
Peppe Sini
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo
In un fazzoletto di giorni, tra oggi e la fine del mese, ricorrono tre anniversari che molto ci stanno a cuore. Oggi, 20 aprile, è l'ottantottesimo anniversario della nascita di don Dante Bernini, un maestro e un amico e un compagno (nel senso autentico del termine: la persona che condivide il suo pane con le altre) che ci ha lasciato alcuni mesi fa ma il cui ricordo, il magistero, la testimonianza, sono più vivi che mai.
Il 25 aprile nell'anniversario della liberazione d'Italia dal barbaro dominio nazifascista faremo memoria ancora una volta di tutte le donne e tutti gli uomini di volontà buona che del fascismo furono vittime, che al fascismo resistettero, che difendendo la dignità umana propria e di tutti il fascismo sconfissero.
Ma il 25 aprile per noi e per tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato è anche l'anniversario della scomparsa di padre Ernesto Balducci, un altro straordinario maestro, e amico, e compagno, cui ci lega un affetto profondo, una gratitudine che non si estingue.
E il 30 aprile ricorrerà il decimo anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, anch'egli indimenticabile maestro, amico e compagno.
*
L'esperienza del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo nacque negli anni Settanta del secolo scorso; sono passati più di quarant'anni, ed è naturale che le persone che abbiamo avuto per luminosi punti di riferimento, più vecchie di noi ormai vecchi, ci lascino, come le foglie di quell'ode antica; ci lascino soli e desolati, ed insieme investiti del compito di tramandare i loro insegnamenti, di proseguire il loro impegno, di essere degni di aver conosciuto la loro testimonianza, di continuare sulla via comune da essi percorsa, la via del bene comune dell'umanità, la via dell'opposizione nitida e intransigente ad ogni violenza, ad ogni menzogna e ad ogni oppressione; la via della pace, della solidarietà, della nonviolenza; la via della condivisione del bene e dei beni.
Questo andare delle generazioni precedenti e venire delle nuove è il ritmo della vita, che insieme ci stringe, e ci stringe il cuore. Ma l'opera delle persone buone resta, resta l'esempio, resta il legato.
Sappiamo che in un tempo molto lungo tutto finirà, e che in un tempo molto più breve ma comunque superiore all'esistenza di una persona e di una generazione già svaniscono molte memorie. Come scrisse una volta Hampatè Ba, ogni volta che muore un anziano è come se bruciasse per sempre un'intera biblioteca, si perdesse per sempre un immenso sapere. Il fiume del tempo non si arresta. La vita umana incessantemente si consuma.
E proprio per questo nel breve tempo della propria vita occorre che essa non sia dissipata ma messa a frutto, occorre che essa non sia solitudine ma dono, che sia tutta orientata e protesa a recare soccorso, accoglienza, assistenza e conforto a chiunque di soccorso, accoglienza, assistenza e conforto abbia bisogno. Siamo animali sociali, possiamo vivere una vita degna solo se la viviamo insieme. L'unico modo per non perdere la propria vita è donarla alle altre persone, nel rispetto e nell'aiuto reciproco, nella lotta comune contro il male e la morte, nella messa in comune del pane, dell'acqua, della tenda e del fuoco. Nella lotta contro tutti i fascismi. Nella difesa condivisa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, nella difesa solidale dell'intero mondo vivente, quest'unico mondo vivente che è la casa comune dell'umanità intera, che di esso è parte e custode ad un tempo.
Così ricordiamo don Dante Bernini, padre Balducci, Alfio Pannega, i martiri della Resistenza, e Primo Levi, e Vittorio Emanuele Giuntella, e tante e tanti altri che ci sono stati maestri e compagni: farne memoria non è vuota retorica, meccanico rituale o mera funzione apotropaica; farne memoria è rinnovare un vincolo, un legame, una promessa e un impegno con l'intera umanità; farne memoria è riaffermare l'umanità dell'umanità così come ogni persona la incarna. Farne memoria è attestare la decisione di ripetere il gesto del buon samaritano. Farne memoria è dichiarare la volontà di inverare una volta ancora in ogni scelta e in ogni gesto - e così effettualmente tramandare - la regola aurea dell'umano convivere affermata in tutte le grandi tradizioni culturali, la regola aurea che recita: agisci nei confronti delle altre persone così come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
*
In questi tempi in cui la tragedia dell'epidemia pone l'umanità di fronte a responsabilità ineludibili, in primo luogo occorre agire per salvare le vite; prendersi cura del mondo vivente; prender coscienza della fragilità non solo delle singole esistenze, ma delle società e delle culture, degli ecosistemi e della stessa biosfera: e presa coscienza di ciò agire per preservare la vita in tutte le sue forme, e contrastare quindi tutte le ideologie e le pratiche - sia attive che omissive - distruttive e mortifere, tutte le iniquità, tutte le devastazioni, tutti gli avvelenamenti, tutti i rapporti di dominazione e tutti gli stili di vita che provocano alienazione e perdite, dissipazione e narcosi, umiliazioni e sofferenze, privazione di senso e disperazione, abusi e viltà, cecità e indifferenza, degradazione e desertificazione morale, sociale, fisica: in una parola l'annichilimento dell'umanità.
La tragedia in corso ci convoca a un esame di coscienza, e dunque a deciderci a fare ciò che è giusto e benefico e ad opporci a ciò che buono e giusto non è.
Ci convoca a collocarci - in ogni nostra intellezione e cogitazione, in ogni nostra volizione e in ogni nostro atto - dal punto di vista dell'umanità.
Ci convoca quindi ad abbracciare la scelta della nonviolenza, che è l'opposizione la più nitida e la più intransigente a tutte le violenze e a tutte le viltà, a tutte le infingardaggini e a tutte le rassegnazioni; ci convoca a rompere ogni subalternità e complicità con il male e la morte.
Per chi scrive queste righe tutto ciò è anzitutto la lezione di Giacomo Leopardi e Albert Camus, di Simone Weil e Hannah Arendt, di Emmanuel Levinas e di Hans Jonas, per altre persone altri saranno i riferimenti e gli esempi, ma quel che è certo è che tutte le voci più alte dell'umanità convergono nel convocare a questo impegno comune per la comune salvezza, a questo impegno integrale di giustizia e libertà, di responsabilità e condivisione, di riconoscimento e di riconoscenza.
E questo è stato l'insegnamento costante di Dante Bernini, di Ernesto Balducci, di Alfio Pannega, di tutte le resistenze all'oppressione, di tutte le riflessioni e le azioni intese al bene comune dell'umanità.
Perchè quello che conta è riconoscere, difendere, promuovere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani e proteggere l'esistenza dell'intero mondo vivente.
*
E così, in questi giorni luttuosi, dovremmo anche essere capaci di parresia, di dire la verità.
