

Il Galletto di Viterbo

Ma non è volato via solo il Galletto di Viterbo, cosa scrive Canino.info?
Restando negli States, nel Museum of Fine Arts di Boston troviamo un altro reperto viterbese di elevatissimo pregio: si tratta di una grande kylix a figure rosse degli inizi del V sec. a.C. firmata da Eufronio, il più celebrato ceramista dell'antichità ed anche il più quotato sul florido mercato clandestino. Decorata da un allievo del maestro, il pittore ateniese Onesimos, ha un diametro di quasi 40 centimetri e nel suo interno sono raffigurati due danzatori nudi: uno suona il flauto doppio, l'altro accompagna le sue evoluzioni con un lungo bastone da passeggio. Sul margine del cerchio troviamo la firma dell'autore (EUPHRONIOS EPOIESEN) e la consueta dedica “Il bel fanciullo” (KALOS HO PAIS). La decorazione esterna riporta una processione (KOMOS) di undici uomini ebbri e l'iscrizione “Panaitios è bello” (PANAITIOS KALOS). Il reperto sarebbe stato rinvenuto in data imprecisata da tal Pietro Saveri in un suo fondo a circa tre miglia da Viterbo. Nello stesso museo troviamo un sarcofago di non eccezionale pregio artistico proveniente da Musarna: è datato al II secolo a.C. e sul coperchio è rappresentato un uomo recumbente con patera.
A proposito di Musarna c'è da rilevare una vera e propria dispersione di sarcofagi avvenuta in questo sito già a fine ottocento: tutti i sedici sarcofagi scoperti nel 1898 in uno scavo occasionale finirono infatti oltreoceano. Di questi una metà si trovano tutt'oggi nei depositi dell'università californiana di Berkeley; altri cinque nel campus universitario di Filadelfia ed uno nel museo della città; uno a Boston. L'ultimo sarcofago di questa serie merita una considerazione a parte per la sua insolita vicenda: già conservato presso l'Università di Harvard, è stato ricomprato nel 1997 dal Comune di Viterbo a beneficio delle dotazioni del Museo Civico. Reperti provenienti da Musarna sono segnalati anche nei musei di Toronto, San Pietroburgo e in Vaticano.
Sul vecchio continente facciamo scalo al British Museum di Londra: qui è conservato un bronzetto alto dieci centimetri raffigurante un guerriero con un grande elmo crestato acquisito nel 1824 alle collezioni museali e qualificato nei cataloghi come proveniente da “Viterbo città” (Viterbo town). Sempre al British recensiamo un disegno a matita lumeggiato a biacca firmato dal viaggiatore inglese Samuel James Ainsley e raffigurante la metà sinistra di un frontone rupestre con rilievi di guerrieri in tenuta da combattimento, alcuni dei quali soccorrono un compagno ferito. E' datato “Viterbo. Nov 1846” e riproduce, con ogni evidenza, la parte oggi mancante del frontone delle tombe doriche di Norchia, al presente esposta nel Museo Archeologico Nazionale di Firenze, ma allora evidentemente ancora in situ, tanto che l'autore poté copiarla.
Proveniente da Castel d'Asso troviamo a Copenaghen un'anfora attica a figure nere di età arcaica del pittore di Antimenes, attivo ad Atene nell'ultimo quarto del VI secolo a.C.: ha il corpo in vernice nera e il collo decorato con tralci d'uva, satiri danzanti e motivi geometrici. Un gruppo di ceramiche sono infine pervenute, sempre da Castel d'Asso, nelle collezioni del Royal Ontario Museum di Toronto".
