Viterbo STORIA
Maurizio Pinna 

 

“La città di Viterbo per intercessione di Maria SS.ma e S. Michele Arcangelo e S. Rosa, liberata dalla forza francese in tre diversi attacchi il dì 27 9mbre 1798 e il 17 Xmbre 1798, e il dì 4 agosto 1799” (Archivio Mauro Galeotti)

Abbiamo raccontato nei giorni scorsi la storia che custodisce l’indifesa area di Prato Giardino, e abbiamo visto un notevole interesse che ci sprona a questa seconda uscita.

Oggi trascriveremo il regolamento che il Comune di Viterbo stilò, per questo parco, il 25 novembre 1874. Passeremo poi a osservare come, a volte, si materializzano gli atti di pura ignoranza da parte di chi, nel tempo, amministra la Città.

 

Regolamento di Prato Giardino approvato il 25 novembre 1874

“Ogni ceto di persone può accedere liberamente, esclusi gli accattoni, gli ubbriachi, la gente male in arnese ed i ragazzi che non abbiano chi ne possa rispondere. E’ vietato espressamente l'ingresso ai cani che non siano legati, ai carrozzini ad un cavallo se non sono decenti, agli scozzoni con cavalli a sella, alle vetture tirate da puledri ed ai carretti d'ogni specie. Le carrozze ed i cavalli a sella non potranno introdursi nei viali segnati dalle colonnette.

A niuno è permesso di cogliere fiori, schiantar rami e piante e fare qualunque altro danno agli alberi e alle piantagioni, non che ai sedili, muri ecc.

E’ proibito di passeggiare entro le aiuole o di attraversarle come pure d’intorbidare le acque delle fontane e di pescarvi i pesci che vi risiedono”. (Fonte Illustrissima Città di Viterbo, Mauro Galeotti, 2002). 

E ora veniamo alle dolenti note.

Dobbiamo, innanzitutto, riconoscere l’ottimo lavoro svolto dal principe Amedeo di Savoia presso l’ingresso di Prato Giardino, lato via di Prato Giardino, e ringraziarlo.

Sono decenni, infatti, che egli custodisce gelosamente dei resti scaricati nei pressi del suo monumento, importanti per la storia di Viterbo. Pezzi riconoscibilissimi che provengono da Porta Romana, così chiamata perché situata sulla Strada Cassia in direzione di Roma (analogamente a Porta Fiorentina situata in direzione di Firenze).

Si tratta dei due pinnacoli con i relativi basamenti e del basamento della Santa con inciso Diva Rosa, in peperino locale, originali, che sovrastavano Porta Romana prima di essere sostituiti con le attuali copie riconoscibilissime per via del colore più chiaro e della perfezione del taglio. Troppa!

Dice: vabbè, erano vecchi e pericolosi, potevano cadere e comunque più nuovi sono più belli. Se sono più belli chiediamolo ai cittadini già inorriditi, anni or sono, alla vista delle mura civiche ricostruite tra Porta San Pietro e Porta del Carmine. Chissà i mattoni dei primi dell’anno 1000 che fine avranno fatto? A Viterbo qualche voce circola. Ma non andiamo oltre e limitiamoci a dare un solo valore storico, uno solo, per capire che questi pezzi di Porta Romana forse meritano più rispetto o, quanto meno, possono essere correttamente esposti per parlare di Viterbo al passato e, guarda caso, della sua santa Rosa che tanto anima i cuori dei cittadini, spesso, ignari di cosa combinano gli amministratori.

I pinnacoli e il basamento di Diva Rosa, infatti, per una consolidata tradizione tramandata tra la gente, avrebbero assistito a una difesa spietata da parte dei viterbesi contro i francesi invasori che volevano sottomettere la città. Una stampa dell’epoca riporta: “La città di Viterbo per intercessione di Maria SS.ma e S. Michele Arcangelo e S. Rosa, liberata dalla forza francese in tre diversi attacchi il dì 27 9mbre 1798 e il 17 Xmbre 1798, e il dì 4 agosto 1799”.

I viterbesi a difesa della loro città, uniti per difendere il bene comune, si contavano a migliaia, riparati dietro le mura con un cambio ciclico di uomini utile per tenere testa al nemico. “Ma – trascrivo letteralmente – Una radicata tradizione locale vuole, infatti, che durante il cannoneggiamento santa Rosa da Viterbo con un prodigio rendesse innocue le palle di cannone lanciate dai Francesi, oggi quelle palle sono ancora conservate nella casa della Santa”. (Fonte Illustrissima Città di Viterbo, Mauro Galeotti, 2002).

Sempre a santa Rosa fu attribuito il prodigio di aver mantenuto miracolosamente integra Porta Romana durante i bombardamenti aerei degli angloamericani nel 1944, nonostante lo specifico ordine di creare più macerie possibili per bloccare la strada Cassia e la ferrovia.

Prodigio che si è materializzato anche il 15 agosto 1943 con la difesa della chiesa di Santa Rosa per intercessione “…di una giovane sulla cupola, vestita come questa Santa dentro l’Urna, che ogni volta che sganciavamo le bombe sulla cupola, lei con le mani le allontanava, e di fatto nessuna bomba cadde sulla cupola, come era nostro intento”. Dichiarazione resa a suor Maria Fidalma Urbani da un ufficiale americano all’indomani dell’8 giugno 1944, data d’ingresso degli Alleati a Viterbo (fonte Viterbo dal fascismo alla guerra con uno sguardo ai giorni nostri, Maurizio Pinna, 2011).