Di dire che l'immane strage provocata dal coronavirus non è solo conseguenza di un evento fortuito ed imprevedibile, ma è conseguenza anche dell'imprevidenza e dell'irresponsabilità di pubblici poteri che hanno privilegiato interessi di parte e calcoli egoistici, e che con narcisistica stupidità, tracotante presunzione e sconfinato egoismo, hanno contribuito in ampia misura al determinarsi della strage, che poteva essere se non evitata almeno ridotta a termini minimi con interventi tempestivi e adeguati che invece hanno tardato o non ci sono stati affatto.
Quanto ha contribuito ad espandere gli effetti funesti del virus il permanere e prevalere nei decisori pubblici - e nei potentati economici che li influenzano ed effettualmente scandalosamente dirigono - di ideologie e prassi surdeterminate dalla volontà di mantenere come principio e cardine del loro decidere e agire il primato della massimizzazione del profitto e del consumismo sfrenato?
Quanto ha contribuito ad espandere gli effetti funesti del virus il permanere e prevalere di logiche abiette come quella che privilegia la produzione di merci (e tra esse finanche le più inutili e peggio che inutili, nocive: come la produzione di bombe) rispetto alle vite umane?
Quanto ha contribuito ad espandere gli effetti funesti del virus il permanere e prevalere di interessi e volontà che nelle guerre e nelle catastrofi vedono innanzitutto lucrative occasioni di speculazione?
Dovremmo pure parlare della strage degli anziani, che l'epidemia rivela in forma apocalittica, ma che era già in corso, sebbene occulta, sebbene lenta, presente già con la scelta di recludere chi è più fragile in istituzioni totali recidendo i legami con tutto ciò che dà un senso alla vita di una persona. Noi non abbiamo dimenticato la lezione di Franca Ongaro e di Franco Basaglia. Nessuno dovrebbe essere recluso in un'istituzione totale. Tra gli impegni della riforma sanitaria del 1978 decisivo era quello per la territorializzazione dell'assistenza; ma della riforma sanitaria del 1978 nel corso dei decenni si è progressivamente fatto strame da parte di un ceto politico ed amministrativo nella sua parte dominante rivelatosi più che insipiente: cannibale; parte e servente del regime della corruzione: e del regime della corruzione nelle catastrofi deflagrano vieppiù gli esiti perversi e sanguinari.
E dovremmo dire della violenza inaudita dei poteri dominanti contro gli innocenti che fuggono dalle guerre e dalla fame, e che giungono qui confidando di trovare quell'asilo che la Costituzione della Repubblica italiana garantisce loro, e che invece trovano schiavitù e apartheid.
E della feroce dominazione di classe ai danni dei rapinati e degli impoveriti dal rapace meccanismo dello sfruttamento e dell'appropriazione privata che priva finanche dei beni fondamentali la stragrande maggioranza dell'umanità: non è affatto vero che dinanzi a una catastrofe come questa siamo tutti uguali, al contrario: essa rivela ancor più la violenza dei potenti, essa evidenzia ancora di più l'iniquità e l'abuso dei gruppi dominanti, essa smaschera l'orrore che abitualmente i più non riescono a percepire non solo perché narcotizzati dalle agenzie dell'obnubilamento (i mass-media in testa) ma anche perché, come scrisse una volta il poeta di Augusta, "quando i crimini si moltiplicano diventano invisibili".
Sì, dovremmo essere capaci di parresia.
*
E così dovremmo anche essere capaci di misericordia, che è un altro nome della nonviolenza, che è il sentire e l'agire che al male si oppone, il sentire e l'agire che invera l'umanità dell'umanità.
La misericordia: che è il legato più grande della Resistenza che sconfisse il fascismo. Lo scrisse con parole indimenticabili Piero Calamandrei nella più celebre delle sue epigrafi, parlando di "questo patto / giurato fra uomini liberi / che volontari si adunarono / per dignità non per odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo".
La misericordia, che ha ispirato l'intera vita di Dante Bernini, di Ernesto Balducci, di Alfio Pannega, e la vita di ogni donna e ogni uomo di volontà buona.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.
Salvare le vite è il primo dovere.
Chi salva una vita salva il mondo.
Sii tu l'umanità come dovrebbe essere.
Il 25 aprile nell'anniversario della liberazione d'Italia dal barbaro dominio nazifascista faremo memoria ancora una volta di tutte le donne e tutti gli uomini di volontà buona che del fascismo furono vittime, che al fascismo resistettero, che difendendo la dignità umana propria e di tutti il fascismo sconfissero.
Ma il 25 aprile per noi e per tutti coloro che lo hanno conosciuto ed amato è anche l'anniversario della scomparsa di padre Ernesto Balducci, un altro straordinario maestro, e amico, e compagno, cui ci lega un affetto profondo, una gratitudine che non si estingue.
E il 30 aprile ricorrerà il decimo anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, anch'egli indimenticabile maestro, amico e compagno.
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L'esperienza del "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo nacque negli anni Settanta del secolo scorso; sono passati più di quarant'anni, ed è naturale che le persone che abbiamo avuto per luminosi punti di riferimento, più vecchie di noi ormai vecchi, ci lascino, come le foglie di quell'ode antica; ci lascino soli e desolati, ed insieme investiti del compito di tramandare i loro insegnamenti, di proseguire il loro impegno, di essere degni di aver conosciuto la loro testimonianza, di continuare sulla via comune da essi percorsa, la via del bene comune dell'umanità, la via dell'opposizione nitida e intransigente ad ogni violenza, ad ogni menzogna e ad ogni oppressione; la via della pace, della solidarietà, della nonviolenza; la via della condivisione del bene e dei beni.
Questo andare delle generazioni precedenti e venire delle nuove è il ritmo della vita, che insieme ci stringe, e ci stringe il cuore. Ma l'opera delle persone buone resta, resta l'esempio, resta il legato.
Sappiamo che in un tempo molto lungo tutto finirà, e che in un tempo molto più breve ma comunque superiore all'esistenza di una persona e di una generazione già svaniscono molte memorie. Come scrisse una volta Hampatè Ba, ogni volta che muore un anziano è come se bruciasse per sempre un'intera biblioteca, si perdesse per sempre un immenso sapere. Il fiume del tempo non si arresta. La vita umana incessantemente si consuma.
E proprio per questo nel breve tempo della propria vita occorre che essa non sia dissipata ma messa a frutto, occorre che essa non sia solitudine ma dono, che sia tutta orientata e protesa a recare soccorso, accoglienza, assistenza e conforto a chiunque di soccorso, accoglienza, assistenza e conforto abbia bisogno. Siamo animali sociali, possiamo vivere una vita degna solo se la viviamo insieme. L'unico modo per non perdere la propria vita è donarla alle altre persone, nel rispetto e nell'aiuto reciproco, nella lotta comune contro il male e la morte, nella messa in comune del pane, dell'acqua, della tenda e del fuoco. Nella lotta contro tutti i fascismi. Nella difesa condivisa dei diritti umani di tutti gli esseri umani, nella difesa solidale dell'intero mondo vivente, quest'unico mondo vivente che è la casa comune dell'umanità intera, che di esso è parte e custode ad un tempo.
