
"L'annunciazione" parte della pala d'altare della Porziuncola ad Assisi, 1393

Viterbo
Mauro Galeotti e altri dal web
L'antica la Chiesa di san Francesco alla Rocca, per buona parte, fu affrescata per mano di Prete Ilario da Viterbo nel 1385. E’ importante questo pittore, perché nel 1393 dipinse, tra l’altro, il polittico dell’altare della Cappella della Porziuncola nella Basilica patriarcale di santa Maria degli Angeli in Assisi.
Del pittore Ilario Zacchi da Viterbo, il cognome non è sicuro, è nota la sua attività dal 1375 al 1418; rivestì la carica di priore, dal 1399 al 1418, della Canonica di sant’Angelo in Spatha a Viterbo.

Prete Ilario di Viterbo, la pala dell’altare della Porziuncola ad Assisi, 1393
Nel 1375, scrive Giuseppe Signorelli, al quale si deve l’individuazione del cognome del pittore: «Aveva dipinto un angelo in casa di una madonna Giovanna e nel 1384 un Cristo».
Inoltre continua: «Aveva egli già dato prova della sua valentia col dipingere nel 1388 sullo stendardo della canonica di S. Angelo il San Michele, in sostituzione di quello che fu lacerato nella zuffa dell’anno innanzi fra gli armigeri del Prefetto ed i popolani Viterbesi, durante la quale fu ucciso Francesco di Vico».
Porziuncola
Ilario ha eseguito, firmato e datato (1393) la pala dell’altare della Porziuncola di Assisi: «Istam tabulam fecit fieri frater Franciscus de S(an)c(t)o Gemino de helemosynis procuratis A. Dni MCCCLXXXXIII incepta de mense Augusti completa de mense Novembris in istis partibus durante guerra et caristia Presbyter Ylarius de Viterbio pi(n)x(it)».
Italo Faldi definisce l’opera:«Un manufatto artistico così vistoso, singolare e raro».
Giuseppe Signorelli (1934) attribuisce ad Ilario gli affreschi: in santa Maria Nuova nella cappella dove è raffigurata la Madonna assisa in trono col Bambino, san Giovanni Battista e col Cristo in piedi col nimbo crucigero e la croce sulle spalle (in realtà è del Balletta); in santa Maria della Verità ove è la Madonna sulla sedia cosmatesca col Bambino in braccio che prende il latte.

Prete Ilario di Viterbo, san Lorenzo Martire nella Basilica patriarcale di Santa Maria degli Angeli ad Assisi
------------
Il retablo di Prete Ilario da Viterbo alla Porziuncola, di Silvia Rosati
Nel 1393, mentre imperversano guerra e carestia, fr. Francesco da Sangemini, guardiano del convento della Porziuncola, commissiona al pittore Prete Ilario da Viterbo una tavola da collocare all’interno della piccola chiesa che Francesco aveva tanto amato.
Ancora oggi chi entra nella Porziuncola non può non restare incantato dalla bellezza di questa imponente pala che, come testimonia l’iscrizione in latino visibile al di sotto della scena principale, è stata dipinta grazie ai proventi delle elemosine.
Composta da una tavola di ampia superficie, da una predella che si interrompe al centro per permettere l’accesso all’abside della chiesa e da una cornice piuttosto larga inclinata verso l’interno, l’opera di Prete Ilario è un vero e proprio retablo che riveste la parete di fondo della Porziuncola ed è sagomato seguendone il perimetro ogivale.
Il programma iconografico è estremamente complesso: la scena centrale, con una scelta tematica che ha suscitato molti interrogativi tra gli storici dell’arte, in effetti è dedicata alla Vergine Annunciata dall’Arcangelo Gabriele anziché all’Assunta, vale a dire alla Madonna degli Angeli cui la Porziuncola è intitolata. Come ha acutamente evidenziato Mario Sensi tuttavia, l’annuncio della nascita del Salvatore si lega profondamente a quel concetto di “Francesco Madre” al quale farebbero riferimento gli altri episodi del retablo che narrano l’Indulgenza del Perdono: la scelta di rappresentare l’annunciazione mirerebbe quindi ad esaltare la conformità di San Francesco – la “Pia mater” dell’Ordine minoritico che, per amore degli uomini, chiede la salvezza di tutte le anime dei fedeli in pellegrinaggio alla Porziuncola – con Gesù, che per amore ha liberato l’intera umanità dal peccato.
