
La Quercia, Piazza del Santuario nel 1920 con la casetta avanti al campanile e la fontana con le donne che riempiono d'acqua il bigoncio, o bigonzo, inserito in un barellino per il facile trasporto
(Vedi anche http://www.madonnadellaquercia.it)
Viterbo CRONACA STORICA da "PIZZERIA IL MONASTERO VITERBO"
Nicolò Maria Torelli
Pontefici Romani divoti della Madonna della Quercia, vengono a visitarla, ricevono grazie, e concedono privilegi
(Leggi l'inizio delle visite alla fine dell'articolo, dopo la pubblicità del Monastero)
Clemente VII nello spazio di quattro mesi dell'anno 1528, che dimorò in Viterbo, dopo la liberazione di Roma, e Stato Ecclesiastico dell'Esercito di Borbone, venne più volte a visitare questa SSma Vergine, per ringraziarla de' beneficii ricevuti, e per implorare il di lei patrocinio nelle tante calamità di quel tempo.
Per suo Breve spedito l'anno 1525, aveva proveduto alla pace e quiete di questo Convento, togliendo gl'inconvenienti, che nascevano dall'amministrazione fatta da Laici.
E per altro Breve delli 15 Marzo dell'anno 1533 scommunica tutti quelli, che ritengono beni di qualsivogliasorte, in qualunque Modo spettanti al Convento, e Chiesa della Quercia, e quelli ancora, che ardiranno nascondere, rimovere, o trasportare li termini e guastare i limiti, o confini delle sue possessioni.
[... continua nel prossimo articolo alla metà del mese di marzo]
Frate Nicolò Maria Torelli: Miracoli della Madonna della Quercia di Viterbo, in Viterbo 1793, pag. 19 - 20
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Pontefici Romani divoti della Madonna della Quercia, vengono a visitarla, ricevono grazie, e concedono privilegi
Sisto IV che succedè al mentovato Paolo II essendo la peste in Roma l'anno 1476 venne a visitare questa miracolosa Imagine della Quercia, dalla quale ottenne la grazia, cessando ben presto l'influenza senza dilatarsi altrove.
L'anno 1481 intimorita la Cristianità per i progressi de' Turchi, che dopo aver occupato l'Imperio di Costantinopoli, minacciavano invasione anco all'Italia; non mancò il zelante Pastore di raccomandare Dio, ed alla SSma Vergine la sua gregge, anche con pubbliche Orazioni; i quali esaudite per la morte di Maometto Ottavo gran Turco accaduta nel mese di Maggio, venne per la seconda volta nel Mese di Settembre dello stess'anno a questo Santuario, e vi celebrò la Messa in rendimento di grazie.
In quest'occasione con amplissima Bolla spedita in Viterbo il 13 Ottobre concesse Indulgenza plenaria perpetua, a chi confessato, e communicato visiterà questa Chiesa la Domenica dentro l'Ottavo della Nascita della Madonna; con facoltà al Priore del Convento di chiamare anche altri Sacerdoti Secolari e Regolari a confessare li forastieri della Diocesi di Viterbo, e a tutti di assolvere li penitenti dalli casi riservati tre giorni avanti, e tre giorni dopo detta Domenica.
Il medesimo papa per altro suo Breve dell'anno 1479 fulminò scomunica contro tutti quelli, che ritengono, o riterranno per l'avvenire beni di qualsivoglia sorta spettanti alla Chiesa, e Convento della Quercia, e contro quelli ancora, che non rivelano gl'Usurpatori, come pure contro quelli, che senza la dovuta licenza, e falsamente cercaranno elemosine a nome di essa Chiesa, e Madonna.
Innocenzo VIII, avendo ricuperato la sanità di gravissima malattia per intercessione della SSma Vergine, tra le Sagre Imagini di quella da esso riconosciute con offerte, e decorate con privilegii, una fu questa della Quercia, mandandole un prezioso parato per l'Altare, e per Breve delli 3 di Settembre dell'anno 1487, dichiarando, che in questa Chiesa in qualsivoglia tempo, fuor del giorno di Pasqua, possa amministrarsi il Sagramento dell'Eucarestia a qualsivoglia persona.
Allessandro VI ritrovandosi in Angustie, e tribolazioni per l'Esercito di Carlo VIII, Re di Francia dentro Roma, fece ricorso alla gran Regina del Cielo; e nel ritorno a Roma dalla Città d'Orvieto, ove s'era ritirato, venne a visitare, e ringraziare questa Miracolosa Immagine nel mese di Giugno del 1495, essendo partito il detto Re dello Stato.
Giulio II fù divotissimo di questo Santuario.
Confermò l'indulgenza, e grazie concesse da Sisto IV con dichiarazione, che vagliano anche nell'anno Santo, come per Breve delli 12 di Settembre 1505.
Volle che vi si celebrino le Fiere libere.
Scommunicò chi usurpa, e ritiene li beni, e oblazioni di esso. E rimediò a vari inconvenienti intorno all'amministrazione dell'elemosine, ed entrate, pretesa da persone laiche, come per suoi Brevi del 1507 e 1508.
L'anno poi 1509 nel mese di Settembre venne personalmente a visitare la Madonna con molta divozione, e gran consolazione del suo spirito.
Lasciò molt'elemosine, ed apparati: ed ad istanza del Priore, che era il Ven. Padre Pacifico Burlamacchi da Lucca. Uomo di santa vita, concesse vivae vocis oraculo, che li Frati potessero confessare in questa Chiesa, tutte le persone di qualsivoglia Luogo, e assolverli dalli casi delli loro Diocesani.
Leone X fu parzialissimo di questa Miracolosa Imagine. L'anno 1517, con gran comitiva di Cardinali, Prencipi, e prelati venne a visitarla; e vi solennizzò la festa de' Santi Martiri Cosmo, e Damiano.
Tutelari della sua Casa Medici il dì 27 di Settembre, con tanta sua sodisfazione, che l'anno seguente vi ritornò a celebrarvi la stessa Festa con la medesima pompa; ordinando al P. Priore, che era Fra Gio:[vanni] Battista Strozzi da Fiorenza, che durante il suo Pontificato, si celebrasse in questa Chiesa la Festa di detti Santi con rito solenne: e anche donò trecento Scudi per fare la fontana in Piazza.
Concesse, che li Religiosi di questo Convento liberamente in qualsivoglia luogo, senza essere impediti da alcuno, possano questuare, e cercar limosine.
Confermò la concessione di Giulio Secondo, che li Religiosi Confessori possono assolvere li penitenti di qualsivoglia Luogo da tutti li casi, e censure non riservati alla Sede Apostolica.
Volle, che la Fiera si faccia solamente in questo Campo Graziano, e suo distretto; e che durante la medesima da farsi due volte l'anno, nelli Mesi di Maggio, e Settembre, tutto ciò che sarà portato, in detti luoghi, sia libero, ed esente da ogni gabella.
Ed in ultimo comanda al Vice Legato di Viterbo, che faccia godere alli Religiosi di questo Convento li loro privilegi; e castighi chi li molesta, come tutto apparisce in più suoi Brevi, spediti pure negl'anni 1516, e 1520.