Così ricordiamo don Dante Bernini, padre Balducci, Alfio Pannega, i martiri della Resistenza, e Primo Levi, e Vittorio Emanuele Giuntella, e tante e tanti altri che ci sono stati maestri e compagni: farne memoria non è vuota retorica, meccanico rituale o mera funzione apotropaica; farne memoria è rinnovare un vincolo, un legame, una promessa e un impegno con l'intera umanità; farne memoria è riaffermare l'umanità dell'umanità così come ogni persona la incarna. Farne memoria è attestare la decisione di ripetere il gesto del buon samaritano. Farne memoria è dichiarare la volontà di inverare una volta ancora in ogni scelta e in ogni gesto - e così effettualmente tramandare - la regola aurea dell'umano convivere affermata in tutte le grandi tradizioni culturali, la regola aurea che recita: agisci nei confronti delle altre persone così come vorresti che le altre persone agissero verso di te.
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In questi tempi in cui la tragedia dell'epidemia pone l'umanità di fronte a responsabilità ineludibili, in primo luogo occorre agire per salvare le vite; prendersi cura del mondo vivente; prender coscienza della fragilità non solo delle singole esistenze, ma delle società e delle culture, degli ecosistemi e della stessa biosfera: e presa coscienza di ciò agire per preservare la vita in tutte le sue forme, e contrastare quindi tutte le ideologie e le pratiche - sia attive che omissive - distruttive e mortifere, tutte le iniquità, tutte le devastazioni, tutti gli avvelenamenti, tutti i rapporti di dominazione e tutti gli stili di vita che provocano alienazione e perdite, dissipazione e narcosi, umiliazioni e sofferenze, privazione di senso e disperazione, abusi e viltà, cecità e indifferenza, degradazione e desertificazione morale, sociale, fisica: in una parola l'annichilimento dell'umanità.
La tragedia in corso ci convoca a un esame di coscienza, e dunque a deciderci a fare ciò che è giusto e benefico e ad opporci a ciò che buono e giusto non è.
Ci convoca a collocarci - in ogni nostra intellezione e cogitazione, in ogni nostra volizione e in ogni nostro atto - dal punto di vista dell'umanità.
Ci convoca quindi ad abbracciare la scelta della nonviolenza, che è l'opposizione la più nitida e la più intransigente a tutte le violenze e a tutte le viltà, a tutte le infingardaggini e a tutte le rassegnazioni; ci convoca a rompere ogni subalternità e complicità con il male e la morte.
Per chi scrive queste righe tutto ciò è anzitutto la lezione di Giacomo Leopardi e Albert Camus, di Simone Weil e Hannah Arendt, di Emmanuel Levinas e di Hans Jonas, per altre persone altri saranno i riferimenti e gli esempi, ma quel che è certo è che tutte le voci più alte dell'umanità convergono nel convocare a questo impegno comune per la comune salvezza, a questo impegno integrale di giustizia e libertà, di responsabilità e condivisione, di riconoscimento e di riconoscenza.
E questo è stato l'insegnamento costante di Dante Bernini, di Ernesto Balducci, di Alfio Pannega, di tutte le resistenze all'oppressione, di tutte le riflessioni e le azioni intese al bene comune dell'umanità.
Perchè quello che conta è riconoscere, difendere, promuovere la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani e proteggere l'esistenza dell'intero mondo vivente.
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E così, in questi giorni luttuosi, dovremmo anche essere capaci di parresia, di dire la verità.
Di dire che l'immane strage provocata dal coronavirus non è solo conseguenza di un evento fortuito ed imprevedibile, ma è conseguenza anche dell'imprevidenza e dell'irresponsabilità di pubblici poteri che hanno privilegiato interessi di parte e calcoli egoistici, e che con narcisistica stupidità, tracotante presunzione e sconfinato egoismo, hanno contribuito in ampia misura al determinarsi della strage, che poteva essere se non evitata almeno ridotta a termini minimi con interventi tempestivi e adeguati che invece hanno tardato o non ci sono stati affatto.
Quanto ha contribuito ad espandere gli effetti funesti del virus il permanere e prevalere nei decisori pubblici - e nei potentati economici che li influenzano ed effettualmente scandalosamente dirigono - di ideologie e prassi surdeterminate dalla volontà di mantenere come principio e cardine del loro decidere e agire il primato della massimizzazione del profitto e del consumismo sfrenato?
Quanto ha contribuito ad espandere gli effetti funesti del virus il permanere e prevalere di logiche abiette come quella che privilegia la produzione di merci (e tra esse finanche le più inutili e peggio che inutili, nocive: come la produzione di bombe) rispetto alle vite umane?
Quanto ha contribuito ad espandere gli effetti funesti del virus il permanere e prevalere di interessi e volontà che nelle guerre e nelle catastrofi vedono innanzitutto lucrative occasioni di speculazione?
Dovremmo pure parlare della strage degli anziani, che l'epidemia rivela in forma apocalittica, ma che era già in corso, sebbene occulta, sebbene lenta, presente già con la scelta di recludere chi è più fragile in istituzioni totali recidendo i legami con tutto ciò che dà un senso alla vita di una persona. Noi non abbiamo dimenticato la lezione di Franca Ongaro e di Franco Basaglia. Nessuno dovrebbe essere recluso in un'istituzione totale. Tra gli impegni della riforma sanitaria del 1978 decisivo era quello per la territorializzazione dell'assistenza; ma della riforma sanitaria del 1978 nel corso dei decenni si è progressivamente fatto strame da parte di un ceto politico ed amministrativo nella sua parte dominante rivelatosi più che insipiente: cannibale; parte e servente del regime della corruzione: e del regime della corruzione nelle catastrofi deflagrano vieppiù gli esiti perversi e sanguinari.
E dovremmo dire della violenza inaudita dei poteri dominanti contro gli innocenti che fuggono dalle guerre e dalla fame, e che giungono qui confidando di trovare quell'asilo che la Costituzione della Repubblica italiana garantisce loro, e che invece trovano schiavitù e apartheid.
E della feroce dominazione di classe ai danni dei rapinati e degli impoveriti dal rapace meccanismo dello sfruttamento e dell'appropriazione privata che priva finanche dei beni fondamentali la stragrande maggioranza dell'umanità: non è affatto vero che dinanzi a una catastrofe come questa siamo tutti uguali, al contrario: essa rivela ancor più la violenza dei potenti, essa evidenzia ancora di più l'iniquità e l'abuso dei gruppi dominanti, essa smaschera l'orrore che abitualmente i più non riescono a percepire non solo perché narcotizzati dalle agenzie dell'obnubilamento (i mass-media in testa) ma anche perché, come scrisse una volta il poeta di Augusta, "quando i crimini si moltiplicano diventano invisibili".
Sì, dovremmo essere capaci di parresia.
