

Giancarlo Breccola
Dalla rivista La Loggetta dell'autunno 2017
Che la “spagnola”, per ampiezza e virulenza, sia stata una delle pandemie più drammatiche di cui si ha memoria è cosa nota, e credo non sia necessario insistere sullo straordinario numero di vittime che questa “tragedia nella tragedia” – alludo alla guerra che stava terminando - causò.
Ho invece riunito alcune minime testimonianze di eterogenea natura che, proprio per la loro estemporaneità e difformità, vanno a gettar luce su lontani, marginali dettagli del complesso e fosco quadro generale.
Iniziamo con una sorta di “cronaca diretta”, tratta da un settimanale locale dell’epoca, che ci presenta il “biglietto da visita” della malattia, completo anche dell’alternativo nome di “grippe”.
Il termine, di derivazione francese quale deverbale di gripper (afferrare, ghermire) a precisare in senso traslato la sua capacità di contagiare di sorpresa e repentinamente, in passato era stato comunemente usato a indicare una generica influenza.
Il “Grippe” o febbre spagnuola Da qualche giorno non si fa che parlare dell’influenza detta “febbre spagnuola”. Circa i sintomi del male così scrive il dott. Della Seta: “Nella maggioranza dei casi, il quadro della malattia sarebbe il seguente: inizio brusco, senza sintomi premonitori, con leggeri brividi e rapido innalzamento della temperatura, dolori alla testa, agli arti, alla regione dei reni, spossatezza assai notevole, mancanza di appetito e assai spesso anche vomito iniziale e emorragie dal naso. Contemporaneamente si hanno sintomi per cui è chiaro che sono colpite le vie aeree superiori: frequenti starnuti, voce rauca, tosse penosa, sputi sanguigni, dolori al torace.
La malattia dura da quattro a sei giorni, la febbre a volte scompare lentamente, a volte bruscamente; a volte si ha interruzione di un giorno, poi la malattia riprende il suo decorso, ancor più velocemente e dando origine, in questi casi specialmente, a complicazioni da parte dei bronchi e dei polmoni (bronchiti, polmoniti, bronco polmoniti) che portano via malati, anche giovani e robusti, in pochissimo tempo. [L’Eco, anno IV, n. 20, Montefiascone 5 ottobre 1918, p. 3]
Seguendo la nostra cronaca arriviamo proprio ai giorni in cui l’epidemia stava entrando nella fase micidiale.
I necrologi che seguono, tutti tratti da “L’Eco” del 2 novembre 1918, in effetti potrebbero proporsi come “campionatura” delle luttuose situazioni nel territorio, se non fosse che, per motivi facilmente intuibili, lo sono in forma parziale in quanto considerano solo decessi di persone in qualche modo “illustri”.
L’influenza nostrana - Nei nostri paesi di vai di lago, ad eccezione di Marta e più ancora di Piansano, dove ha fatto purtroppo numerose vittime, è stata fortunatamente abbastanza benigna. In Montefiascone, dato il numero degli abitanti, è stata più benigna ancora, forse per l’eccellenza dell’aria ed anche per le pronte precauzioni prese dalle competenti autorità. Ricordiamo infatti l’energia, quale ci voleva nelle presenti circostanze, del sindaco sig. Bizzarri e l’ottimo servizio sanitario del dottor Paterni che, pur essendo solo, ha dovuto correre da per tutto e con zelo provvedere alle necessità del momento.
Il morbo indomabile, che sta mietendo tante giovani vite, ha crudelmente troncata la cara esistenza di Agnese Ricca nata Diano che spirava nel bacio del Signore il giorno 17 corrente alle ore 11,46. La giovane sposa di anni 29, che per essere madre aveva saputo affrontare, resistendo, operazioni chirurgiche mortali meravigliando i professori delle Cliniche di Roma, ha dovuto soccombere in pochissimi giorni alla violenza del morbo epidemico, che inesorabilmente la colpì, procurandole sofferenze indicibili ed una agonia straziante. Il Capitano della locale Compagnia dei R.R. Carabinieri, sigr. Bortoli Antonio, ha perduto i suoi carissimi genitori, morti nel breve giro di una settimana. Gli presentiamo, a nome anche della cittadinanza le nostre sentite condoglianze.
