Viterbo STORIA

Edicola del 1944 con la Madonna Liberatrice sulla facciata del Palazzo Fani, in Via Garibaldi,
che ha occupato il Palazzo Firenzuoli del XV secolo
Ventottesimo incontro con i lettori de La Città
Testo e foto di Maurizio Pinna
La pietra enigmatica è stata rinvenuta tra le macerie di Viterbo a seguito dei bombardamenti aerei alleati del 26 maggio 1944.
Nell’epigrafe esplicativa in marmo si cita un passo del Vasari che parla di tale pietra raccontando la vita di Bramante.
Il reperto è oggi custodito all’interno del Palazzo della Cassa di Risparmio, in via Mazzini n. 129.
Ringrazio l’Istituto per aver gentilmente autorizzato le fotografie.
Ho provato a dare una spiegazione più comprensibile della targa esplicativa, e questo è il risultato.
Giorgio Vasari fu un pittore, architetto e storico dell’arte, aretino, vissuto tra il 1511 e il 1575. Nel 1550 scrisse Le vite de’ più eccellenti architetti, pittori, et scultori italiani, da Cimabue insino a’ tempi nostri, un lavoro successivamente ampliato nel 1568.
Vasari, nel descrivere la vita di Donato Bramante, grande pittore e architetto (1444-1514), cita la pietra rinvenuta a Viterbo, raccontando che Bramante, nell’intento di stupire col suo ingegno Papa Giulio II, in un fregio che doveva fare bella mostra fuori la facciata del palazzo del Pontefice, prendendo spunto dai geroglifici, disegnò una testa di profilo che ricordasse Giulio Cesare, due archi (o ponti) che nella sua fantasia stavano ad indicare II Pont (secondo Pontefice) ed una aguglia in finale ripresa dal Circo Massimo a Roma, per indicare Max.
Più che un geroglifico sembrerebbe un rebus che decifrato corrisponde al nome del Pontefice Iulio II Pont. Massimo.
Il Pontefice apprezzò e rise allo stesso tempo, invitando Bramante a sviluppare su un braccio (quindi, in linea orizzontale) l’idea.
Papa Giulio II spiegò al Bramante che tale sciocchezza l’aveva vista a Viterbo su un architrave di una porta dove un tale Maestro Francesco Architettore, per indicare se stesso, scolpì: san Francesco (rappresentato dal simbolo di san Bernardino da Siena), un arco, un tetto e una torre.
L’interpretazione di tali figure scolpite è, appunto, maestro Francesco [ossia, Pier Francesco Firenzuoli, o Florenzuoli, leggi la storia clicca qui] (san Francesco, attraverso il simbolo di san Bernardino), architettore composto dall’arco (archi), dal tetto (tet) e dalla torre (tore).
(Fonte e riferimenti bibliografici: Viterbo dal fascismo alla guerra con uno sguardo ai giorni nostri, Maurizio Pinna, 2011).
Maurizio Pinna
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Fiorenzuoli (Florenzuoli) – Famiglia (Viterbo, secc. XV-XVII)
Originaria di Sutri, la famiglia viene iscritta al patriziato viterbese nel 1505 ma si era trasferita nel capoluogo della Tuscia già alla metà del XV secolo con Michele che fu uditore del Rettore della Provincia del Patrimonio. Nel 1479 era proconsole del Collegio degli avvocati, procuratori e notai di Viterbo e, per i suoi meriti, fu fatto Conte Palatino dall’imperatore Federico III. Aveva sposato Evangelista di Mariotto e tra i suoi figli c’è Pier Francesco (v.), architetto e ingegnere militare di grande importanza per i lavori progettati e diretti sia nello Stato pontificio che a Firenze.
Suoi figli furono Ascanio e Placido. Il fratello di Pier Francesco, Aristofile, si laureò in medicina e filosofia, fu lettore di filosofia all’Università di Roma (1481) ed esercitò la professione medica. Suo unico figlio maschio fu Michele che fu anche lui medico; prese parte alla magistratura cittadina tra il 1551 e il 1569, figurando tra i priori e i conservatori, fu fabbriciere della chiesa cattedrale nel periodo in cui a Ludovico da Cortona veniva affidato il compito di edificare nuove cappelle in pietra. Nel 1564 faceva parte dei santesi del convento domenicano di Santa Maria della Quercia. Nel 1542 era stato rettore dell’Ospedale Comunale di Viterbo e nel 1575 ne era prefetto e amministratore.
Dei suoi figli si ricordano Marco Antonio che fu incaricato dalla Comunità della fabbrica della chiesa e del convento dei Cappuccini fuori Porta San Matteo; Girolamo che fu laureato in utroque iure, arcidiacono della Cattedrale, convisitatore del vescovo Girolamo Matteucci nella Visita pastorale da questo condotta nel 1597, poi in disaccordo con il suo vescovo al punto da essere per breve tempo imprigionato, infine nel 1617 era nominato protonotario apostolico; Virginia sposata con Antonio Spreca fu erede dei beni di Girolamo che poi trasmise alla pronipote Cecilia Pollastri andata sposa in casa Torellini con obbligo di aggiungere al proprio cognome quello di Fiorenzuoli.
Nel 1615 Girolamo Fiorenzuoli, allora Arcidiacono della Cattedrale di Viterbo, aveva creato un beneficio con peso di messe e con diritto di nomina del cappellano alla sua casa e, in assenza di eredi, con nomina da parte dell’Arcidiacono pro-tempore. Nel 1785 il diritto di nomina è esercitato da Angelica Torellini erede di Dionisio Pollastri a sua volta erede di casa Fiorenzuoli.