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E così dovremmo anche essere capaci di misericordia, che è un altro nome della nonviolenza, che è il sentire e l'agire che al male si oppone, il sentire e l'agire che invera l'umanità dell'umanità.
La misericordia: che è il legato più grande della Resistenza che sconfisse il fascismo. Lo scrisse con parole indimenticabili Piero Calamandrei nella più celebre delle sue epigrafi, parlando di "questo patto / giurato fra uomini liberi / che volontari si adunarono / per dignità non per odio / decisi a riscattare / la vergogna e il terrore del mondo".
La misericordia, che ha ispirato l'intera vita di Dante Bernini, di Ernesto Balducci, di Alfio Pannega, e la vita di ogni donna e ogni uomo di volontà buona.
Ogni essere umano ha diritto alla vita, alla dignità, alla solidarietà.
Salvare le vite è il primo dovere.
Chi salva una vita salva il mondo.
Sii tu l'umanità come dovrebbe essere.
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Mittente: "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo è una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. è la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la più ampia campagna di solidarietà con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza è in cammino" che è possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it
Il "Centro di ricerca per la pace, i diritti umani e la difesa della biosfera" di Viterbo è una struttura nonviolenta attiva dagli anni '70 del secolo scorso che ha sostenuto, promosso e coordinato varie campagne per il bene comune, locali, nazionali ed internazionali. è la struttura nonviolenta che oltre trent'anni fa ha coordinato per l'Italia la più ampia campagna di solidarietà con Nelson Mandela, allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano. Nel 1987 ha promosso il primo convegno nazionale di studi dedicato a Primo Levi. Dal 2000 pubblica il notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza è in cammino" che è possibile ricevere gratuitamente abbonandosi attraverso il sito www.peacelink.it
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Una minima notizia su Dante Bernini
"Vescovo emerito della diocesi di Albano, già presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza Episcopale Italiana e già membro della "Comece" (Commission des Episcopats de la Communautè Europeenne), una delle figure più illustri dell'impegno di pace, solidarietà, nonviolenza, che nell'arco dell'intera sua vita come sacerdote e come docente è stato costantemente impegnato per la pace e per la giustizia, nella solidarietà con i sofferenti e gli oppressi, nell'impegno per la salvaguardia del creato, nella promozione della nonviolenza, unendo all'adempimento scrupoloso dei prestigiosi incarichi di grande responsabilità un costante ascolto di tutti coloro che a lui venivano a rivolgersi per consiglio e per aiuto, a tutti sempre offrendo generosamente il suo conforto e sostegno, la sua parola buona e luminosa e l'abbraccio suo saldo e fraterno". Così nella motivazione del riconoscimento attribuitogli il 2 ottobre 2014, nella Giornata internazionale della nonviolenza, dalla Città di Viterbo con una solenne cerimonia nella Sala Regia di Palazzo dei Priori. Successivamente, il 13 aprile 2015, nell'anniversario della promulgazione della "Pacem in Terris", era stata realizzata in suo onore a Viterbo una "Giornata per la Pace".
Era nato a La Quercia, piccola frazione di Viterbo, il 20 aprile 1922, e vi era tornato a vivere nell'operosa sua vecchiaia; lì è deceduto il 27 settembre 2019. Persona buona, costruttore di pace, luminosa figura della nonviolenza, era un punto di riferimento per ogni persona bisognosa di aiuto come per ogni persona impegnata nella solidarietà concreta, per il bene comune dell'umanità, per la salvaguardia del mondo vivente.
Era nato a La Quercia, piccola frazione di Viterbo, il 20 aprile 1922, e vi era tornato a vivere nell'operosa sua vecchiaia; lì è deceduto il 27 settembre 2019. Persona buona, costruttore di pace, luminosa figura della nonviolenza, era un punto di riferimento per ogni persona bisognosa di aiuto come per ogni persona impegnata nella solidarietà concreta, per il bene comune dell'umanità, per la salvaguardia del mondo vivente.
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Una minima notizia su Ernesto Balducci
Ernesto Balducci è nato a Santa Fiora (in provincia di Grosseto) nel 1922, ed è deceduto a seguito di un incidente stradale nel 1992. Sacerdote, insegnante, scrittore, organizzatore culturale, promotore di numerose iniziative di pace e di solidarietà. Fondatore della rivista "Testimonianze" nel 1958 e delle Edizioni Cultura della Pace (Ecp) nel 1986. Oltre che infaticabile attivista per la pace e i diritti, è stato un pensatore di grande vigore ed originalità, le cui riflessioni ed analisi sono decisive per un'etica della mondialità all'altezza dei drammatici problemi dell'ora presente.
Opere di Ernesto Balducci: segnaliamo particolarmente alcuni libri dell'ultimo periodo: Il terzo millennio (Bompiani); La pace. Realismo di un'utopia (Principato), in collaborazione con Lodovico Grassi; Pensieri di pace (Cittadella); L'uomo planetario (Camunia, poi Ecp); La terra del tramonto (Ecp); Montezuma scopre l'Europa (Ecp). Si vedano anche l'intervista autobiografica Il cerchio che si chiude (Marietti); la raccolta postuma di scritti autobiografici Il sogno di una cosa (Ecp); la raccolta postuma di scritti su temi educativi Educazione come liberazione (Libreria Chiari); il manuale di storia della filosofia, Storia del pensiero umano (Cremonese); ed il corso di educazione civica Cittadini del mondo (Principato), in collaborazione con Pierluigi Onorato.
Opere su Ernesto Balducci: cfr. almeno i fondamentali volumi monografici di "Testimonianze" a lui dedicati: Ernesto Balducci, "Testimonianze" nn. 347-349, 1992; ed Ernesto Balducci e la lunga marcia dei diritti umani, "Testimonianze" nn. 373-374, 1995; un'ottima rassegna bibliografica preceduta da una precisa introduzione biografica è il libro di Andrea Cecconi, Ernesto Balducci: cinquant'anni di attività, Libreria Chiari, Firenze 1996; cfr. anche il libro di Bruna Bocchini Camaiani, Ernesto Balducci. La Chiesa e la modernità, Laterza, Roma-Bari 2002; cfr. anche almeno Enzo Mazzi, Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri, Roma 2002; e AA. VV., Verso l'"uomo inedito", Fondazione Ernesto Balducci, San Domenico di Fiesole (Fi) 2004.
Per contattare la Fondazione Ernesto Balducci: www.fondazionebalducci.it
Opere di Ernesto Balducci: segnaliamo particolarmente alcuni libri dell'ultimo periodo: Il terzo millennio (Bompiani); La pace. Realismo di un'utopia (Principato), in collaborazione con Lodovico Grassi; Pensieri di pace (Cittadella); L'uomo planetario (Camunia, poi Ecp); La terra del tramonto (Ecp); Montezuma scopre l'Europa (Ecp). Si vedano anche l'intervista autobiografica Il cerchio che si chiude (Marietti); la raccolta postuma di scritti autobiografici Il sogno di una cosa (Ecp); la raccolta postuma di scritti su temi educativi Educazione come liberazione (Libreria Chiari); il manuale di storia della filosofia, Storia del pensiero umano (Cremonese); ed il corso di educazione civica Cittadini del mondo (Principato), in collaborazione con Pierluigi Onorato.
