Beato padre Giacinto Enrico Maria Cormier

Gianfranco Ciprini
Oggi 21 maggio i padri domenicani ricordano un loro beato padre Giacinto Maria Cormier, altro devoto della Madonna della Quercia eletto nel Capitolo generale,tenuto a La Quercia, Viterbo, nel 1904, Maestro Generale.
BEATO GIACINTO ENRICO MARIA CORMIER
Luigi Stanislao Enrico Maria
Orleans, 1832 - Roma, 1916
GIACINTO ENRICO MARIA CORMIER nacque ad Orleans, Francia, 1'8 dicembre 1832 da Franziskus Bernardo Cormier e Margherita Felicita Bracquemont. Fu battezzato il giorno seguente col nome di Luigi Stanislao Enrico Maria e comunemente chiamato Enrico. I genitori gestivano un negozio di spezieria. La prima educazione la ricevette in famiglia. Dopo la morte accidentale del padre in seguito a ustioni riportate cadendo mentre trasportava una lampada, fu la madre ad occuparsi dell'educazione del figlio che affidò ai Fratelli delle Scuole Cristiane (1840-1845).
Dopo la Prima Comunione e la Cresima, all'età di dodici anni, nel 1845, entrò nel Seminario minore La Chapelle della diocesi di Orleans (1845-1851) senza mostrare eccessivo entusiasmo per lo studio, rivelando invece una natura di artista, portata al canto, al disegno, alla poesia e a progetti utopistici.
Fu la morte precoce del fratello Eugenio, scomparso a 18 anni, il 14 aprile 1847, che lo ricondusse alla realtà della vita e lo costrinse a « distaccarsi dal mondo », come scrisse vent'anni dopo, il 4 dicembre 1866, a p. Vincenzo Jandel. Fece allora propositi tali che mantenne poi così bene per tutta la vita, che si può parlare di una « conversione ».
Quando Enrico entrò nel Seminario maggiore, il 18 ottobre 1851, perseguì il proposito di approfondire la propria vocazione. «Lo stato in cui ho vissuto fino ad ora e una specie di tiepidezza: mi sono diviso tra il mondo e Dio... sono stato troppo ingrato, sono stato troppo imprudente per non cambiare vita ora ». Accompagnò poi questa risoluzione con la decisione di custodire e salvaguardare tutto con la preghiera: « Diffiderò molto di me stesso e non porrò la mia fiducia che in Dio. Lo invocherò nel pericolo: se soccombo, non mi scoraggerò e, fidando in Gesù Cristo, nella preghiera di Maria e dei miei Santi patroni, ricomincerò con più ardore ». Intanto pensava sempre di più alla vita religiosa, prendendo in considerazione l'Ordine di San Domenico restaurato in Francia dall'abate Lacordaire.
Questi in un incontro personale col giovane seminarista giudicò la vocazione domenicana di Enrico « nulla o non matura ». Cormier non fu impressionato dal Lacordaire al punto da non modificare i suoi progetti. Infatti, qualche mese dopo, nel periodo che seguì la definizione da parte di Pio IX del dogma dell'Immacolata Concezione della Vergine Maria, Cormier fece voto privato di castità nella festa di Natale 1854 e il 2 febbraio 1855 quello di povertà e di obbedienza. Della Vergine Maria, Enrico si era impegnato con voto di divenire «il fratello ». Intanto fu accettato nel Terz'Ordine Domenicano e conseguì il baccellierato in teologia.
Il 17 maggio 1856 venne ordinato sacerdote e un mese dopo, con il permesso del vescovo, il 29 giugno 1856, entrò nel noviziato dell'Ordine dei Frati Predicatori a Flavigny, dove, sull'onda del ricordo del padre Enrico Lacordaire, che aveva restaurato l'Ordine in Francia, si raccoglieva tanta gioventù. Assunse parimente il nome religioso di Fra Giacinto.
Durante il noviziato la sua vita serena prese improvvisamente un costo più doloroso a causa della precarietà della salute. Si prese perfino in considerazione l'ipotesi di mandarlo in Iraq, dove il clima era considerato salubre e secco. Fra Giacinto fu colto dall'angoscia, specialmente quando ricevette la visita della madre, decisa a « venirmi a prendere ad ogni costo ». Si rivolse a domandare al Signore il suo diretto intervento: « Gesù, cambiate il cuore di mia madre », scrisse sul suo taccuino il 5 gennaio 1857. La sua salute si riprese. E il 29 giugno 1857 fu ammesso ai voti per due anni.
A Flavigny il Cormier incontrò per la prima volta il Padre Vincenzo Jandel, Maestro Generale dell'Ordine, del quale sarebbe diventato collaboratore ed erede spirituale e del quale scrisse anche la vita.