Ebbero abitazione in Piazza Fontana Grande (palazzo passato poi ai Pollastri e poi ai Fani) e sepoltura nella chiesa di Santa Maria del Paradiso.
BIBL. – N. Angeli, Famiglie viterbesi. Storia e cronaca. Genealogie e stemmi, Viterbo 2003, pp. 229-230; G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, Viterbo 1940, Vol. II. Parte II, p. 353.
[Scheda di Luciano Osbat – Cersal]
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Fiorenzoli (Florenzuoli) Girolamo
Fiorenzoli (Florenzuoli), Girolamo – Ecclesiastico (Viterbo, sec. XV – Ivi, post 1624)
Viterbese, figlio di Michele e di Olimpia Gentili, esponente della famiglia Fiorenzuoli imparentata con le maggiori casate della Città (v.), dichiara (quando viene interrogato dal Visitatore apostolico Alfonso Binarino nel gennaio 1574) di aver ricevuto la prima tonsura e gli ordini minori nel maggio 1568, poi di essere divenuto canonico della Cattedrale a partire dal 22 novembre 1573. Si era laureato in utroque iure ed era diventato Arcidiacono della stessa Cattedrale a partire dal 1592 e in tale incarico era rimasto almeno fino al 1624 quando compare con questo titolo tra gli esaminatori sinodali elencati nel sinodo di Tiberio Muti.
Dal 1570 aveva avuto anche la cura della cappella di S. Maria della Salute e della cappellania del S. Salvatore in Santa Maria in Poggio dal 1571. Aveva partecipato sia al sinodo indetto da Giovanni Francesco Gambara nel novembre 1573 che al Sinodo promosso da Carlo Montilio nel marzo 1584 e ai due sinodi di Tiberio Muti nel 1614 e nel 1624. Nella Visita pastorale di Girolamo Matteucci del 1597 è tra i Convisitatori nonostante gli screzi che vi erano già stati tra quel Vescovo e alcuni tra i suoi Canonici ed esponenti del clero cittadino al punto da arrivare ad imprigionarne qualcuno per breve periodo perché si erano rifiutati di eseguire sue disposizioni come accadrà allo stesso Fiorenzuoli tra il 1601 e il 1603. Dopo il 1617 era stato nominato Protonotario apostolico.
Nel 1615 aveva creato un beneficio con peso di messe e con diritto di nomina del cappellano alla sua casa e, in assenza di eredi, con nomina da parte dell’Arcidiacono pro-tempore. Nel 1785 il diritto di nomina è esercitato da Angelica Torellini erede di Dionisio Pollastri a sua volta erede di casa Fiorenzuoli.
BIBL. e FONTI – Cedido, Serie “Visite pastorali”, Visita apostolica di Alfonso Binarino, 1573-1574, c. 92; Visita pastorale di Girolamo Matteucci, 1597, passim; Archivio del Capitolo della Cattedrale di S. Lorenzo, Decreti capitolari 1582-1601, c. 88; Libro de decreti del R. Capitolo 1614-1649, c. 3. G. Signorelli, Viterbo nella storia della Chiesa, Volume secondo, Parte Seconda, Viterbo 1940, pp. 352-353; N. Angeli, Famiglie viterbesi. Storia e cronaca. Genealogie e stemmi, Viterbo 2003, pp. 229-230; Constitutiones et decreta edita…in eius Secunda Dioecesana Synodo…, Viterbii, 1624, p.31; M. Galeotti, L’illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2002, passim.
[Scheda di Luciano Osbat – Cersal]
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Florenzuoli Pier Francesco
Florenzuoli Pier Francesco (Pier Francesco da Viterbo) – Ingegnere militare (Viterbo ca. 1470 – ca. 1537).
Figlio di Michele, nacque da nobile famiglia originaria di Sutri. Definito dal Vasari «ingegnere valentissimo», giovanissimo si arruolò nell’esercito di Francesco I; nel 1523, insignito del grado di capitano generale, fu a Civita Castellana, ove effettuò alcuni interventi volti a fortificare la rocca cittadina, lavori documentati da un disegno di poco successivo di Antonio da Sangallo il Giovane.
Nel 1525 fu nominato da Clemente VII soprintendente di tutte le fortificazioni esistenti nello Stato della Chiesa: affiancato da Antonio da Sangallo e Michele Sanmicheli, fu nelle Marche, a Piacenza e a Parma. Chiamato a Verona, vi realizzò il bastione della Maddalena e la cortina tra quello e Porta Vescovo (1526-1527); analoghi interventi effettuò a Padova, Crema, Legnago, Pesaro, Senigallia, Ascoli Piceno. Nel 1534 a Firenze ebbe col Sangallo l’incarico della progettazione della Fortezza da Basso, condotta a compimento da quest’ultimo.
Tra le ultime opere sono da menzionarsi la Rocca Paolina a Perugia e la realizzazione dei nuovi baluardi ad Ancona (ca. 1535).
BIBL. -Adams – Frommel 1994, pp. 103, 113, 141, 144-145, 178; Daniela Lamberini in DBI, 48, pp. 316-318 (con ampia bibl.); Galeotti 2002, p. 765.
[Scheda di Raffaella Catini – Ansl]
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Per approfondire
https://www.storiadellacitta.it/2019/02/03/il-contributo-di-pier-francesco-da-viterbo...
http://www.fortificazioni.net/Architetti%20e%20progettisti/Fiorenzuoli.htmhttp://www.storiadellacitta.it/wp-content/uploads/2019/02/071-093_Raggi.pdfhttp://www.ghaleb.it/eventi_2008_11_27.htm