Vi sarebbe poi un’esaltazione del ruolo della Porziuncola, “particella” di mondo affidata dal Signore a Francesco per servirLo, così come Maria di Nazareth è la “particella” eletta e santa di umanità che è stata scelta da Dio Padre per permettere al Verbo di farsi carne. La purezza della Vergine, prima, durante e dopo il parto, è sottolineata dai tre candidi gigli nel vaso all’interno della scena.
[N.B. de Gli scritti Si potrebbe anche aggiungere che l’Annunciazione è la rivelazione della misericordia di Dio, poiché Dio si fa uomo per salvare il mondo. L’indulgenza è un’espressione della fede nell’Incarnazione]
Gli Episodi del Perdono del retablo (termine spagnolo di etimologia latina, dalla locuzione re(tro)tabulum altaris, che indica una grande pala d’altare), sembrano essere derivati principalmente dal racconto della concessione dell’Indulgenza di Michele di Bernardo da Spello. Michele da Spello non solo utilizza in riferimento al Poverello le parole “pia mater nostra”, ma riserva anche al miracolo delle rose un ruolo centrale: questi fiori appena sbocciati, associati a Maria e alla maternità, probabilmente alludono, quando presenti nel numero di dodici, alla missione apostolica dei Minori e, quando presenti in numero di tre, ai voti francescani di povertà, castità ed obbedienza.
Il ciclo delle Storie del Perdono - che ispirerà tutte le raffigurazioni successive dell’Indulgenza della Porziuncola - può essere letto in senso antiorario, a partire dal riquadro situato in basso a destra.
-Gli angeli appaiono a San Francesco vittorioso sulla tentazione: Per fuggire alle lusinghe del demonio (raffigurato in alto mentre si sta allontanando) Francesco si è recato fuori dalla sua cella fatta di stuoie e si è gettato nudo tra le spine di un roveto, tenendo in mano il flagello per fustigarsi. Cristo, in alto a sinistra, si affaccia dal cielo e gli invia due angeli.
-Gli angeli accompagnano Francesco alla Porziuncola: Francesco vestito di una tunica si incammina con due creature celesti lungo una strada dritta, coperta da un tappeto dorato ornato di margherite, verso la chiesetta. È pieno inverno, ma il roveto, dopo essere stato pervaso di luce, si è ammantato di rose: Francesco ne reca con sé ventiquattro - dodici rosse e altrettante bianche, in onore di Cristo e della Vergine - mentre l’angelo a destra ne tiene in mano tre, due bianche ed una rossa.
-Cristo, per intercessione della Vergine, concede a Francesco l’Indulgenza: Questa scena è più grande ed occupa la parte superiore, cuspidata, del retablo. Francesco, affiancato dai due angeli, è inginocchiato davanti all’altare della Porziuncola ed offre una corona di dodici rose al Redentore e alla Vergine seduti su un trono: all’interno di una mandorla pervasa di luce ed attorniata da una schiera di cinquantadue angeli (ventisei per lato) Cristo e Maria ascoltano Francesco chiedere l’Indulgenza plenaria. La Madonna, avvolta in uno splendente manto dorato, intercede con il Figlio a favore della richiesta del Poverello.
-Francesco chiede a Onorio III di approvare l’Indulgenza: Insieme a fr. Masseo, Francesco si reca da papa Onorio III presso il palazzo lateranense per avere la conferma dell’Indulgenza ottenuta durante la visione alla Porziuncola. All’interno di un edificio coperto da volte, il Papa, seduto su un trono e affiancato da altri sei religiosi, sta per ricevere dal Poverello tre rose bianche e tre rose rosse, segno del miracolo avvenuto a Santa Maria degli Angeli.
-Francesco alla presenza dei sette vescovi umbri proclama al popolo l’Indulgenza: Quest’ultima scena si svolge davanti alla Porziuncola, visibile sullo sfondo a destra. Francesco si affaccia da un pulpito coperto da stoffa dorata e posto al di sotto di un baldacchino purpureo: il Santo tiene in mano il cartiglio che, annunciando al popolo l’Indulgenza, recita “(Hae)c est portae vitae aeternae”. Accanto a lui i sette vescovi dell’Umbria vorrebbero fissare un limite temporale a questo dono, ma per intervento divino non riescono a fare altro che confermare ciò che dice Francesco: il Perdono della Porziuncola è perpetuo e l’indulgenza plenaria con la remissione completa delle colpe potrà essere ottenuta da chiunque si sia avvicinato al sacramento della Riconciliazione e visiti la chiesa tra i vespri del 1° agosto e il giorno successivo.