Desidero anche riportare ciò che scrive il domenicano beato Giacinto Maria Cormier, nel libro scritto sulla vita di padre Alessandro V.Jandel ; sia il primo come il secondo francesi e ambedue Generali dell’Ordine Domenicano .
Scrive il beato Cormier, riferendosi a padre Jandel:
“ …Chi va a Viterbo da Roma incontra, prima di entrare in città, a dritta, il convento di S. Maria di Gradi, venerabile per insigni memorie di S. Domenico …
Traversata la città si diressero dalla parte di Bagnorea, patria di S. Bonaventura, ed ebbero presto raggiunto il convento della Quercia, dove erano aspettati.
Perchè così vicino a Gradi, e in aperta campagna, un convento che meglio somiglia a una città? Le fabbriche e i religiosi sono a servizio della chiesa disegnata dal Bramante.
La quale chiesa, tutta ricoperta di ex-voto (che nel loro miscuglio fanno singolare contrasto colla gravità delle linee e l’austerità dell’edifizio) è stata fatta a sua volta per contenere un grazioso tempietto sorgente sotto la cupola. Quivi si conserva un’ immagine miracolosa della Madonna, dipinta sovra una semplice tegola, scoperta nel secolo XV sovra la quercia che ancora la porta. Da questo il nome di Madonna della Quercia.
L'immagine non si scopre sempre, e non tutti i pittori sono capaci di copiarla; giacché essa è bella nella sua semplicità quasi grossolana, meno però per l’ arte che per il mistero.
Il giovane Besson ancora secolare riuscì a ritrarla; siccome quello che aveva un’ anima pura, e un profondo sentimento religioso…
In questa santa casa entrarono i nostri aspiranti per compiervi l’anno di prova; per cui ben potevano dirsi come i primi religiosi dell’Ordine i Frati della Madonna.
La stessa sera il Priore scrisse al P. Generale: « La ringrazio di averci mandato questi angeli; mentre un tal nome conviene che si dia ad anime così belle.»
In sabato che è giorno sacro alla Madonna, ai 15 di maggio 1841, festa della Conversione di S. Agostino dopo la messa cantata, l’abate Jandel ebbe l’abito bianco di S. Domenico collo scapolare della Vergine, insieme ai FF. Tommaso Bourard, Lodovico Aussant, Pietro Hernsheim, e Raimondo Rey-la-Fontaine “
(tratto da: Cormier G.M., La vita del reverendissimo padre fr. Alessandro Vincenzo Jandel, Roma 1892 )
P. Jandel condusse Cormier a Roma per addestrarlo fin dall'inizio nella vita dell'Ordine al centro stesso del suo governo.
Nel 1858 venne nominato segretario del Maestro Generale Jandel. Dal 1858 al 1860 fu sottomaestro dei novizi a La Quercia, Viterbo, e a Santa Sabina a Roma. Il 23 maggio 1859 emise la professione solenne a Santa Sabina in Roma.
Dal 1891 al 1896 fu Assistente del Maestro Generale per la lingua francese e poi Procuratore generale sotto il maestro dell'Ordine Frühwirth (1896-1904), consultore de S. Officio (1896) fino alla morte, e delle S. Congregazione di Propaganda Fide (1900).
Nel Capitolo generale a La Quercia, Viterbo, nel 1904, fu eletto Maestro Generale.
AGOP XI9400Sindaco dal 1903 a 1911

I partecipanti al Capitolo Generale del 1904
Pur avendo ormai l'età di 72 anni e una malferma salute, il p. Cormier si considerò dapprima «un generale di transizione», chiedendo nel 1906 dal Papa la dispensa dalla carica senza consultare i confratelli che però non accettarono la dimissione.
Perciò in udienza particolare Papa Pio X lo convinse a restare al suo posto.
Resse così l'Ordine fino al termine del suo mandato nel 1916, sviluppando un enorme lavoro tra immense difficoltà causate dai conflitti sociali, dalla crisi modernista e dalle tensioni che portarono alla prima guerra mondiale (1914-1918).
Nel 1916, terminato il suo generalato, si ritirò nel convento di San Clemente in Roma, ove continuò il suo apostolato di consiglio e di direzione spirituale.
Mori santamente il 17 dicembre 1916, consumato dalle fatiche e dalle infermità.
Il 17 dicembre 1934 le sue spoglie vennero trasferite nella chiesa dei SS. Domenico e Sisto, annessa all'Università di S. Tommaso.
Il 20 novembre 1994, Giacinto Enrico Maria Cormier è stato proclamato Beato da Papa Giovanni Paolo II.
