
Un momento dell’inaugurazione
Vincenzo Ceniti
Console Touring Club
Tuscia in pillole Ospizio di pellegrini
Lui Guido, lei Diletta. Timorati di Dio, casa e chiesa, vissuti molti anni fa (XII sec) quando la città già si chiamava Viterbo e da castrum era diventata civitas.
Si sono amati come si sapeva fare allora, con tanta fedeltà. Ma hanno amato soprattutto gli altri, tanto da trasformare la loro modesta abitazione al civico 2 di vicolo dei Pellegrini a Viterbo (tra piazza del Gesù e piazza della Morte) in ospizio per accogliere i viandanti diretti a Roma a ricevere perdoni e indulgenze. Pensavano così di guadagnarsi il Paradiso ed evitare le tribolazioni dell’Inferno sempre in agguato.
Non solo. Nel loro testamento hanno lasciato la casa alla comunità religiosa del posto a condizione che non venisse mai cambiata la destinazione d’uso. In caso contrario sarebbero scattate le maledizioni di Dio, della Madonna, degli apostoli e di tutti i santi.
Il tutto è documentato nel marmo di una epigrafe in latino (incomprensibile ai più) posta all’inizio del vicolo che il Touring Club ha fatto tradurre in italiano su un plexiglass sistemato a fianco della lapide. .
Nel 1301 l’ospizio fu donato all’Arte dei Calzolari da un certo Lucido di Guido e continuava ad avere per fine caritatevole l’assistenza e la cura dei pellegrini. Nel 1514 è chiamato Hospitale delli calzolari e nel 1575 venne restaurato dalla stessa Arte come testimoniava uno stemma riproducente tre suoi arnesi da lavoro, sotto era una scritta, in un cartiglio.
Nel 1612 e ancora dieci anni dopo l’Ospizio o Ospedale dei Pellegrini era conosciuto come Ospedale di san Protogenio nelle Sacre Visite del vescovo Muti: Era dotato di dieci letti e ospitava fino a tre sere anche i vagabondi.
Nel 1637 tornò ai Calzolari, ma era sprovvisto di biancheria e materassi, fino a quando non fu acquistato da privati.
Stefano Camilli, nel 1840, scrive: “Fin dall’epoca delle Crociate fu in Viterbo destinato un locale che servisse di alloggio ai Pellegrini che si recavano in terra santa. Questo locale, che conserva in oggi il nome di Spedale de’ Pellegrini riceve e dà asilo a poveri viandanti specialmente, che si recano alla visita de’ Santuarj”.
Alla fine dell’Ottocento era adibito a pubblico dormitorio per i poveri privi di dimora, iniziativa presa dal sindaco Giuseppe Bazzichelli, sindaco di Viterbo nel 1861.
Nel 1923, il proprietario dell’ex ospizio, Giuseppe Pincellotti, ottenne l’autorizzazione per la ristrutturazione della casa sopraelevandola, aprendo sulla facciata una loggia e varie finestre con buona pace di Guido e Diletta.

La traduzione dell’epigrafe