Nella cornice esterna del retablo dodici Santi intercessori si intervallano con cherubini e serafini. Nei due campi più in basso altrettanti Oranti genuflessi (uno a destra e uno a sinistra) rappresentano verosimilmente dei donatori.
Nella predella infine si riconoscono sei Episodi miracolosi, quasi tutti legati all’intervento della Vergine degli Angeli o all’icona che la raffigurava e che forse anticamente era presente in Porziuncola.
La pala di Prete Ilario, caratterizzata da uno splendido senso del colore e da materiali preziosi finemente trattati, mostra una tecnica pittorica degna della migliore tradizione senese: non a caso lo schema dell’Annunciazione è derivato dall’opera di Simone Martini realizzata per il Duomo della città toscana nel 1333 (oggi agli Uffizi di Firenze). C. Fratini ha evidenziato la vicinanza degli angeli della scena della concessione dell’Indulgenza durante la visione alla Porziuncola con quelli che compaiono nell’Incoronazione della Vergine del coro ligneo nel Duomo di Orvieto ed ha sottolineato come le accurate e minuziose descrizioni delle stoffe (si veda ad esempio la bellissima resa della tovaglia perugina nel pulpito dal quale si affaccia Francesco) rendano plausibile un rapporto diretto dell’artista con l’ambiente dei miniatori.
Fino al 1916 una lastra d’argento sbalzata ricopriva per intero il retablo, lasciando vedere attraverso due aperture ovali i volti dell’Angelo e della Vergine: in questo modo la tavola era protetta dai fumi delle candele e dalle monete, che i pellegrini gettavano per devozione. Nelle maggiori festività o durante le visite di personaggi illustri l’anta veniva aperta per mostrare l’Annunciazione ai fedeli.
da:http://www.gliscritti.it/blog/entry/5014
--------
La Tavola di Prete Ilario
Entrando in Porziuncola, si è subito inondati dalla luce e dai colori della Pala di altare di Prete Ilario da Viterbo (1393).
Al centro è raffigurata l’Annunciazione. Nella successione degli altri cinque quadri è narrata la storia del Perdono di Assisi:
Francesco si getta tra le spine per vincere la tentazione;
- accompagnato da due angeli si reca in Porziuncola;
- in essa contempla l’apparizione di Gesù e della Vergine e chiede l’Indulgenza plenaria;
- ne chiede conferma al Papa;
- e finalmente annuncia a tutti il grande dono ricevuto da Cristo e dalla Chiesa.
In basso, sotto il dipinto dell’Annunciazione, si legge una lunga iscrizione composta da caratteri gotici in oro: Istam tabulam fecit fieri frater Franciscus de Sa.o Gemino de helemosinisi procuratis. A.D.ni MCCCLXXXXIII. Incepta de mense augusti conpleta de mense nove.bris. In itis partibus durante guerra et caristia. Presbiter Ylarius de Viterbo Pix. (Questa tavola fu fatta realizzare da Frate Francesco da Sangemini, con una raccolta di offerte, nell’anno del Signore 1393. Iniziata nel mese di agosto, fu terminata nel mese di novembre, mentre da queste parti infieriva la guerra e la carestia. La dipinse Prete Ilario da Viterbo).
Nei sei quadretti della predella vengono rappresentare grazie straordinarie concesse dalla Vergine ad alcuni devoti della Porziuncola. Mentre la fascia decorativa è abbellita con figure di santi strettamente legati alla devozione del tempo: s. Antonio abate, s. Girolamo, s. Rocco, s. Agostino, s. Lorenzo, s. Chiara d’Assisi, s. Benedetto, s. Agnese martire. Sotto queste figure di santi, troviamo due piccoli personaggi che, dipinti nel consueto posto e nella solita posizione, rappresentano i due committenti che molto probabilmente sostennero finanziariamente la realizzazione dell’opera.
Breve illustrazione della Tavola di Prete Ilario che è nella Porziuncola come una festa di colori per raccontare, quasi per fotogrammi, la concessione dell'Indulgenza della Porziuncola
---------
ILARIO da Viterbo, detto Prete Ilario
ILARIO da Viterbo, detto Prete Ilario. - Non si hanno molte notizie su questo pittore nato a Viterbo, la cui attività è documentata tra il 1375 e il 1393.