Opere su Ernesto Balducci: cfr. almeno i fondamentali volumi monografici di "Testimonianze" a lui dedicati: Ernesto Balducci, "Testimonianze" nn. 347-349, 1992; ed Ernesto Balducci e la lunga marcia dei diritti umani, "Testimonianze" nn. 373-374, 1995; un'ottima rassegna bibliografica preceduta da una precisa introduzione biografica è il libro di Andrea Cecconi, Ernesto Balducci: cinquant'anni di attività, Libreria Chiari, Firenze 1996; cfr. anche il libro di Bruna Bocchini Camaiani, Ernesto Balducci. La Chiesa e la modernità, Laterza, Roma-Bari 2002; cfr. anche almeno Enzo Mazzi, Ernesto Balducci e il dissenso creativo, Manifestolibri, Roma 2002; e AA. VV., Verso l'"uomo inedito", Fondazione Ernesto Balducci, San Domenico di Fiesole (Fi) 2004.
Per contattare la Fondazione Ernesto Balducci: www.fondazionebalducci.it
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Una minima notizia su Alfio Pannega
Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in città si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina. A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l'Ariosto, ma fu lavorando "in mezzo ai butteri della Tolfa" che si appassionò vieppiù di poesia e fiorì come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza. La raccontava lui stesso nell'intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell'improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in città, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell'ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sarà fino alla fine della vita. Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. è deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione. Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone così rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettività le tracce della sua vita e delle sue lotte, è restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati più volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza è in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213.
Molte fotografie di Alfio scattate da Mario Onofri, artista visivo profondo e generoso compagno di lotte che gli fu amico e che anche lui ci ha lasciato anni fa, sono disperse tra vari amici di entrambi, ed altre ancora restano inedite nell'immenso, prezioso archivio fotografico di Mario, che tuttora attende curatela e pubblicazione. Negli ultimi anni il regista ed attore Pietro Benedetti, che gli fu amico, ha sovente con forte empatia rappresentato - sulle scene teatrali, ma soprattutto nelle scuole e nelle piazze, nei luoghi di aggregazione sociale e di impegno politico, di memoria resistente all'ingiuria del tempo e alla violenza dei potenti - un monologo dal titolo "Allora ero giovane pure io" dalle memorie di Alfio ricavato, personalmente interpretandone e facendone così rivivere drammaturgicamente la figura.
La proposta di costituire un "Archivio Alfio Pannega" per raccogliere, preservare e mettere a disposizione della collettività le tracce della sua vita e delle sue lotte, è restata fin qui disattesa.
Alcuni testi commemorativi sono stati più volte pubblicati sul notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza è in cammino", ad esempio negli "Archivi della nonviolenza in cammino" nn. 56, 57, 58, 60; cfr. anche il fascicolo monografico dei "Telegrammi della nonviolenza in cammino" n. 265 ed ancora i "Telegrammi della nonviolenza in cammino" nn. 907-909, 1172, 1260, 1261, 1272, 1401, 1622-1624, 1763, 1971, 2108-2113, 2115, 2329, 2331, 2334-2335, 2476-2477, 2479, 2694, 2833, 3049, 3051-3052, 3369-3373, 3448, 3453, 3515-3517, i fascicoli di "Coi piedi per terra" n. 546 e 548-552, e "Voci e volti della nonviolenza" nn. 687-691, 754-755, 881, il fascicolo di "Ogni vittima ha il volto di Abele" n. 170, i fascicoli di "Una persona, un voto" nn. 88-90, 206, 209, i fascicoli de "La domenica della nonviolenza" nn. 420 e 511, i fascicoli de "La nonviolenza contro il razzismo" nn. 202-206, 213.
***
Le epigrafi di Piero Calamandrei per donne, uomini e città della Resistenza
VIVI E PRESENTI CON NOI
FINCHè IN LORO
CI RITROVEREMO UNITI
FINCHè IN LORO
CI RITROVEREMO UNITI
MORTI PER SEMPRE
PER NOSTRA VILTà
QUANDO FOSSE VERO
CHE SONO MORTI INVANO
PER NOSTRA VILTà
QUANDO FOSSE VERO
CHE SONO MORTI INVANO
(In limine al libro Uomini e città della Resistenza)
*
DA QUESTA CASA
OVE NEL 1925
IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA
DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D'ORDINE
NON MOLLARE
FEDELI A QUESTA CONSEGNA
COL PENSIERO E COLL'AZIONE
CARLO E NELLO ROSSELLI
SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII
IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA
MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE
INCONTRO ALL'AGGUATO FASCISTA
CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO
IL 9 GIUGNO 1937
A BAGNOLES DE L'ORNE
MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI
DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI
QUANDO SPUNTò L'ALBA
SI VIDERO IN ARMI
SU OGNI VETTA D'ITALIA
MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO
VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI
CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO
GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL'AVVENIRE
GIUSTIZIA E LIBERTà
OVE NEL 1925
IL PRIMO FOGLIO CLANDESTINO ANTIFASCISTA
DETTE ALLA RESISTENZA LA PAROLA D'ORDINE
NON MOLLARE
FEDELI A QUESTA CONSEGNA
COL PENSIERO E COLL'AZIONE
CARLO E NELLO ROSSELLI
SOFFRENDO CONFINI CARCERI ESILII
IN ITALIA IN FRANCIA IN SPAGNA
MOSSERO CONSAPEVOLI PER DIVERSE VIE
