
Egidio da Viterbo
EGIDIO DA VITERBO, PROLUSIONE PER L'APERTURA DEL CONCILIO LATERANENSE V
Roma, 3 maggio 1512
Il Concilio Lateranense V fu convocato da papa Giulio II e iniziato nella Basilica di San Giovanni in Laterano il 3 maggio 1512.
Si concluse il 16 marzo del 1517 sotto Leone X.
I lavori conciliari furono aperti da una prolusione del Superiore generale degli Agostiniani, Egidio da Viterbo, che denunciò senza mezzi termini i mali della Chiesa, suscitando profonda emozione nell'assemblea.
L'appello di Egidio ha avuto la travolgente forza delle parole e la profondità dell'uomo di fede. Ma anche a noi, lettori di oggi, non sfugge la suggestione di una profezia valida anche per il nostro tempo.
Il concilio finirà nel 1517, nello stesso anno in cui inizierà la rivolta di Lutero.
I decreti del Concilio rimarranno lettera morta, soffocati dall’indifferenza e dalla cattiva volontà di modificare le abitudini da parte di coloro che per primi avrebbero dovuto farlo.
La prolusione di Egidio afferma che, quando gli uomini non si convertono dalla loro condotta, provvede Dio a mandare ciò che li costringerà a farlo.
Questa è storia e profezia insieme.
“All’inizio, la Chiesa conquistò l’Africa, prese l’Europa, occupò l’Asia; non con la forza, non con la guerra, non con la spada, ma con atti religiosi e con la fama di santità: e così circondò il mondo intero con le insegne cristiane.
Ma quando la sposa di Cristo cambiò l’aureo paludamento degli spiriti con l’insania delle armi, perse con il sangue l’impero; perse l’Asia e Gerusalemme; fu costretta ad abbandonare l’Africa e l’Egitto, si vide strappare buona parte dell’Europa con l’impero di Bisanzio e la Grecia.
È la voce di Dio che parla: quando sono stanche le mani di Mosè, cessano i voti e le preghiere, e Giosuè è vinto, Amelech vince.
Così anche noi abbiamo visto: quando la fede ha scambiato le preghiere con la spada, la Chiesa è stata cacciata da quasi tutto il mondo, scacciata, respinta, accresciuto immensamente Maometto.
Che se, abbandonata di nuovo la spada, non ritorniamo in seno alla fede, agli altari e alle colonne di Dio, crescerà ancora di più ogni giorno, sottometterà al suo imperio ogni cosa, occuperà tutto il mondo, empissimo vendicatore della nostra empietà.
Vedo, che se con questo concilio o in altra maniera non imporremo un limite ai nostri costumi, se non costringeremo la nostra avidità di beni terreni, fonte di tutti i mali, a cedere all’amore delle cose divine, è finita per la repubblica cristiana, è finita con la fede, è finita anche con tutte quelle stesse ricchezze che i padri acquistarono accrescendo il culto divino, che noi al contrario stiamo per perdere trascurandolo...
Ascoltate le voci divine che risuonano da ogni parte...
Quando infatti la nostra vita è stata più impudica?
Quando più insistente l’ambizione?
Quando più ardente l’avidità?
Quando più impudente la licenziosità?
Quando la temerarietà contro la devozione del parlare, dello scrivere, del discutere fu più comune o più priva di remore?
Quando fu maggiore tra i popoli non solo la negligenza ma addirittura il disprezzo per le cose sacre, per i sacramenti, per i precetti dei santi?
Quando più apertamente la nostra religione e la nostra fede furono ludibrio (perfino alla bassa plebaglia)?
Quando (oh, strazio!) ci fu nella chiesa uno scisma più funesto?
Quando un conflitto più pericoloso?
Quando un nemico più potente?
Quando un esercito più crudele?
Quando, nello stesso tempo, prodigi tanto del cielo minaccioso quanto della terra spaventata, apparvero più numerosi o più terribili?...
Le cose che vediamo accadere sono voci di Dio che ammonisce e comanda... Infatti non importa molto quanta terra possediamo, ma quanto siamo amanti del giusto, del pio, delle cose divine, affinché alla fine dopo tanti mali, tanti disastri, tante calamità tu oda il principe Cristo...
Tu, Pietro, quando ti sarai ravveduto conferma i tuoi fratelli. Odi o Pietro? Odi o Paolo?
Udite augustissimi protettori, tutela e presidio della città di Roma.
Udite in quale cumulo di mali è condotta la Chiesa fondata dal vostro sangue?
Vedete le schiere sbaragliate, vedete le stragi, vedete le disfatte, vedete i campi coperti dai cumuli degli uccisi, vedete la terra che in questo anno ha bevuto più sangue che piogge?
Vedete quanto sia venuta meno la forza cristiana pur quanto era stata sufficiente a debellare il nemico della fede?
Nulla ci rimane se non la rovina, nulla se non l’annientamento?
Portate assistenza, aiutate, soccorrete e, come strappaste la Chiesa dalle fauci dei Giudei e dei tiranni, liberatela ora che sta soccombendo alle sciagure interne”.
da Facebook: Archivio Agostiniani Viterbo a cura di Padre Mario Mattei