Il tentativo di considerarlo un esponente del casato Zacchi (Signorelli, 1934) non trova riscontri probanti nelle fonti. Dal 1399 al 1418 è ricordato in molti documenti (Viterbo, Bibl. Comunale degli Ardenti, pergamene 673, 702, 2427, 2440, 2442, 2443, 2445, 2446; Arch. di Stato di Viterbo, Archivio notarile distrettuale, vol. 1052, "Fajani Tuccio 1398-1418", cc. 131v, 144v, 181v) un tale Ilario priore di S. Angelo de Spatha in Viterbo: la critica, a partire da Giuseppe Signorelli in poi, ha identificato questo personaggio con l'artista. Se tale identificazione fosse valida, allora egli apparterrebbe alla famiglia Cecchi o di Cecco. Tuttavia, e nonostante I. si firmi nell'unica opera rimasta "presbyter", non esistono dati sufficienti che permettano di collegare senza dubbi la figura del priore di S. Angelo all'artista.
Pure da smentire è la tradizione secondo la quale l'artista Ugolino di Prete Ilario sarebbe figlio di quest'ultimo. Nonostante il patronimico e il rapporto di Ugolino con Viterbo, le date non permettono di affermare infatti la diretta parentela: l'ultimo pagamento a Ugolino è registrato nell'aprile del 1364.
Le prime opere documentate, ricordate dalle testimonianze viterbesi, sono andate perdute.
Nella città natale egli dipinse, nell'anno 1375, un Angelo in casa di una tale Giovanna (Signorelli, 1934, p. 8) e nel 1384 un Cristo (ibid.). Quattro anni più tardi, fu incaricato di rappresentare S. Michele sul nuovo stendardo per la canonica di S. Angelo (ibid., p. 6), in sostituzione di quello lacerato l'anno precedente nella rissa fra gli uomini armati dei prefetti di Vico e i popolani di Viterbo.
L'unica opera superstite, datata e firmata, è la grande pala della Porziuncola in S. Maria degli Angeli ad Assisi, commissionatagli da frate Francesco di Sangemini ed eseguita in pochi mesi nell'anno 1393, come recita l'iscrizione al centro sotto la scena dell'Annunciazione: "istam tabulam fecit fieri frater Franciscus de S(an)c(t)o Gemino de helemosinis procuratis a. D(omi)ni MCCCLXXXXIII incepta de mense augusti completa de mense novembris in istis partibus durante guerra et caristia presbyter ylarius de viterbio pi(n)x(it)". L'enorme ancona, costituita da due sezioni a incastro, rappresenta in alto la Visione di s. Francesco, in basso, al centro, l'Annunciazione tra quattro episodi della storia del santo, nella predella sei miracoli post mortem e nel sottarco della cornice figure di santi e teste di serafini. La fonte d'ispirazione è stata individuata nel Tractatus de indulgentia S. Mariae de Portiuncola composto quasi completamente nel 1334 dal teologo Francesco (Bartholi) d'Assisi e nei racconti orali e popolari "di grazie" (Mazzara, p. 194). Per primo Van Marle sottolineò la libera derivazione della scena centrale dalla celebre Annunciazione di Simone Martini e Lippo Memmi eseguita nel 1333 per la cappella di S. Ansano nel duomo di Siena (ora Firenze, Uffizi), mettendo così ben in evidenza la cultura senese dell'artista. A essa si uniscono caratteri umbri, in particolar modo orvietani.
Altre opere viterbesi sono state inserite e poi correttamente espunte, in via definitiva o meno, dal catalogo del pittore: la tavola rappresentante la Madonna col Bambino di Vitale da Bologna, proveniente dalla chiesa di S. Maria della Pace (ora Viterbo, Museo civico); gli affreschi del secondo altare a sinistra in S. Maria Nuova con la Madonna in trono col Bambino, S. Giovanni Battistae unadevota, e il Cristo eucaristico, attribuiti (da Faldi in poi) a Francesco d'Antonio detto il Balletta; la Madonna lactans in trono sulla parete destra del braccio sinistro della crociera di S. Maria della Verità; infine il dipinto, recentemente scoperto, sulla parete di fondo della ex chiesa di S. Antonio in Valle con la Madre di Dio fradue santi, l'Agnello in alto a destra e altro non recuperato.
Di I. non si conoscono il luogo e la data di morte.
