Il frate Juniparo con il giovane indio convertito (da Getty images)

Prof. Alessandro Finzi

Caro Mauro,
credo di aver già rammentato la storia di fra Ginepro a Vitorchiano che hai raccontato recentemente e anche l'episodio di Viterbo, quando il frate vi venne e, per penitenza, volendo essere umiliato, si tolse le vesti, se le mise in capo e, girando per la città, ben presto cominciarono a deriderlo e a tirargli di tutto, compreso quello, si può presumere, che a quei tempi si trovava facilmente per le strade.

La sua forma maniacale di quello che oggi chiameremmo masochismo è bene illustrata anche nell'episodio che hai raccontato quando fra Ginepro invitava i sui aguzzini a maltrattarlo ancora di più.

La cosa a suo modo divertente è che, tornato tutto contento, sudicio e contuso al convento, gli altri frati si scandalizzarono moltissimo e, fra le varie proposte, ci fu perfino quella di... impiccarlo!

Fra Ginepro fu a Viterbo ai tempi di santa Rosa ed è probabile che due personalità così eccezionali si siano conosciute e forse anche incontrate.

Ho narrato entrambe le storie in occasione di una conferenza tenuta al Serra Club di Viterbo. Questa meritevole Associazione prende il nome da Juníparo Serra, frate francescano, noto come l'evangelizzatore della California che aveva assunto il nome di Juníparo, equivalente spagnolo di Ginepro, proprio in onore all’umilissimo frate italiano.

In precedenza Juníparo aveva operato nell'area di Querétaro in Messico quando già il maestoso Tempio di Santa Rosa era in costruzione ed era già attivo il prestigioso Real Collegio di Santa Rosa. La coincidenza straordinaria è che cinquecento anni dopo che Rosa e Ginepro erano contemporaneamente a Viterbo, colui che prendeva nome da Ginepro e coloro che prendevano il nome da santa Rosa si trovavano nella medesima città dall’altra parte del mondo. Certamente si conoscevano data la rilevanza delle loro personalità e probabilmente si incontrarono anche dato che l’uno e la altre frequentavano il Tempio della Croce dove ancora si può vedere una lapide che ricorda il passaggio di fra Juníparo.

Già che ci sono, ricordo che le seguaci di santa Rosa, con l'avvento nel novecento del democratico e ferocemente anticlericale regime repubblicano, le monache di santa Rosa dovettero fuggire abbandonando il loro collegio. Dove? A Soriano!

Questo è il nome con cui viene conosciuto il quartiere di San Domenico da Soriano che fa parte oggi della città di Colón. Le suore sopravvissero in vesti borghesi al massacro di religiosi, pregando solo di nascosto in privato, ma il loro Collegio fu occupato dalle truppe, le collegiali disperse e della grande istituzione rimasero solo le strutture del Collegio ed il Tempio che fanno parte del nucleo urbano riconosciuto oggi patrimonio Unesco dell'umanità a testimonianza di una storia che certamente interessa i viterbesi. 

Fra le foto che ho trovato te ne accludo una che raffigura il frate con il giovane indio convertito; la statua è posta di fronte alla chiesa de la Cruz frequentata dalle suore ed è importante notare la croce impugnata e levata in alto nel gesto in cui più frequentemente viene raffigurata Rosa nell'iconografia di tutto il mondo.

Ciao. Un abbraccio. Alessandro