INCONTRO ALL'AGGUATO FASCISTA
CHE LI RICONGIUNSE NEL SACRIFICIO
IL 9 GIUGNO 1937
A BAGNOLES DE L'ORNE
MA INVANO SI ILLUSERO GLI OPRESSORI
DI AVER FATTO LA NOTTE SU QUELLE DUE FRONTI
QUANDO SPUNTò L'ALBA
SI VIDERO IN ARMI
SU OGNI VETTA D'ITALIA
MILLE E MILLE COL LORO STESSO VOLTO
VOLONTARI DELLE BRIGATE ROSSELLI
CHE SULLA FIAMMA RECAVANO IMPRESSO
GRIDO LANCIATO DA UN POPOLO ALL'AVVENIRE
GIUSTIZIA E LIBERTà
(Epigrafe sulla casa dei fratelli Rosselli, in Firenze, via Giusti n. 38)
*
GIUSTIZIA E LIBERTà
PER QUESTO MORIRONO
PER QUESTO VIVONO
PER QUESTO VIVONO
(Epigrafe sulla tomba dei fratelli Rosselli, nel cimitero di Trespiano - Firenze)
*
NON PIù VILLA TRISTE
SE IN QUESTE MURA
SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI
ARMATI SOL DI COSCIENZA
IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI
VOLLERO
PER RISCATTARE VERGOGNA
PER RESTITUIR DIGNITà
PER NON RIVELARE IL COMPAGNO
LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE
NON TRADIRE
SE IN QUESTE MURA
SPIRITI INNOCENTI E FRATERNI
ARMATI SOL DI COSCIENZA
IN FACCIA A SPIE TORTURATORI CARNEFICI
VOLLERO
PER RISCATTARE VERGOGNA
PER RESTITUIR DIGNITà
PER NON RIVELARE IL COMPAGNO
LANGUIRE SOFFRIRE MORIRE
NON TRADIRE
(Epigrafe sulla villa di via Bolognese, a Firenze - dove fu la sede della banda Carità - nella quale Enrico Bocci fu torturato: e che fu chiamata in quei mesi "Villa triste")
*
GIANFRANCO MATTEI
DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA
NELL'ORA DELL'AZIONE CLANDESTINA
FECE DELLA SUA SCIENZA
ARMA PER LA LIBERTà
COMUNIONE COL SUO POPOLO
SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO
DOCENTE UNIVERSITARIO DI CHIMICA
NELL'ORA DELL'AZIONE CLANDESTINA
FECE DELLA SUA SCIENZA
ARMA PER LA LIBERTà
COMUNIONE COL SUO POPOLO
SILENZIOSA SCELTA DEL MARTIRIO
SU QUESTA CASA OVE NACQUE
RIMANGANO INCISE
LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE
QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE
E INVITTA CONSEGNò ALL'AVVENIRE
LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE
"SIATE FORTI - COME IO LO FUI"
RIMANGANO INCISE
LE ULTIME PAROLE SCRITTE NEL CARCERE
QUANDO SOTTRASSE AL CARNEFICE
E INVITTA CONSEGNò ALL'AVVENIRE
LA CERTEZZA DELLA SUA FEDE
"SIATE FORTI - COME IO LO FUI"
Milano 11 dicembre 1916 - Roma febbraio 1944
(Epigrafe sulla casa di Milano, ove nacque l'11 dicembre 1916 Gianfranco Mattei)
*
LA MADRE
QUANDO LA SERA TORNAVANO DAI CAMPI
SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE
IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL'USCIO
PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO
MA QUANDO IN UN UNICO SPARO
CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO
LA MADRE DISSE
NON VI RIMPROVERO O FIGLI
D'AVERMI DATO TANTO DOLORE
L'AVETE FATTO PER UN'IDEA
PERCHè MAI PIù NEL MONDO ALTRE MADRI
DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA
MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA
SE PIù LA SERA NON TORNERETE
IL PADRE è FORTE E RINCUORA I NIPOTI
DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO
MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA
O FIGLI CARI
VENGO CON VOI
SETTE FIGLI ED OTTO COL PADRE
IL SUO SORRISO ATTENDEVA SULL'USCIO
PER ANNUNCIARE CHE IL DESCO ERA PRONTO
MA QUANDO IN UN UNICO SPARO
CADDERO IN SETTE DINANZI A QUEL MURO
LA MADRE DISSE
NON VI RIMPROVERO O FIGLI
D'AVERMI DATO TANTO DOLORE
L'AVETE FATTO PER UN'IDEA
PERCHè MAI PIù NEL MONDO ALTRE MADRI
DEBBAN SOFFRIRE LA STESSA MIA PENA
MA CHE CI FACCIO QUI SULLA SOGLIA
SE PIù LA SERA NON TORNERETE
IL PADRE è FORTE E RINCUORA I NIPOTI
DOPO UN RACCOLTO NE VIENE UN ALTRO
MA IO SONO SOLTANTO UNA MAMMA
O FIGLI CARI
VENGO CON VOI
(Epigrafe dettata per il busto, collocato nella sala del consiglio del Comune di Campegine, di Genoveffa Cocconi, madre dei sette fratelli Cervi, morta di dolore poco dopo la loro fucilazione)
*
A POCHI METRI DALL'ULTIMA CIMA
AVVOLTA NEL NEMBO
QUALCUNO PIù SAGGIO DISSE SCENDIAMO
MA LIVIO COMANDA
QUANDO UN'IMPRESA SI è COMINCIATA
NON VALE SAGGEZZA
A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE
AVVOLTA NEL NEMBO
QUALCUNO PIù SAGGIO DISSE SCENDIAMO
MA LIVIO COMANDA
QUANDO UN'IMPRESA SI è COMINCIATA
NON VALE SAGGEZZA
A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE
DALLA MONTAGNA NERA
DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO
S'AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA
L'HANNO RICONOSCIUTO
SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI
RICANTAN LE VECCHIE CANZONI
è LIVIO CHE SALE
è IL LORO CAPO
CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA
TRA I MORTI GIOVANI
GIOVANE ANCH'EGLI
è VOLUTO RESTARE
DOPO DIECI ANNI DAL PRIMO CONVEGNO
S'AFFACCIANO LE OMBRE IN VEDETTA
L'HANNO RICONOSCIUTO
SVENTOLANO I VERDI FAZZOLETTI
RICANTAN LE VECCHIE CANZONI
è LIVIO CHE SALE
è IL LORO CAPO
CHE PER NON RINUNCIARE ALLA VETTA
TRA I MORTI GIOVANI
GIOVANE ANCH'EGLI
è VOLUTO RESTARE
ASCIUGHIAMO IL PIANTO
GUARDIAMO SU IN ALTO
IN CERCA DI TE
COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI
FERMO SULLA RUPE
LE SPALLE QUADRATE MONTANARE
LA MASCHIA FRONTE OSTINATA
L'OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA
FACCI UN CENNO LIVIO
SE VACILLEREMO
A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE
ANCHE SE QUESTO
è
MORIRE
GUARDIAMO SU IN ALTO
IN CERCA DI TE
COME TI VIDERO I TEDESCHI FUGGENTI
FERMO SULLA RUPE
LE SPALLE QUADRATE MONTANARE
LA MASCHIA FRONTE OSTINATA
L'OCCHIO ACCESO DI DOLCE FIEREZZA
FACCI UN CENNO LIVIO
SE VACILLEREMO
A TUTTI I COSTI BISOGNA SALIRE
ANCHE SE QUESTO
è
MORIRE
(Epigrafe per la morte di Livio Bianco avvenuta nel luglio del 1953, per una sciagura di montagna)
