel 1778, il feudo di Cellere fu concesso da Pio VI in enfiteusi al marchese Casali Patriarca insieme con Pianiano e Tessennano; nel 1833 la Camera Apostolica vendette la castellania di Cellere al marchese Francesco Brancadoro il quale l’anno successivo la cedette ai CONTI MACCHI che la possedettero fino al 1920 e che tuttora ne conservano il titolo.

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Nel riparto territoriale del 1827 la podesteria di Cellere con Pianiano risulta assegnata al distretto di Civitavecchia, dipendente dal governo di Toscanella: tale situazione resterà pressoché immutata sino alla caduta dello Stato Pontificio.

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Dopo l’annessione al Regno d’Italia, CELLERE, con la frazione Pianiano, APPARTENNE ALLA PROVINCIA DI ROMA FINO AL 1927, anno in cui passò alla neoistituita provincia di Viterbo.

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