Viterbo PREGHIERA e STORIA
Mauro Galeotti

Al centro la Chiesa di sant'Agostino e convento e a destra quella della SS.ma Trinità, negli anni '30 del 1900 in una foto dei F.lli Sorrini (Archivio Mauro Galeotti)

Peghiera di sant'Agostino

Signore, rendici veritieri senza arroganza,

umili senza finzione,
allegri senza leggerezza,
seri ma senza disperazione, giusti senza presunzione,
severi senza cattiveria,
forti senza crudeltà,
buoni senza mollezza,
misericordiosi senza lasciar fare,
miti senza ostentazione,
pacifici senza falsità,
vigilanti senza ossessione,
sani senza torpore,
sicuri senza follia,
poveri senza miseria,
ricchi senza avarizia,
prudenti senza sospetto.
Amen

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La Chiesa di sant’Agostino a Viterbo
Mauro Galeotti

 

La facciata della Chiesa di sant'Agotino, scomparsa

La Chiesa di sant’Agostino presentava sul timpano dellla facciata lo stemma del cardinal Stefano Brancaccio, vescovo di Viterbo dal 1670 al 1682, il quale la consacrò il 1° Settembre 1679. 

La Chiesa e il Convento di sant'Agostino nel 1910 (Archivio padri Agostiniani della Trinità - Viterbo)

Divenuta proprietà comunale nel 1911, fu chiusa al culto nel 1917 e il monastero fu concesso all’uso di abitazione per numerose famiglie. 

In una relazione dell’Ufficio Tecnico Comunale del 1909 leggo una nota che descrive lo stato in cui erano gli ambienti in sant’Agostino: «Nella volta del vestibolo di accesso al convento un affresco settecentesco rappresentante S. Agostino che assistito da un altro monaco lava i piedi ad un mendicante nelle cui sembianze si riconosce il Cristo:

La fontana che era nel chiostro

nel chiostro presso l’ingresso, in una piccola corte, una fontana composta di una vasca con piede, sullo esterno della quale è incisa una iscrizione non intieramente decifrabile:

Il Chiostro

Il Chiostro

nel chiostro il portico per tre lati ed una fontana con ampio bacino portante la data del 1637. 

Verso il nord del chiostro per mezzo di un portale artistico decorato si accede alla parte più antica del convento: detto portale in peperino formato di pilastri baccellati con capitelli compositi sostenenti la trabeazione nel cui architrave è la scritta Pius PP. S.: merita di essere conservato con grande cura: 

Architrave è la scritta "Pius PP. S."

Dal portale si accede ad un secondo cortile con portico da un solo lato: nel mezzo del cortile sorge un elegante puteale del 1536. Portico e puteale sono da conservarsi».

«Nel refettorio ad Est del fabbricato vi sono affreschi del secolo XVII, storia della passione di Cristo». Nel 1910 si dà disposizione che siano conservate «le 4 casse di legno con frontine divise a scomparti del secolo XVII e le pianete in seta gialla con gli accessori, purché tali oggetti siano conservati nel Museo civico».

Dal 1923 il complesso monastico era di proprietà della Società Anonima Costruzioni Edilizie di Viterbo che, dopo un restauro al tetto della chiesa avvenuto nel 1934, l’utilizzò come garage per i mezzi della Polizia Stradale. 

Poi dal 1947 la Società prese accordi con l’Istituto autonomo case popolari per la vendita al fine di costruirvi le case popolari.

Verrà costruito su quest’area il Quartiere sant’Agostino, come si vede oggi, inaugurato il 29 Giugno 1949 alla presenza del ministro dei Lavori Pubblici, Umberto Tupini, il quale era venuto a deporre la prima pietra il 26 Agosto 1948.

La chiesa ed il convento furono distrutti inesorabilmente nel 1951 per la irrevocabile costruzione delle case popolari.

La facciata fu smontata numerando le pietre che la componevano, forse con l’intenzione, mai attuata, di ricostruirla e anzi non conosco la loro attuale ubicazione.

Furono distrutti ignobilmente i ricchissimi altari lignei che erano in fine stile barocco ed oltre a quello maggiore, vi era uno di sant’Orsola ed uno di san Niccolò da Tolentino.

Di questi altari si può vedere la foto sul libro di Andrea Scriattoli Viterbo nei suoi monumenti. e che comunque propongo anche qui.

Tra i quadri sono da menzionare: sull’altare maggiore la Presentazione al tempio, opera di Antiveduto Gramatica (Siena 1571 - Roma 1626), che sembra l’abbia eseguita prima del 1615, dal 1920 circa Scriattoli scrive che è al Museo civico;

 

Altare maggiore

 Gli altari

la Madonna in gloria con san Tommaso da Villanova e san Guglielmo d’Aquitania di Anton Angelo Bonifazi (1627- 1699) dipinta in collaborazione con Ciro Ferri, ora al Vescovato e sant’Agostino e san Niccolò di Salvator Rosa (Arenella 1615 - Roma 1673), secondo quanto afferma Feliciano Bussi (1679 - 1741). 

Nel 1875, un manoscritto di anonimo con l’elenco delle opere d’arte conservate nelle chiese viterbesi, pone quest’ultima tela «nel primo altare a destra entrando». 

Aveva anche un bellissimo coro in legno di noce con affreschi di tutto rilievo alle pareti, come ben si può vedere sul citato libro di Scriattoli.

Il Coro in legno

Padre Pio Semeria (1825 c.) scrive: «Nell’altare del coro, dedicato alla Madonna, è scritto, Santa Maria in Volturno».

Sulla porta del chiostro della Chiesa di sant’Agostino, ora utilizzata per un ingresso della Chiesa di san Giovanni Battista degli Almadiani in Piazza dei Caduti, è scolpito Pius PPª S, dove quest’ultima lettera è barrata, ossia papa Pio secondo (1458 - 1466).

 

Il portale che conduceva al Chiostro