Fonti e Bibl.: Viterbo, Archivio comunale, G. Signorelli, Le chiese di Viterbo, c. 10; B.M. Mazzara, Il dipinto di Prete Ilario nella Sacra Porziuncola, in L'Oriente serafico, XXVII-XXVIII (1916-17), pp. 189-197, 199, 201, 203-205, 207 s.; U. Gnoli, Pittori e miniatori nell'Umbria, Spoleto 1923, pp. 178 s.; R. Van Marle, The development of the Italian schools of painting, V, The Hague 1925, p. 356; G. Signorelli, I più antichi pittori viterbesi, in Boll. municipale (Viterbo), VII (1934), pp. 5 s., 8; Catalogo delle cose d'arte e di antichità d'Italia.Assisi, a cura di E. Zocca, Roma 1936, p. 339; P. Toesca, Storia dell'arte italiana, II, Torino 1951, p. 680; La pittura viterbese dal XIV al XVI secolo (catal.), a cura di I. Faldi - L. Mortari, Viterbo 1954, pp. 48 s.; M. Signorelli, Storia breve di Viterbo, Viterbo 1964, pp. 202 s.; E. Carli, Il duomo di Orvieto, Roma 1965, pp. 86, 96; I. Faldi, I pittori viterbesi di cinque secoli, Roma 1970, pp. 12, 14 s., 25, 48, 118-121; F. Todini, Pittura del Duecento e del Trecento in Umbria e il cantiere di Assisi, in La pittura in Italia. Il Duecento e il Trecento, II, Milano 1986, p. 411; M.G. Bonelli, Viterbo. Pittura, in Enc. dell'arte medievale, XI, Roma 2000, p. 723; M. Galeotti, L'illustrissima città di Viterbo, Viterbo 2002, ad indicem (s.v. Zacchi, Ilario); U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XVIII, p. 566.
da: http://www.treccani.it/enciclopedia/ilario-da-viterbo-detto-prete-ilario_(Dizionario-Biografico)/
-----------
Il retablo (impropriamente detto “pala”) d’altare di prete Ilario da Viterbo, rappresenta la prima testimonianza pittorica che narra la storia del Perdono di Assisi. Si tratta di un dipinto su tavola realizzato con la tecnica che riprende molti elementi delle icone bizantine.
Sotto il colore
Il materiale usato per la tavola è un legno privo di resine: si tratta quasi sicuramente di pioppo, molto compatto e senza nodi. La tavola è composta da sei larghe assi, disposte in senso longitudinale, con le fibre orientate nel medesimo modo. Ad accogliere il colore però non è direttamente il legno: sulla superficie è stata operata la cosiddetta imprimitura. Su un primo strato di colla di coniglio è stato appoggiato uno strato di tela di lino, che ha coperto le linee di connessione delle varie assi. Questo processo aiuta lo strato di colore ad adattarsi meglio ai movimenti del legno. Successivamente sono stati aggiunti una serie di strati di gesso appianati e lisciati insieme alla colla e all’olio essiccativo, quasi sicuramente di lino crudo.
Il colore e l’oro
È stata ipotizzato l’impiego di una tecnica mista nell’esecuzione del dipinto. I pigmenti usati sono la biacca, il blu oltremare (lapislazzuli), il rosso cinabro, l’indaco, l’ocra rossa e il nerofumo.
La tecnica usata da Prete Ilario è quella della sovrapposizione del colore, anche se si inizia a intravedere quella in cui il colore viene steso accostando le varie gradazioni – molto più manifesta nei dipinti di Giotto. Per quanto riguarda le parti in oro, queste sono state applicate con varie tecniche e riccamente lavorate.
Nel disegno non c’è naturalismo: l’anatomia dei personaggi, la prospettiva, il modo di occupare lo spazio, gli elementi naturali e quelli divini sono realizzati con una sorta di costruzione geometrica. Anche la luce non è naturalistica: illumina tutto in egual modo come simbolo della presenza di Dio in tutta la creazione. Il fondo oro, che successivamente nelle altre opere sarà sostituito dal paesaggio, ricalca lo splendore di Dio nella vita dei Santi e nella Storia della Salvezza.
Daniela Esposto , iconografa
Bibliografia:
L. Ruggeri e B. Bruni, Il restauro del dipinto di Prete Ilario da Viterbo, in Assisi anno 1300 (a cura di S. Brufani ed E. Menestò), Assisi, 2002, pp. 501-508
da: https://www.medioevoinumbria.it/home/la-tavola-di-prete-ilario-da-viterbo-tecnica-e-materiali/
-----------