*
DALL'XI AGOSTO MCMXLIV
NON DONATA MA RICONQUISTATA
A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE
LA LIBERTà
SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE
PER INSURREZIONE DI POPOLO
PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI
IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI
PIù ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI
HA RIPRESO STANZA
NEI SECOLI
NON DONATA MA RICONQUISTATA
A PREZZO DI ROVINE DI TORTURE DI SANGUE
LA LIBERTà
SOLA MINISTRA DI GIUSTIZIA SOCIALE
PER INSURREZIONE DI POPOLO
PER VITTORIA DEGLI ESERCITI ALLEATI
IN QUESTO PALAZZO DEI PADRI
PIù ALTO SULLE MACERIE DEI PONTI
HA RIPRESO STANZA
NEI SECOLI
(Epigrafe apposta dopo la liberazione sulla parete di Palazzo Vecchio che guarda Via dei Gondi, a Firenze)
*
SULLE FOSSE DEL VOSTRO MARTIRIO
NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA
O SUPPLIZIATI DI BELFIORE
O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA
DOPO UN SECOLO
MANTOVA VI AFFIDA
QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA
NEGLI STESSI CAMPI DI BATTAGLIA
O SUPPLIZIATI DI BELFIORE
O VOLONTARI DI CURTATONE E MONTANARA
DOPO UN SECOLO
MANTOVA VI AFFIDA
QUESTI SUOI CADUTI DELLA GUERRA PARTIGIANA
COME VOI SONO ANDATI INCONTRO ALLA MORTE
A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO
SENZA VOLTARSI INDIETRO
ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE
SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA
A FRONTE ALTA CON PASSO SICURO
SENZA VOLTARSI INDIETRO
ACCOGLIETELI OMBRE FRATERNE
SONO DELLA VOSTRA FAMIGLIA
MUTANO I VOLTI DEI CARNEFICI
RADETZKY O KESSELRING
VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI
RISORGIMENTO O RESISTENZA
MA L'ANELITO DEI POPOLI è UNO
NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI
LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO
QUESTA FIAMMA RIBELLE
PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO
DOPO CENT'ANNI
QUANDO L'ORA SPUNTA
I CIMITERI CHIAMANO LIBERTà
DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA
L'AVANZATA RIPRENDE
FINO A CHE OGNI SCHIAVITù SARà BANDITA
DAL MONDO PACIFICATO
RADETZKY O KESSELRING
VARIANO I NOMI DELLE LIBERAZIONI
RISORGIMENTO O RESISTENZA
MA L'ANELITO DEI POPOLI è UNO
NELLA STORIA DOVE I SECOLI SONO ATTIMI
LE GENERAZIONI SI TRASMETTONO
QUESTA FIAMMA RIBELLE
PATIBOLI E TORTURE NON LA SPENGONO
DOPO CENT'ANNI
QUANDO L'ORA SPUNTA
I CIMITERI CHIAMANO LIBERTà
DA OGNI TOMBA BALZA UNA GIOVANE SCHIERA
L'AVANZATA RIPRENDE
FINO A CHE OGNI SCHIAVITù SARà BANDITA
DAL MONDO PACIFICATO
(Epigrafe murata nella sala del Palazzo Provinciale di Mantova nel primo decennale della Resistenza, giugno 1954)
*
RITORNO DI KESSELRING
NON è PIù VERO NON è PIù VERO
O FUCILATI DELLA RESISTENZA
O INNOCENTI ARSI VIVI
DI SANT'ANNA E DI MARZABOTTO
NON è PIù VERO
CHE NEL ROGO DEI CASALI
DIETRO LE PORTE INCHIODATE
MADRI E CREATURE
TORCENDOSI TRA LE FIAMME
URLAVANO DISPERATAMENTE PIETà
O FUCILATI DELLA RESISTENZA
O INNOCENTI ARSI VIVI
DI SANT'ANNA E DI MARZABOTTO
NON è PIù VERO
CHE NEL ROGO DEI CASALI
DIETRO LE PORTE INCHIODATE
MADRI E CREATURE
TORCENDOSI TRA LE FIAMME
URLAVANO DISPERATAMENTE PIETà
AI CAMERATI GUASTATORI
CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA
SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA
RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI
SI SCHIERINO IN PARATA
ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI
PER LA FELICITà DEL MONDO
CHE SI GLORIARONO DI QUELLE GRIDA
SIA RESA ALFINE GIUSTIZIA
RIPRENDANO TORCE ED ELMETTI
SI SCHIERINO IN PARATA
ALTRI ROGHI DOVRANNO ESSERE ACCESI
PER LA FELICITà DEL MONDO
NON PIù FIORI PER LE VOSTRE TOMBE
SONO STATI TUTTI REQUISITI
PER FARE LA FIORITA
SULLE VIE DEL LORO RITORNO
LI COMANDERà ANCORA
COLL'ONORE MILITARE
CUCITO IN ORO SUL PETTO
IL CAMERATA KESSELRING
IL VOSTRO ASSASSINO
SONO STATI TUTTI REQUISITI
PER FARE LA FIORITA
SULLE VIE DEL LORO RITORNO
LI COMANDERà ANCORA
COLL'ONORE MILITARE
CUCITO IN ORO SUL PETTO
IL CAMERATA KESSELRING
IL VOSTRO ASSASSINO
*
IL MONUMENTO A KESSELRING
LO AVRAI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRà
A DECIDERLO TOCCA A NOI
CAMERATA KESSELRING
IL MONUMENTO CHE PRETENDI DA NOI ITALIANI
MA CON CHE PIETRA SI COSTRUIRà
A DECIDERLO TOCCA A NOI
NON COI SASSI AFFUMICATI
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITà
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE
DEI BORGHI INERMI STRAZIATI DAL TUO STERMINIO
NON COLLA TERRA DEI CIMITERI
DOVE I NOSTRI COMPAGNI GIOVINETTI
RIPOSANO IN SERENITà
NON COLLA NEVE INVIOLATA DELLE MONTAGNE
CHE PER DUE INVERNI TI SFIDARONO
NON COLLA PRIMAVERA DI QUESTE VALLI
CHE TI VIDE FUGGIRE
MA SOLTANTO COL SILENZIO DEI TORTURATI
PIù DURO D'OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITà NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
PIù DURO D'OGNI MACIGNO
SOLTANTO CON LA ROCCIA DI QUESTO PATTO
GIURATO FRA UOMINI LIBERI
CHE VOLONTARI SI ADUNARONO
PER DIGNITà NON PER ODIO
DECISI A RISCATTARE
LA VERGOGNA E IL TERRORE DEL MONDO
SU QUESTE STRADE SE VORRAI TORNARE
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA
AI NOSTRI POSTI CI RITROVERAI
MORTI E VIVI COLLO STESSO IMPEGNO
CHE SI CHIAMA
ORA E SEMPRE
RESISTENZA
(Lapide murata nel Palazzo Comunale di Cuneo il 21 dicembre 1952)
*
ALL'OMBRA DI QUESTE MONTAGNE
IL 12 SETTEMBRE 1943
POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI
ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI
FURONO LA PRIMA PATTUGLIA
DELLA RESISTENZA PIEMONTESE
CHE DOPO DUE INVERNI
CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO
PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI
DIVENTò
L'ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTà
DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA
IL 12 SETTEMBRE 1943
POCHI RIBELLI QUI CONVENUTI
ARMATI DI FEDE E NON DI GALLONI
FURONO LA PRIMA PATTUGLIA
DELLA RESISTENZA PIEMONTESE
CHE DOPO DUE INVERNI
CON DUCCIO E LIVIO AL COMANDO
PER OGNI CADUTO CENTO SOPRAGGIUNTI
DIVENTò
L'ESERCITO DI GIUSTIZIA E LIBERTà
DILAGANTE VITTORIOSO IN PIANURA
NEL PRIMO DECENNALE
I VIVI SALUTANO I MORTI
DORMITE IN PACE COMPAGNI
L'IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME
VERSO L'AVVENIRE
NON è CADUTO
I VIVI SALUTANO I MORTI
DORMITE IN PACE COMPAGNI
L'IMPEGNO DI MARCIARE INSIEME
VERSO L'AVVENIRE
NON è CADUTO
(Epigrafe murata sulla Chiesa di Madonna del Colletto, inaugurata il 27 settembre 1953 con un discorso di Ferruccio Parri)
*
CONTRO OGNI RITORNO
INERMI BORGATE DELL'ALPE
ASILO DI RIFUGIATI
PRESE D'ASSALTO COI LANCIAFIAMME
ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI
I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI
FOSSE NOTTURNE SCAVATE
DAGLI ASSASSINI IN FUGA
PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI
QUESTO VI RIUSCì
ASILO DI RIFUGIATI
PRESE D'ASSALTO COI LANCIAFIAMME
ARSI VIVI NEL ROGO DEI CASALI
I BAMBINI AVVINGHIATI ALLE MADRI
FOSSE NOTTURNE SCAVATE
DAGLI ASSASSINI IN FUGA
PER NASCONDERVI STRAGI DI TRUCIDATI INNOCENTI
QUESTO VI RIUSCì
S. TERENZIO BERGIOLA ZERI VINCA
FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO
SCRIVETE QUESTI NOMI
SON LE VOSTRE VITTORIE
MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO
DI DOVE IL POPOLO APUANO
CAVATORI E PASTORI
E LE LORO DONNE STAFFETTE
TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTà
VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA
QUESTO NON VI RIUSCì
ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI
FORNO MOMMIO TRAVERDE S. ANNA S. LEONARDO
SCRIVETE QUESTI NOMI
SON LE VOSTRE VITTORIE
MA ESPUGNARE QUESTE TRINCEE DI MARMO
DI DOVE IL POPOLO APUANO
CAVATORI E PASTORI
E LE LORO DONNE STAFFETTE
TUTTI ARMATI DI FAME E DI LIBERTà
VI SFIDAVA BEFFARDO DA OGNI CIMA
QUESTO NON VI RIUSCì
ORA SUL MARE SON TORNATI AL CARICO I VELIERI
E NELLE CAVE I BOATI DELLE MINE
CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA
MA QUESTA PACE NON è OBLIO
STANNO IN VEDETTA
QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D'ORO
AL VALORE PARTIGIANO
TAGLIENTI COME LAME
IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL'ERTA
CONTRO OGNI RITORNO
CHIAMAN LAVORO E NON GUERRA
MA QUESTA PACE NON è OBLIO
STANNO IN VEDETTA
QUESTE MONTAGNE DECORATE DI MEDAGLIE D'ORO
AL VALORE PARTIGIANO
TAGLIENTI COME LAME
IMMACOLATO BALUARDO SEMPRE ALL'ERTA
CONTRO OGNI RITORNO
(Epigrafe scolpita sul marmo della stele commemorativa delle Fosse del Frigido, inaugurata il 21 ottobre 1954)
*
FANTASMI
NON RAMMARICATEVI
DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA
SE GIù AL PIANO
NELL'AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE
MURATA COL VOSTRO SANGUE
SONO TORNATI
DA REMOTE CALIGINI
I FANTASMI DELLA VERGOGNA
TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI
è BENE CHE SIANO ESPOSTI
IN VISTA SU QUESTO PALCO
PERCHè TUTTO IL POPOLO
RICONOSCA I LORO VOLTI
E SI RICORDI
CHE TUTTO QUESTO FU VERO
CHIEDERANNO LA PAROLA
AVREMO TANTO DA IMPARARE
MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI
VENT'ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE
I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA
TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO
L'ITALIA RIDOTTA UN ROGO
QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE
PER FAR GRANDE LA PATRIA
APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA
LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI
PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL'ASSE
I FIERI MINISTRI DI SALò
APRIRANNO
I LORO ARCHIVI SEGRETI
DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA
DI OGNI INCENDIO SI RITROVERà IL PROTOCOLLO
CIVITELLA SANT'ANNA BOVES MARZABOTTO
TUTTE IN REGOLA
SAPREMO FINALMENTE
QUANTO COSTò L'ASSASSINIO
DI CARLO E NELLO ROSSELLI
MA FORSE A QUESTO PUNTO
PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA
PECCATO
QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO
AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE
DAI VOSTRI CIMITERI DI MONTAGNA
SE GIù AL PIANO
NELL'AULA OVE FU GIURATA LA COSTITUZIONE
MURATA COL VOSTRO SANGUE
SONO TORNATI
DA REMOTE CALIGINI
I FANTASMI DELLA VERGOGNA
TROPPO PRESTO LI AVEVAMO DIMENTICATI
è BENE CHE SIANO ESPOSTI
IN VISTA SU QUESTO PALCO
PERCHè TUTTO IL POPOLO
RICONOSCA I LORO VOLTI
E SI RICORDI
CHE TUTTO QUESTO FU VERO
CHIEDERANNO LA PAROLA
AVREMO TANTO DA IMPARARE
MANGANELLI PUGNALI PATIBOLI
VENT'ANNI DI RAPINE DUE ANNI DI CARNEFICINE
I BRIGANTI SUGLI SCANNI I GIUSTI ALLA TORTURA
TRIESTE VENDUTA AL TEDESCO
L'ITALIA RIDOTTA UN ROGO
QUESTO SI CHIAMA GOVERNARE
PER FAR GRANDE LA PATRIA
APPRENDEREMO DA FONTE DIRETTA
LA STORIA VISTA DALLA PARTE DEI CARNEFICI
PARLERANNO I DIPLOMATICI DELL'ASSE
I FIERI MINISTRI DI SALò
APRIRANNO
I LORO ARCHIVI SEGRETI
DI OGNI IMPICCATO SAPREMO LA SEPOLTURA
DI OGNI INCENDIO SI RITROVERà IL PROTOCOLLO
CIVITELLA SANT'ANNA BOVES MARZABOTTO
TUTTE IN REGOLA
SAPREMO FINALMENTE
QUANTO COSTò L'ASSASSINIO
DI CARLO E NELLO ROSSELLI
MA FORSE A QUESTO PUNTO
PREFERIRANNO RINUNCIARE ALLA PAROLA
PECCATO
QUESTI GRANDI UOMINI DI STATO
AVREBBERO TANTO DA RACCONTARE
(Epigrafe pubblicata sul "Ponte" dopo le elezioni politiche del 7 giugno 1953)
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