
Le Scuderie del Papa come le vedremo a lavori ultimati

Vincenzo Ceniti Console Touring Club
Duecento posti-cavallo non sono pochi. A Viterbo, inizi Cinquecento, erano attrezzati nello Stallone di Sallupara a fianco della chiesa dei SS. Faustino e Giovita e servivano la residenza papale della Rocca Albornoz, una postazione militare, religiosa e politica a ridosso delle mura castellane tra le più fortificate del Lazio.
Conosciuti per anni come le Scuderie del papa, occupavano uno spazio di circa 600 mq. diviso in tre navate da 24 colonne tutte d’un pezzo (alte 5 metri) di puro peperino con volte a crociera sopra cui si apriva un capiente fienile.
Una stazione di servizio ante litteram dove i cavalli di pontefici, cardinali, canonici, principi, dignitari, soldati, mercanti e prostitute in arrivo da ogni dove trovavano riparo, ristoro e assistenza.
A leggere un documento del Settecento, quelle stalle, antesignane dei nostri mega-garage, erano tra le più grandi e le più belle d’Italia.
E c’è da crederci visto che ci ha messo la faccia, le mani e l’ingegno niente meno che il Bramante in quegli anni a Viterbo (1506 e 1508) agli ordini del pontefice Giulio II per l’ammodernamento della Rocca con l’intento di renderla meno arcigna, più elegante ed anche più accogliente nei frequenti impegni di rappresentanza.
Il cortile d’ingresso, con la fontana centrale e l’accesso allo scalone, porta la griffe del grande urbinate.
Le cronache ci raccontano che il pontefice (ben noto per i suoi trascorsi più spada che croce) nel settembre del 1505 si trovava a Viterbo per seguire di persona i lavori appena iniziati. Nei secoli successivi, lo Stallone conobbe una desolante decadenza. Nell’Ottocento venne adibito a carcere dopo la chiusura di quello in piazza del Plebiscito. Poi, nel Ventennio fascista, fu luogo di momentanea detenzione per le teste calde contrarie al regime. Infine il devastante bombardamento del 1944 che ne annullò perfino il ricordo, fino al provvidenziale recupero di qualche anno fa, purtroppo non ancora ultimato.
Nel 1524, una decina d’anni dopo la sua costruzione, lo Stallone sarà utile ai Cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (i “Cavalieri di Rodi”) che scampando all’eccidio dei Turchi del 1523, ebbero l’autorizzazione da Clemente VII di risiedere a Viterbo, insieme al Gran Maestro dell’Ordine Gerosolimitano Filippo Villers de L’Isle Adam e i Priori delle otto “lingue”.
I “Cavalieri” furono accolti nel gennaio del 1524 con tutti gli onori del caso e presero possesso sia della Rocca che della chiesa dei SS. Faustino e Giovita dove hanno lasciato un’immagine della Madonna del Filermo.
Restarono nella nostra città fino al giugno del 1527, quando partirono per Nizza e Malta.
Lo Stallone, che verrà destinato a centro culturale per i giovani, ci racconta anche questo.
