Egidio Antonini di Viterbo

Dopo essersi insediato, papa Giulio II manifestò presto il desiderio di non utilizzare gli appartamenti del suo predecessore, Alessandro VI, scegliendo quindi altre stanze al piano superiore.

Chiamò a decorarle un gruppo eterogeneo di artisti, ai quali si aggiunse, negli ultimi mesi del 1508, Raffaello Sanzio.

Colpito dalle prove del pittore urbinate, il papa decise di affidargli l'intera decorazione degli appartamenti, distruggendo tutto quello fatto in precedenza.

La Stanza della Segnatura, uno degli ambienti delle Stanze di Raffaello nei Musei Vaticani, tra le future Stanze di Eliodoro e dell'Incendio di Borgo, fu la prima ad essere decorata, con un tema legato all'ordinamento ideale della cultura umanistica, divisa in teologia, filosofia, poesia e giurisprudenza, a ciascuna delle quali è dedicata una parete.

Tale disposizione ha fatto pensare che la stanza fosse originariamente destinata a biblioteca e studiolo privato del pontefice, anche se non vi sono documenti in tale senso. Fin dal suo completamento vi si insediò infatti il Tribunale della "Segnatura Gratiae et Iustitiae", che le diede il nome.

La decorazione pittorica avviò dalla volta, per proseguire alla parete est, dove venne raffigurata la Disputa. Raffaello e i suoi aiuti vi attesero nel corso del 1509, forse avviandola già alla fine del 1508.

Non è chiaro quanto fu frutto della fantasia e della cultura dell'artista e quanto venne invece dettato dal papa e dai suoi teologi. Sicuramente Raffaello venne coadiuvato nella definizione del tema, ma è altresì risaputa la straordinaria fama che circondava l'artista, pienamente inseritosi nell'ambiente colto della curia romana da venire più volte esaltato dai letterati. Secondo alcuni studiosi l'ispirazione per quest'opera potrebbe provenire da un'orazione del dotto agostiniano Egidio da Viterbo, che era un umanista neoplatonico.

Straordinario e immediato fu il successo dell'opera nella corte pontificia. Scrisse Vasari: «non potrebbe pittore alcuno formar cosa più leggiadra, né di maggior perfezione. [...] Que' santi a sedere, che nel vero, oltre al parer vivi di colori, scortano di maniera e sfuggono che non altrimenti farebbono se fussino di rilievo.»

https://it.wikipedia.org/wiki/Disputa_del_Sacramento

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Secondo Paolo Giovio il programma iconografico delle prime due Stanze (quella della Segnatura e quella di Eliodoro) venne suggerito dal pontefice stesso e fu probabilmente elaborato da un gruppo di teologi ed umanisti di ambiente pontificio e di matrice neoplatonica, tra i quali gli studiosi individuano la partecipazione di Egidio da Viterbo, Cristoforo Marcello e di Fedra Inghirami.

https://www.wikizero.com/it/Stanza_della_Segnatura

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Raffaello diede il volto di famosi artisti ai personaggi rappresentati e così Platone ha il volto di Leonardo, Euclide quello di Bramante mentre per Eraclito il maestro scelse il volto di Michelangelo, per rendere omaggio alla grandezza dell’amico che proprio in quegli stessi anni stava affrescando la Volta della Cappella Sistina.
L’idea di inserire Eraclito/Michelangelo è però un’idea dell’ultimo momento non essendo la sua figura disegnata nel cartone preparatorio.

Uno dei temi più appassionanti per gli storici dell’arte è però l’identità di chi ispirò un siffatto programma iconografico e iconologico. Perché ponendo pure l’alta cultura umanistica di Raffaello è da escludere che l’invenzione iconografica sia opera sua.

La persona più probabile sembra essere un monaco agostiniano, teologo raffinato molto stimato e ascoltato da Giulio II: Egidio da Viterbo, grande umanista, letterato, profondo conoscitore di Platone.

Per Egidio e per la sua teologia sono necessarie le immagini adoperate da Platone, in connessione però con quelle della Sacra Scrittura.

http://associazioneliveart.it/la-ragione-porta-dio-furono-suggeritori-raffaello-articolo-ilsussidiario-it/