Nella giovane età di 19 anni, si è improvvisamente spenta la virtuosa esistenza di Fanti Edvige colpita dal morbo che ancora infierisce. Fu veramente esemplare giovinetta, anima semplice e timorosa di Dio, che passò in mezzo al mondo incorrotta. Tra le vittime dell’influenza dobbiamo altresì ricordare il maresciallo Ernesto Tosgobbi capo scritturale del Comando della Compagnia dei reali Carabinieri. Giovanissimo, caro a tutti per le sue elette virtù di mente e di cuore, spirò nel bacio del Signore dopo breve malattia sopportata con cristiana rassegnazione nel civico ospedale e confortata dai S. sacramenti. Tornino gradite alla famiglia dell’estinto, alla sua fidanzata Fidalma Fratello, le condoglianze dell’Eco.
Colpito nel fiore della giovinezza da fiero morbo alle 18 di ieri serenamente spegnevasi la cara esistenza di Vincenzo Ferruzzi. Il padre Nobil Vincenzo la madre Maria Perpetua, la sorella Anita Zaccheo i fratelli Ferruccio, prigioniero di guerra e Tito Tenente nei Lancieri d’Aosta al fronte, il cognato Giuseppe Zaccheo i nipoti, e parenti tutti, strazianti, ne danno l’annuncio.
A integrare il quadro per le esperienze contadine, di grande interesse, anche per i dettagli sui “monatti austriaci”, risulta una sintesi di memorie raccolta da quell’attento custode di storie e tradizioni locali che fu Giorgio Zerbini.
La Spagnola
Qualche vecchio ottuagenario ancora vivente ricorda quella triste parentesi della guerra 1915-1918. La spagnola fu un’influenza a carattere maligno ed epidemico che uccise tanta gente anche da noi a Montefiascone. Mia madre me la raccontava così: La gente si ammalava alle vie respiratorie con febbri altissime da delirio.
Quasi tutti i componenti di una singola famiglia se ne ammalavano più o meno gravemente. Unici rimedi alcuni preparati galenici, riposo in letto in ambiente caldo. Ma le case non erano riscaldate per cui a vincere era quasi sempre lei, la bella signora di Spagna. Il decorso del male andava da uno ad alcuni giorni e si risolveva quasi sempre con la morte. Nella maggioranza dei casi i decessi avvenivano nel cuore della notte. Chi riusciva a buttare sangue dal naso o dagli orecchi, guariva istantaneamente senza pericoli di ricadute.
Al mattino arrivavano nelle case i... monatti a raccogliere i trapassati. I monatti non erano altro che i prigionieri austriaci con i cataletti sulle spalle addetti al pietoso lavoro. Essi ricevevano di nascosto (il regolamento non lo consentiva), dai familiari delle vittime, una piccola mancia consistente in alcuni centesimi, ma più che mai gradivano un tozzo di pane e una bottiglietta di vino per attutire alla meno peggio quei languori dello stomaco che si chiamano fame.
I morti, caricati sui cataletti, venivano trasportati al cimitero con grande fatica dei monatti che, nonostante fossero stati giovani guerrieri pieni di vitalità, erano tuttavia denutriti e quindi deboli assai spesso. Coi baffi di capecchio, raccontava mia madre che li vide molto spesso passar sotto la propria finestra a passo di marcia facendo risuonare gli scarponi chiodati dalla punta al tallone.
In Frazione Gevi, mia frazione d’origine, in pochi giorni furono alcune decine i morti di spagnola, circa la metà dell’intera popolazione locale. Oggi, nella medesima frazione, sta serpeggiando “la cinese” e se non ha fatto vuoti come la spagnola, sicuramente i motivi sono due: il benessere che ha dato a tutti la possibilità di nutrirsi adeguatamente e il progresso nel campo della medicina. [Giorgio Zerbini pag. 14 LA VOCE - n° 2 — Febbraio 1990]
E infine una poesia dedicata proprio alla “spagnola” o, più precisamente, alla “febbre grippale”.
L’autore don Sante del Zampa, all’epoca giovane sacerdote, visse questa epidemia, come del resto tutta la sua vita, con grande umanità, pazienza e sorniona ironia.
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La febbre grippale
ovverosia la spagnola
Mo ce mancava puro st’infezzione…
se pò sape’ ch’edè st’epidemia
che co’ tre giorni viene e spazza via,
Cristo-Gesù-Maria! Tante persone?
Ne’ la caserma in faccia de la mia
vedi più vorte ar giorno er Carrettone,
e se nun viene presto un acquazzone,
ce coje a tutti quanti e così sia.
Morì in quattro battute! n’a parola!
ma dimme un po’ se sa da che paese
st’accidente è venuta? Te consola.
Primma de Francia venne la francese
mo da la Spagna viene la spagnola
dall’Inghilterra poi… verrà l’inglese.
30 settembre 1918
